Che Elly si sia scocciata del caro Conte è ormai palese. Era anche ora che la segretaria del primo partito di opposizione, in assenza di falce e martello, quanto meno cacciasse fuori i denti. Denti, tutti, avvelenati nei confronti dei compagni di viaggio, a partire dal leader del Movimento 5 Stelle, che preme per delle primarie nella speranza di diventare la guida di questo campo largo. Ma, verrebbe da dire, che pure i due leader minori, Fratoianni e Bonelli, che si imboscano e non mostrano nostalgia per i tempi d’oro dei grandi Partiti, per le regole di ingaggio della lotta politica in stile Prima Repubblica che ora Schlein ricorda a tutti gli alleati, non stanno facendo una bella figura agli occhi dei fratelli maggiori del Pd.
Ieri, durante la Relazione di Schlein alla Direzione nazionale del Partito Democratico, la segretaria Dem ricorda agli amici che “generosi sì, ingenui no”, con un tono performativo che non le appartiene, a che “non è che uno valga uno”, tornando su un vecchio motto grillino; e ancora: “Prima il programma comune, poi la guida”, purché la guida sia io, pare sottintendere. E ha ragione. Possiamo dirlo? Come ripete: “Che guidi il partito che prende un voto in più non è egemonia, è democrazia”, cede terreno quando dice che, in caso contrario, comunque resta aperta la strada delle primarie, ma perdoniamola. Non dice nulla di strano. Vogliamo allearci per vincere contro la destra? Il Pd ci mette il 20,4% delle intenzioni di voto (supermedia Youtrend/Agi), il Movimento 5 Stelle il 12,8%, quindi zitto e mosca, comanda Elena Ethel Schlein.
La Schlein è stata una pessima leader secondo quasi tutti i crismi politologici del caso, non avendo neanche il carisma giudicato fondamentale da Max Weber. Ma il Partito Democratico le deve dire grazie per non essere sparito definitivamente dopo la batosta elettorale del 2022. Oggi può spingere sulla competizione con verve agonistica perché sa che il Pd ancora muove un quinto dei voti (di chi vota), cosa che il M5S non fa, è un dato di fatto. Ed è giusto, in un quadro politico normale, evitare personalismi e rispettare le regole del gioco politico: pesce grande mangia pesce piccolo, o il pesce piccolo deve trovare il modo di mettersi sulla scia di quello più grande. Anche perché dall’altro lato hanno una leader che negli ultimi anni si è passata tra le zanne le ossa secche e bianche dei leader di opposizione come se niente fosse. Non sottovalutiamo anche il potenziale simbolico di avere due leader donna che si battono per lo scranno da premier (una cosa che, oggettivamente, non dovrebbe né inquietarci né farci gioire, a meno di non essere amanti delle sessiste quote rosa).