Giorgia Meloni ha vinto la battaglia più superflua di tutte. Immigrazione irregolare, sicurezza, pressione fiscale, giustizia… niente. E poi lo Stabilicum, l’ennesima legge elettorale che tiene insieme cose buone e cose idiote, esprimendo così al massimo ciò che proprio lo Stabilicum andrà ad alimentare: la voglia di coalizione e di orge senza visione politica unitaria. Dice bene Luigi Marattin, che sa fare i conti (uno dei pochi) e si augura che siano i partiti ad evitare le grandi ammucchiate, il vero problema della nostra classe politica da un bel po' di decenni. Certo, la scelta del candidato premier prima delle elezioni è un’indicazione importante per capire se la coalizione che andrai a votare abbia quantomeno una compattezza di forma, comunque importante. La sinistra, che non si decide a scegliere un unico leader una volta per tutte, ne esce chiaramente indebolita e, arrivati a questo punto, pure un po’ buffona. È giusto anche togliere la quota rosa dalle liste nei collegi, dal momento che la proporzione numerica è l’antitesi della giustizia morale, e rappresenta solo un vezzo superficiale di gente che non sa ragionare. La vera parità di genere ce l’hai non se obblighi un partito a mettere specificatamente una donna come capolista, ma solo quando i partiti non terranno più conto del sesso dei candidati guardando alla loro adeguatezza come leader. In questo, ahimè, la destra è più avanti, dal momento che Giorgia Meloni viene giudicata la politica di riferimento dell’alleanza senza grandi ragionamenti di genere.
Il premio di maggioranza, invece, è una bestialità che potrebbe persino rivelarsi inutile. Nessuna delle due coalizione potrebbe raggiungere la percentuale minima per ottenere i seggi in più nelle due Camere, forse forse ci riuscirebbe il Pd, con un campo largo che tiene insieme socialisti e primitivisti come Avs, populisti di sinistra come il M5S, un Pd che si è scordato di essere riformista e ora non è niente, e piccoli satelliti più o meno liberali (più meno che più) che non c’entrano niente l’uno con gli altri. Bene, il governo di Giorgia Meloni non è caduto. E sarebbe stato assurdo accadesse per una legge così poco necessaria, così poco intuitiva per il cittadino, tanto da sembrare una furbata di palazzo, così poco simbolica, dopo aver perso la battaglia fondamentale per la giustizia. Ed è qui l’insidia più grande per Giorgia Meloni, diventare la presidente del Consiglio delle cause perse o di quelle inutili.