C’erano una volta i tassisti, una delle categorie più corteggiate e difese dalla destra italiana. Quelli che contro le liberalizzazioni trovavano sempre una sponda politica e che per anni hanno visto nel centrodestra un alleato contro le multinazionali e l’avanzata di Uber. E pensare che adesso sono pronti a scioperare contro il governo di Giorgia Meloni. Ieri infatti si sono riunite a Firenze venti organizzazioni sindacali e associazioni di categoria che hanno proclamato uno sciopero nazionale per il 15 dicembre 2026, con una grande manifestazione a Roma. Prima, però, ci saranno altre tre mobilitazioni. Una l’11 novembre a Milano, il 17 a Napoli e il 25 a Firenze. Ma insomma, che gli sta prendendo a sti benedetti tassisti? Sarà la “totale inerzia del Governo” di cui hanno parlato loro stessi a Firenze, di fronte all’aumento dei prezzi dei carburanti, anzitutto. I tassisti, forse, si sentono traditi da quella Giorgia Meloni che, per carità, con il prezzo del petrolio non è che possa farci proprio molto misure palliative a parte, ma ora rischia un problema serio di elettorato. Dopo i camionisti, ora pure i tassisti. Un bacino elettorale non secondario per la destra.
La faccenda questa volta è seria perché lo sciopero proclamato il 27 ottobre coinvolge un po’ tutte le sigle da destra a sinistra. Uritaxi, Federtaxi Cisal, Ugl Taxi, Usb Taxi, Uiltrasporti, Filt Cgil Taxi, Fast Confsal lamentano il caro carburante, la concorrenza degli Ncc e delle piattaforme digitali oltre che la mancata piena attuazione delle norme che regolano il settore. Ora che alla pompa la benzina è a 2,017 al litro e il gasolio a 2,261, non c’è più tempo da perdere. I costi salgono mentre le tariffe delle corse sono stabilite dai Comuni, quindi non possono essere aumentate autonomamente per compensare i rincari. Da qui la richiesta di agevolazioni fiscali sul carburante utilizzato per lavoro, di un fondo straordinario di compensazione e di incentivi per sostituire i veicoli con modelli ibridi ed elettrici. Il 26 ottobre, infatti, appena un giorno prima della proclamazione dello sciopero, circa trecento tassisti e autisti Ncc si sono dati appuntamento davanti al ministero dei Trasporti a Roma. Taxi ed Ncc, storicamente contrapposti che ora protestano insieme sul caro carburante. Praticamente un miracolo! Restano però divisi sul tema delle piattaforme multinazionali e sulla concorrenza sleale degli Ncc. I tassisti chiedono maggiori controlli, il completamento del registro elettronico nazionale Rent e soprattutto l’attuazione del foglio di servizio elettronico, che dovrebbe consentire di verificare le attività degli Ncc.
E pensare che nel 2013 Loreno Bittarelli, presidente e fondatore di itTaxi, era candidato con Fratelli d’Italia alla Camera nella circoscrizione Lazio 1. Ora, invece è tra i promotori della manifestazione del 26 ottobre. Bittarelli era nella stessa lista in cui al primo posto c’era Giorgia Meloni, al secondo Fabio Rampelli, e al terzo Marco Marsilio. Al quarto posto c’era proprio Bittarelli. Dunque non proprio l’ultimo dei tassinari che nel febbraio 2026 è riuscito a trovare un’intesa per la sua itTaxi niente di meno con Uber. Un motivo in più di preoccupazione per Meloni perché la protesta rischia di unire anche chi sul resto non è d’accordo. È esattamente quello che è accaduto con gli autotrasportatori in Sud Italia. Come se non bastasse la questione è delicata pure dentro il centrodestra. Sul rapporto tra taxi e Ncc la maggioranza è divisa. Forza Italia ha rilanciato una proposta del deputato Andrea Caroppo per alleggerire alcuni vincoli al noleggio con conducente. La Lega ha assunto posizioni contrarie alle liberalizzazioni considerate eccessive, mentre Fratelli d’Italia ha chiesto prudenza e un accordo di maggioranza prima di modificare il settore. Insomma, un bel disastro che più il tempo passa più si estende a macchia d’olio, anzi, di petrolio. Petrolio che costa sempre di più.