Abbiamo pensato a lungo a come descrivere quello che negli anni è riuscito a diventare il CUPRA Garage di Corso Como 1, a Milano. Uno spettacolo di magia, puoi dire, perché in qualche modo ti stupisce. Oppure un viaggio lontano, la sala di un cinema, un primo appuntamento. Alla fine ci siamo persuasi a pensare che sia soprattutto come una notte d’estate in vacanza: ci arrivi con delle buone sensazioni, non sai davvero cosa aspettarti e in qualche modo finisci per ricordartene a lungo. Negli anni al CUPRA Garage Milano abbiamo realizzato interviste, visto installazioni e assistito a presentazioni come è successo per il lancio del VR46 Racing Team o, più di recente, con Mahmood sul tetto di CUPRA Raval.
È proprio Raval, primo SUV compatto elettrico del marchio, a fare da estrema sintesi della Milano Design Week e del Fuorisalone di cui CUPRA è partner. L’auto è l’oggetto di design, il prodotto. Attorno ci sono storie, piccole opere e una visione del futuro raccontata dall’installazione Beyond The Known e dalle idee dei ragazzi di RafflesMilano, studenti coinvolti dal marchio iberico per interpretare il volante di un’auto in chiave artistica.
«La nostra storia è No driver, no Cupra, perché se compri una CUPRA ti piace guidare e cerchi sempre il volante», ci ha raccontato Francesca Sangalli, Head of Color & Trim e Concept & Strategy per CUPRA e SEAT, con cui abbiamo fatto due chiacchiere in questa esplosiva settimana milanese. «Da lì è venuto abbastanza naturale di pensare a volante come un elemento iconico su cui si può lavorare, chiedendo a degli artisti una loro interpretazione». L’idea più riuscita è in una teca trasparente, dove c’è un volante stilizzato, sospeso con un filo che poi si lega a un martelletto d’emergenza: viene voglia di rompere il vetro, prendere il volante e guidare. L’idea produce istinto.
Di fianco ai lavori di RafflesMilano, sempre in Piazza XXV Aprile, ci sono le installazioni di Beyond The Known, che mostrano i nuovi materiali impiegati sulle vetture del marchio e quello che ci aspetta in futuro. Difficile da descrivere per chi non è entrato nella stanza scura - e aperta al pubblico - che mostra una serie di pezzi raffinati, piccole sculture che producono un ambiente quasi teatrale. Lo chiediamo a Francesca: «Abbiamo cercato nuovi approcci digitali, nuovi modi di costruire le forme e i materiali. L’uso della luce, le texture, il lavoro sugli interni con il 3D Knitting… questa in particolare è un’innovazione che nessuno era riuscito a produrre, anche se magari tanti ci hanno provato. Sai, la verità è che il sistema auto è molto complesso e portare delle innovazioni in questo campo è tutt’altro che semplice».
Di fatto, entrare in quella stanza ti suscita un insieme di emozioni contrastanti, trasmettendoti assieme un leggero timore e l’idea di volerne sapere di più, di voler toccare con mano, di capire: «Vorrei che chi salisse su quest’auto avesse voglia di toccare, interagire», la spiegazione di Francesca. «E vorrei che l’auto accompagnasse degli stati d’animo. L’esperienza non deve essere sempre la stessa. Magari vuoi correre, creare una connessione con le curve, tenere la strada lì. E io voglio che tutto l'intorno, l’atmosfera insomma, accompagni questa emozione, mentre in momenti più riflessivi le atmosfere diventano diverse anche a livello cromatico».
Quando le domandiamo come faccia CUPRA a distaccarsi così dal resto del mercato, come abbia fatto a riproporre le sue idee con una vettura a zero emissioni, Francesca Sangalli sorride. Ha studiato architettura lei, anche se poi quasi per caso è finita subito nel mondo dell’automotive. Dice che l’abitacolo, anzi l’automobile, «È il prodotto più complesso che esista», il che l’ha convinta a dedicarsi alla causa. Così, dopo quindici anni in Mercedes-Benz, si è trasferita a Barcellona per lavorare al progetto CUPRA nel 2018, di cui in qualche modo è la firma da ormai diversi anni. Firma che Francesca descrive così: «Direi che è una firma molto legata alla strategia del colore. Tra i colori di CUPRA non esiste il rosso, non esiste il giallo. Questa firma cromatica per me è stata molto importante e se ci pensi è molto difficile da ottenere, perché significa avere una certa radicalità nell’approccio. Di solito è il marketing che decide: “Nel mercato si vendono un trenta percento di macchine rosse quindi fammi un bel rosso”, ti dicono. Invece noi abbiamo scelto di fare un’altra cosa. CUPRA ha colori neutrali e molto materici, che riportano delle tattilità… sembrano pietre, isole vulcaniche, colori quasi indefinibili, forse un po’ strani, a volte cangianti».
La Milano Design Week, il Fuorisalone, è questa roba qui: i prodotti, le idee che ci stanno attorno e le emozioni che riescono a suscitare, in un insieme di concetti che si legano assieme. CUPRA ha fatto questo, mettendo al centro del suo racconto un’auto costruita con grande attenzione ai materiali e pensata per dare il meglio con la luce, sia quella che batte sul cofano che quella, sempre diversa, all’interno dell’abitacolo. E lo ha fatto davvero con l’idea, racconta Francesca, di dare alle auto qualcosa in più: «Una vita, renderle vive, che reagiscono e interagiscono con te, soprattutto considerando che sono auto pensate per gente a cui piace guidare». Alla fine, se ci credi davvero non serve altro.
Beyond The Known è visitabile dal 21 al 26 aprile di fronte al CUPRA Garage Milano di Corso Como 1, in Piazza XXV Aprile.