Durante la Milan Design Week di quest'anno, tra i tanti eventi sparsi per la città, tra occasioni culturali vere e proprie e happening più effimeri, il Miu Miu Literary Club è stato senza dubbio uno dei più chiacchierati. Intitolato "Politics of Desire" e diretto da Miuccia Prada, il Miu Miu Literary Club, giunto alla sua quarta edizione, si pone l'obiettivo di esplorare il rapporto tra desiderio, sessualità e autodeterminazione nel dialogo con la cultura contemporanea. L'evento, ospitato per tre giorni al Circolo Filologico Milanese, prende spunto dalle opere di Annie Ernaux e Ama Ata Aidoo e introduce, oltre ai panel, anche due lecture dedicate al ruolo della letteratura nella ridefinizione di ruoli e identità, affidate a Emma Corrin, ambassador di Miu Miu e futura Elizabeth Bennet nella serie Netflix ispirata a Orgoglio e pregiudizio.
Questa iniziativa è solo l'ultimo segnale di un avvicinamento sempre più evidente tra il mondo della moda e quello della letteratura. Ormai è noto come Dua Lipa porti avanti da anni un book club molto seguito tra Instagram e TikTok, arrivando recentemente a essere coinvolta anche in contesti letterari istituzionali. Accanto a questi esempi più visibili, esistono poi dinamiche più sottili ma altrettanto significative. Negli ultimi anni, per esempio, sono tornate le clutch a forma di libro, piccoli accessori ispirati a copertine letterarie che trasformano un oggetto culturale in elemento di stile. Più che borse vere e proprie, funzionano come dichiarazioni visive, dove il riferimento al libro diventa parte dell'identità di chi le indossa.
A questo punto la domanda viene quasi spontanea: la fashionizzazione della letteratura è davvero una cosa positiva? La questione apre a una doppia lettura. Da un lato, in un contesto in cui si legge sempre meno e la capacità di concentrazione si assottiglia, ogni tentativo di riportare il libro al centro del discorso pubblico, e ogni tentativo di riportare il libro e la cultura in generale come qualcosa di vivo e contemporaneo, ha un valore evidente. Anche considerando la componente commerciale di queste operazioni, resta il fatto che si contribuisce a ridare visibilità a uno strumento fondamentale di interpretazione della realtà. E se parliamo poi dell'Italia, dove i dati ci raccontano una situazione culturale piuttosto dolente, questo valore aumenta ancora.
Dall'altro lato, però, qualche dubbio resta. Il libro conserva ancora oggi una specificità forte, quasi un'alterità rispetto agli altri oggetti, per la sua storia e per il suo valore simbolico. Vederlo ridotto a semplice accessorio rischia di svuotarlo, trasformandolo in un elemento decorativo, come una spilla sul bavero di una giacca. Bello, curato, riconoscibile, ma fermo lì. Il sospetto è che, in certi casi, il libro venga esibito più che letto, utilizzato come segno distintivo piuttosto che come esperienza da attraversare.
Seguendo da vicino iniziative come il Miu Miu Literary Club, il bilancio resta comunque aperto. Questo avvicinamento tra mondi può funzionare a una condizione precisa. La letteratura, quella che lascia un segno, che orienta e scuote, ha sempre una dimensione profondamente popolare. La moda, al contrario, tende per sua natura a costruire spazi esclusivi. Se l'incontro tra questi due ambiti riesce, succede perché entrambi si muovono: la letteratura si fa più accessibile e anche, sì, più figa, mentre la moda prova ad avvicinarsi alle persone.
Quando questo non accade, il rischio è quello di restare chiusi, di ridurre il fare cultura a operazioni prevalentemente commerciali e di marketing. Dimensioni che fanno parte del sistema e che non vanno demonizzate, ma che inevitabilmente hanno una portata culturale diversa. Senza considerare poi i costi, i prezzi e tutta la filiera dell'high e del fast fashion, tra i settori più impattanti sul piano ambientale.
Fare i conti anche con questi lati bui significa essere coerenti, popolari e, in fondo, anche più letterari. E non si tratta nemmeno del solito discorso su come la moda prenda dalla strada per portare tutto in passerella. Quello succede, a volte funziona, a volte meno, ma è un altro discorso.
Qui il punto è un altro. Ed è qui che torna utile un monito che arriva da lontano. Vladimir Majakovskij scriveva: "Non rinchiuderti, Partito, nelle tue stanze, resta amico dei ragazzi di strada". Spostando lo sguardo, il senso resta lo stesso. Moda, letteratura, cinema, fumetto, videogiochi, tutto ciò che rende la vita più interessante, ha bisogno di uscire, di mescolarsi, di stare tra le persone. Di diventare vita. Di restare, in fondo, dalla parte dei monelli di strada, dei ragazzi di vita.