Anche quando piange la sua bocca mantiene la forma del largo sorriso. Gli occhi azzurri rimangono lì fermi e puntati verso un punto sconosciuto a lei soltanto noto, grandi come due palloni. Le sopracciglia si spezzano in una vaga espressione di dolore solo al precipitare della prima lacrima. Rimane indecifrabile lo sguardo di Maria Rosaria Boccia mentre si rompe in un pianto quando Gaston Zama de Le Iene affronta il tema dello stalking, e del suo ex marito. “E’ un termine che nella società è interpretato a livello negativo”, dice lei. Poi si alza e si allontana. Il suo processo per stalking aggravato, lesioni e interferenze illecite nella vita privata ai danni dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano è iniziato il 6 ottobre 2026 davanti al Tribunale di Roma, a piazzale Clodio. Numerosi i testimoni eccellenti, da Arianna Meloni – sorella della Premier – al ministro della Cultura Alessandro Giuli, dal giornalista Sigfrido Ranucci all’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi. Tra i testimoni figurano anche Federica Corsini, moglie di Sangiuliano, e Francesco Gilioli, ex capo di gabinetto del Ministero della Cultura.
Ma il punto è un altro. Esiste un lato estremamente letterario di questa donna che è stata in grado di mettere in ginocchio il governo più longevo della Repubblica italiana. Tant’è vero che pure Le Iene hanno sentito l’esigenza di dare una risposta a questa domanda. Ma chi è davvero Maria Rosaria Boccia? Una donna che dice di non avere vizi, di non bere alcolici, ma che ha a suo carico un processo per truffa aggravata nei confronti di un militare che, secondo l’impostazione della Procura di Pisa, sarebbe stato tratto con l’inganno a darle trentamila euro per realizzare una fantomatica Terrazza Campari sul lungomare di Napoli. Quando Le Iene entrano in casa sua riprendono un ordine maniacale, i colori accesi e la trousse dei trucchi Dior. Tutti dettagli che raccontano quella che potrebbe essere una casa delle bambole a misura d’uomo. Boccia a pensarci bene somiglia un po’ ad una bambola giocattolo, specialmente in quelle foto ritoccate dall’intelligenza artificiale che posta sui suoi social, che la ritraggono una volta affacciata ad un microfono a parlare di comunicazione, con la sua pelle rosa vittima di lifting all’ultimo pixel, un'altra con un paio di gambe chilometriche. Lungi da noi dare giudizi, critiche o elogi. Restituiamo ai lettori il nostro stupore, sentimento prezioso, per la letteratura che trasuda questa donna divenuta ormai personaggio inscindibile dalla maschera che porta indosso. “Io il mantello non me lo tolgo mai”, dice Maria Rosaria Boccia che invece sostiene di aver conosciuto un Sigfrido Ranucci in versione superman. Un presunto supereroe che il mantello lo dismette una volta tornato a casa. Lo stesso mantello che porta sulla copertina di “Guai a chi lo tocca: io Sigfrido e le tempeste” assieme alle mani unite in un cuore sullo sfondo in copertina. Boccia che nel servizio delle Iene porta la troupe a cena al Cefalù e, convinta che quella attovagliata a qualche tavolo più in là sia Natalia Potenza, l’ex compagna di Lavitola, la accusa di aver diffuso ai media la foto realizzata con l’Ai che la ritrae in un bacio con Ranucci.
Peccato che quella sia Andrea Potenza, la sorella, che s’inalbera. Poesia. Boccia ha infatti ricevuto il plauso da uno dei giornalisti più longevi e colti, dall’intelligenza sottile e perfida, Paolo Mieli, anch’egli assiduo avventore di quel misterioso bistrot del quartiere Monteverde a Roma, nonché amante delle vongole sgusciate proposte dall’improbabile avventuriero e ricattatore Valter Lavitola. Propone di offrire a Boccia la “palma d’oro per la comunicazione”, Paolo Mieli. Perché basta prendere lei, con quel suo sorriso incomprensibile, inscalfibile, e porla in una qualsiasi situazione: che sia una foto di gruppo tra amici, oppure istituzionale, piena di politici, per renderla surreale. Non c’è una spiegazione scientifica a questo fenomeno. Non è Boccia che si adatta al mondo che la circonda, ma ovunque si muova, si collochi, si proietti, è l’ambiente che la circonda a deformarsi. Come un buco nero capace di attirare a sé tutto il resto e piegare a suo piacere la dimensione dello spazio-tempo. Se Paolo Mieli vuole la Palma d’Oro per la comunicazione, qui su MOW rilanciamo. A Maria Rosaria Boccia, come si è voluto per Wanna Marchi e Stefania Nobile, andrebbe conferito il premio per la Cultura italiana in Campidoglio. Questo sì che sarebbe il giusto traguardo per un personaggio che è pura letteratura in movimento.