Siamo alla Nuvola dell'Eur, domenica 18 ottobre, nel pieno degli scontri di questi giorni. Costo della vita e dei carburanti, salario minimo, rinnovabili, politica industriale, congedo paritario, un'Europa federale capace di superare il voto all'unanimità. Poi Elly Schlein ha alzato lo sguardo dai fogli, me la immagino così, e ha detto di essere pronta a guidare il centrosinistra come candidata alla presidenza del Consiglio, «con o senza primarie». Standing ovation. Poco dopo l'assemblea ha votato, con 578 sì, 3 no e 26 astenuti, l'ordine del giorno che la indica come unica candidata dem in caso di primarie di coalizione, e un secondo voto le ha allungato il mandato oltre la scadenza congressuale, fino alle politiche del 2027.
Giuseppe Conte aveva già risposto due settimane fa, quando in direzione Schlein aveva messo le carte in tavola – o la guida va al partito più votato, perché «uno non vale uno», oppure si va ai gazebo. Da Frosinone, l'ex premier aveva chiuso il discorso così: «Non ci sono alternative, sarà la strada delle primarie». La lettura dominante è che si tratti di un azzardo, se non di un errore, ma mettendo in fila alcuni fatti, come vi avevamo già detto, la storia è un po’ diversa.
Certo, Conte piace di più. Nella rilevazione Piepoli per Omnibus di fine agosto guidava la classifica della fiducia nei leader progressisti con il 36%, mentre Schlein arrivava quarta con il 29%, superata anche da Silvia Salis. Alla domanda su chi sia il più adatto a battere Meloni, Only Numbers di Alessandra Ghisleri per Porta a Porta ha registrato a inizio ottobre un distacco ancora più largo, 38,8% contro 24,7%, con preferenze per l'ex premier che arrivano anche da fuori il Movimento.
Solo che il gradimento non è un voto, e i gazebo non sono un campione rappresentativo degli italiani. Quando la domanda diventa «chi sceglieresti alle primarie», la distanza si accorcia: 42 a 38 per Conte secondo Sigma per Piave, 44 a 40 tra gli elettori del campo largo secondo Eumetra per PiazzaPulita. Ma lo stesso sondaggio Eumetra, ristretto a chi alle primarie andrebbe davvero a votare, ribalta il risultato: Schlein 43, Conte 41. Il popolo delle primarie è più militante, più organizzato, più dem. È il motivo per cui la segretaria può permettersi quel «con o senza» senza tremare: se si vota, gioca in casa; se non si vota, vale il criterio dei rapporti di forza, che oggi la premia.
C'è poi un dato che nei talk show non circola quasi mai. A fine settembre Piepoli ha simulato le intenzioni di voto con due diversi candidati premier per il campo largo. In entrambi i casi la coalizione progressista vale il 43%. Con Conte in testa, il Movimento sale al 14% ma il Pd scende al 19%, e il centrodestra arriva al 42%. Con Schlein, il Pd è al 20,5%, i 5 Stelle al 12,5%, e la destra si ferma al 41,5%. Mezzo punto, dentro il margine d'errore: un indizio, non una prova, ma un indizio che va nella direzione giusta per Schlein.
Nel febbraio 2023 il Pd stava al 16,7% nella media dei sondaggi elaborata da Pagella Politica: terzo, dietro Fratelli d'Italia e Movimento 5 Stelle. Alle politiche di cinque mesi prima aveva preso il 19%. Alle primarie, peraltro, quasi tutti gli istituti davano Stefano Bonaccini favorito: finì 54 a 46 per lei.
Il rimbalzo fu immediato, poi la crescita si arrestò intorno al 20%, con un minimo nell'autunno 2023, prima del 24,1% delle europee del 2024. Oggi il Pd è stimato al 20,7% da Swg, al 20% dalla Supermedia YouTrend/Agi dell'8 ottobre, in calo di quasi un punto, e al 19,5% da Ipsos. Il dato che conta, però, è un altro, ed è quello su cui la segretaria costruisce tutta la sua pretesa. Nel novembre 2023 il Pd era al 19,3% e i 5 Stelle al 16,5%: meno di tre punti, una coppia di pari. Oggi la forbice va dai cinque agli otto punti, a seconda dell'istituto. Il Pd non è più un alleato tra gli altri: è il baricentro dell'opposizione.
Ancora. Il 22 e 23 marzo la riforma Nordio sulla separazione delle carriere è stata bocciata con il 53,7% di No e un'affluenza del 58,9%, la più alta dal 1995 per una consultazione su due giorni. Il No ha vinto in tutti i capoluoghi di regione e ovunque tranne Veneto, Friuli Venezia Giulia e Lombardia, dove a resistere è stata solo la provincia di Milano; tra gli under 34, secondo Opinio, il No ha superato il 61%. La vittoria è di tutto il fronte del No, e Conte non ha perso tempo a parlare di avviso di sfratto al governo. Ma per la segretaria del Pd era la scommessa più rischiosa. La separazione delle carriere divide la sinistra da decenni, un pezzo della sua area riformista l'ha sempre guardata con simpatia e Giuliano Pisapia si era schierato per il Sì. Tenere il partito compatto e trasformare un quesito da giuristi in un voto politico contro il governo non era scontato.
Poi le regionali. Qui Conte potrebbe rivendicare qualcosina. La tornata dell'autunno 2025 si è chiusa sul tre a tre: Marche ad Acquaroli, Calabria a Occhiuto, Veneto a Stefani da una parte; Toscana, Puglia e Campania dall'altra. Eugenio Giani al 53,9%, Antonio Decaro al 64%. E soprattutto la Campania, dove Schlein ha fatto una cosa che pochi segretari dem avrebbero fatto: cedere la candidatura in una regione governata dal Pd a un uomo del Movimento, Roberto Fico, chiudendo con Vincenzo De Luca un accordo che ha portato il figlio Piero alla guida regionale del partito . Fico ha preso il 60,6%, quasi il doppio di Edmondo Cirielli. «Uniti si stravince», ha detto lei quella sera a Napoli. Era già successo nel 2024, quando il campo largo aveva strappato alla destra la Sardegna, con un'altra candidata grillina, Alessandra Todde, e l'Umbria, confermando l'Emilia-Romagna e perdendo invece Abruzzo, Basilicata e Liguria.
Da quando è entrata nel Pd dalla porta delle primarie, Elly Schlein è stata data per perdente a ogni passaggio: contro Bonaccini, alle europee, sul referendum, a ogni regionale in cui ha ceduto il candidato a un alleato. Poi le cose sono andate diversamente. Stupisce anche il modo in cui la sua scarsa partecipazione sui social non la stia sostanzialmente facendo sparire, com’era prevedibile all’inizio. Forse la sinistra offline può servire al campo largo per tornare a essere credibile, nonostante per ora i grandi success8 siano stati tutti nelle battaglie di opposizione al governo. Dopotutto lo diceva qualche anno fa anche Luciano Violante, di fronte a una platea di conservatori riunitisi nella Capitale: la sinistra deve ripartire dai corpi intermedi. Che sia questo il punto di forza d8 Elly Schlein. La persona giusta nel momento giusto, cioè quando un governo di destra è riuscito a compattare la sinistra.