Pietro Zantonini: un nome che, dopo pochi giorni, già non dice niente ai più. Pietro Zantonini lavorava in un cantiere delle Olimpiadi invernali, è morto la notte dell' 8 gennaio a Cortina d'Ampezzo: vigilante notturno davanti allo Stadio del Ghiaccio, in una notte di giorni freddissimi in cui le temperature sono scese fino a quindici gradi sottozero. Quella notte, gli era toccato il turno all'aperto.
Cortina d'Ampezzo, il luogo delle settimane bianche per ricchi e, ora, del grande evento al via venerdì 6 febbraio: le Olimpiadi Invernali, con la fiaccola che gira in pompa magna di regione in regione, di città in città, con le benedizioni dei sindaci locali. E mentre si attende l'evento di cui parleranno tutti, un povero diavolo muore al freddo.
Giusto poche ore prima, Report aveva trasmesso un servizio in cui si occupava dei costi enormi di queste Olimpiadi, i cui lavori sono lontani dall'essere conclusi: Cortina è il luogo in cui si tagliano foreste di larici, si spendono 120 milioni di euro per realizzare una pista di bob a fronte dei 48 previsti inizialmente, i costi si gonfiano tra i 4-5 miliardi secondo Il Fatto Quotidiano. Nel frattempo, un lavoratore come tanti altri, era preoccupato per i turni prolungati, le temperature rigide, la mancanza di tutele e, più in generale, le condizioni in cui doveva svolgere il proprio compito: a raccontarlo è stata la famiglia di Zantonini, a sostegno della denuncia che la moglie dell'uomo ha subito sporto ai Carabinieri.
Ma che fine ha fatto il caso di Pietro Zantonini? A leggere le cronache delle ultime ore, si trovano le solite dichiarazioni da parte di politica e sindacati: Alberto Chiesura e Denise Casanova di Filcams Cgil e Cgil Belluno, parlano di turnazioni esasperate, cantieri portati avanti con qualasiasi condizione metereologica e chiedono che l’attenzione resti alta“fino a che l’ultimo bullone verrà smontato”; Roberto Toigo invece, segretario generale di Uil Veneto, sottolinea che sarebbe “estremamente grave” se Zantonini “avesse pagato con la morte il senso del dovere”. iIl MInistro dei Trasporti Matteo Salvini assicura di aver chiesto informazioni dettagliate sull'accaduto, in particolare su contratto e mansioni.
Tutto molto giusto, tutto molto corretto e adeguato, ma: dichiarazioni di rito a parte, poi che si fa?
Il lavoro nobilita l'uomo, recita il vecchio adagio: ma può anche ucciderlo. Come successo appunto a Pietro Zantonini, un uomo di 55 anni trasferito temporaneamente da Brindisi in Veneto con contratto a termine, in scadenza a fine gennaio.
La morte di Pietro Zantonini non è una questione privata, per quanto ancora in fase di accertamento. Si tratta invece di un lavoratore come tanti altri, ancora costretto a barattare la stabilità economica con la precarietà a dispetto della sua età non più giovanissima.
I sindacati che hanno saputo sfruttare la sacrosanta indignazione per il genocidio in Palestina, non sanno aizzarne un'altra, pure questa sacrosanta e oltretutto di loro stretta competenza: quella sul lavoro. Idem per la politica, che dimostra di saper fare campagna su due genitori che hanno deciso di vivere nel secolo scorso, ma non su un uomo che per vivere deve accettare le condizioni del suo secolo, anche se non lo sembrerebbero.
Dove sono gli editoriali martellanti? Ma soprattutto: dove sono i nostri hashtag indignati? Siamo noi infatti quelli che dovrebbero essere arrabbiati, noi che con Pietro Zantonini condividiamo precarietà finanziaria ed esistenziale. Eppure il referendum dello scorso giugno è andato deserto, tanto che l'affluenza non è arrivata neanche al 30%: al di là dei quesiti specifici, una spia che il tema lavoro non ci interessi poi così tanto. Peccato che -spoiler!- non basterà un sit-in a Brindisi, né qualche frasetta di circostanza per dimostrare di aver sbrigato la pratica; figuriamoci fingere che questa triste vicenda sia una fatalità. Perché la morte di Pietro Zantonini non è una tra le tante: un lavoratore che si spegne al freddo è un immaginario da senzatetto, più che da persona con un impiego che dovrebbe permettergli di vivere. È l'istantanea di un Paese e, allo stesso tempo, il segno che persino il simbolico ha perso di significato.
Pietro Zantonini ce lo siamo già dimenticato, e pazienza: qui non c'è mica da prendersela con i giudici, con gli assistenti sociali, con il pensiero unico. Però ehi!, a febbraio iniziano le Olimpiadi invernali: chissà che share! Chissà che vetrina per il nostro Paese!