La situazione è più o meno questa. Ci sono dei problemi enormi che nel corso degli ultimi anni si sono accumulati sulle spalle dei cittadini: l'aumento esponenziale del costo della vita, soprattutto all'interno dei centri urbani; il costo dei carburanti fuori controllo dopo lo scoppio del conflitto in Medio Oriente; pressione fiscale in aumento e stipendi che faticano a tenere il passo; condizioni della scuola sempre più misere; riluttanza verso il riarmo del continente; crisi abitativa. È successo che questi problemi non sono mai stati presi in seria considerazione da nessun governo, destra, centro o sinistra che fosse. L'insofferenza si è così trasformata in sofferenza e le manifestazioni in vere e proprie guerriglie urbane. Italia, Francia, Belgio e Portogallo i Paesi travolti dalla violenza ceca di manifestanti. Chiunque guardi le immagini degli scontri fatica tuttavia a collegare le legittime cause del malcontento giovanile ai personaggi, anch'essi giovanissimi, che sfondano le vetrine del Foot Locker in San Babila a Milano, che saccheggiano una Feltrinelli a Torino e che fanno incetta di borse Louis Vuitton in una boutique di Marsiglia.
Due sono quindi le domande da porsi. La prima: chi c'era dietro e dentro le manifestazioni? La seconda: a chi giova il bordello che sta scuotendo mezza Europa? Per quanto riguarda il quesito numero uno, serviranno indagini approfondite per capire bene autori e mandanti, finanziatori e simpatizzanti. Nelle piazze c'era in realtà un po' di tutto: studenti che volevano veramente protestare restando nei limiti consentiti dalla legge, maranza con bandiere pro pal ben felici di assaltare le forze dell'ordine, militanti di estrema sinistra che non perdono l'occasione di sputare contro il capitalismo (pur evitando di andare dove il capitalismo non c'è: ma dov'è che non c'è?) e chissà quanti altri agitatori soddisfatti di vedere mezzo continente paralizzato. Sul tema, a proposito, c'è chi parla di guerra ibrida, di sigle terroristiche islamiche che avrebbero fomentato le rivolte, di influenze russe e iraniane. Scavando a fondo qualcosa, forse, verrà a galla.
Passiamo alla seconda domanda: cui prodest? Se guardiamo alla politica interna dei Paesi infiammati dalle guerriglie urbane, si potrebbe dire: alle destre. La situazione consente una retorica perfetta per lanciare due lance nel cuore della sinistra: da un lato l'attacco ai maranza che non si integrano (“re-mi-gra-zio-ne!”) con il discorso sulla necessità di rafforzare la sicurezza nelle città, dall'altro l'affondo contro i centri sociali con le bandiere pro pal “coccolati” da troppi esponenti di sinistra (che forse non si rendono conto di cosa si nasconda al loro interno). Si tratta di una retorica che, dal punto di vista politico, le destre possono utilizzare per incrementare i consensi. Matteo Salvini, per esempio, ha detto che in piazza a Milano c'erano “centri sociali, maranza e marciume sinistro avariato. Ci sarà ancora chi li protegge e li difende???”. “Manifestare è un diritto ma mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è. Rinnovo la mia richiesta alle opposizioni: non siano ambigue su questo. Ogni reticenza diventa giustificazione”, ha invece dichiarato Giorgia Meloni ergendosi a figura istituzionale per eccellenza. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha detto che “le ragioni della protesta erano comprensibili. Le violenze contro le forze dell'ordine e i gravi danni alla città sono ingiustificabili": una retorica un po' scialba che porterà via un bel po' di voti. Se però Meloni è salda al governo, e in teoria può solo rimetterci perché è il suo esecutivo - potrebbe dire qualcuno - che dovrebbe garantire la sicurezza e risolvere vecchi problemi, diverso e delicato è il discorso a Parigi. Alle prossime elezioni presidenziali esiste infatti davvero la probabilità che il Rassemblement National arrivi al potere con un clamoroso riequilibrio della geopolitica europea (tanti saluti agli aiuti francesi all'Ucraina, per esempio). La sinistra, come detto, ha dalla sua parte temi razionali da spendere: il caro vita e le poche risorse per l'istruzione sono problemi reali, ma che le violenze di piazza scatenate da una parte delle masse riottose trascinano in secondo piano. Forse è questo che vuole qualcuno? Già, ma chi?