Un'area di appena cinque chilometri quadrati di sampietrini e palazzi storici, al centro di Roma, tra Corso Rinascimento e il Vaticano. Lì, tra il maggio e il giugno del 1983, sono scomparse tante ragazzine di età compresa tra i 14 e i 16 anni. In tutti i primi anni '80 a Roma ne sarebbero svanite addirittura 177, tra loro anche Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi.
Una storia a metà tra la cronaca e la leggenda metropolitana, di quelle che si raccontano ai bambini per spaventarli e convincerli a non dare confidenza agli sconosciuti. Una storia di presunti camerini con botole segrete, uomini insospettabili e bordelli di alto bordo. Di adolescenti volatilizzate nel nulla, adescate e convinte a prostituirsi per sultani e signori della guerra nelle città africane. È la storia che è nota, dal nome che le ha dato un'inchiesta pubblicata su Panorama, come la tratta delle bianche.
Secondo questa teoria all'inizio degli anni '80 era presente a Roma e in altre città italiane una vera e proprie rete criminale. Un racket della prostituzione minorile che, attraverso uomini apparentemente innocui, ben vestiti e ordinari, adescava giovani ragazze per poi convincerle con il raggiro o costringerle attraverso droghe e sedativi a prostituirsi in altre città italiane o, addirittura, all'estero. È una pista che è stata a lungo accostata anche ai casi di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, per quel ristretto fazzoletto di centro romano interessato dalle sparizioni, per la vicinanza temporale e l'età delle due ragazze, per gli uomini che secondo i racconti le avrebbero avvicinate poco prima di svanire nel nulla. Il “citofonista” di Mirella, che il pomeriggio della scomparsa le avrebbe dato appuntamento a Porta Pia, e l'uomo della Avon per Emanuela.
Era la pista che stava seguendo, immediatamente dopo la sparizione di Emanuela Orlandi, l'agente segreto Giulio Gangi, che secondo il racconto di Marino Vulpiani, l'uomo che per primo lo accompagnò a casa Orlandi: “diceva che secondo lui si trattava di tratta delle bianche.” Peccato che, sempre secondo Vulpiani: “era un’ipotesi sua, io ho pensato fosse una stupidaggine, brancolava nel buio alla grandissima, non ha mai saputo nulla sul caso di Emanuela. Con il suo partner facevano indagini su indagini ma non venivano a capo di nulla“.
Una conclusione a cui, adesso, è arrivata anche la Commissione Parlamentare d'inchiesta, che ieri ha approvato all'unanimità la relazione tematica intitolata "Emanuela Orlandi, Mirella Gregori e la pista delle ragazze scomparse". È la prima volta che la Commissione si trova d'accordo all'unanimità: la tratta delle bianche era una fregnaccia. Il perché? Semplice, tutte le altre ragazze sono state "identificate" e nessuna di queste è stata rapita o uccisa. In pratica, si è trattato di "allontanamenti volontari". Tutte, ad eccezione proprio di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. “L'attività di verifica condotta mediante il riscontro delle banche dati delle forze di polizia, l'esame delle denunce originarie e l'incrocio sistematico delle informazioni – dice la relazione - ha consentito di ricostruire lo stato effettivo delle posizioni considerate. Da tali verifiche è emerso che la quasi totalità delle ragazze indicate come scomparse nei documenti dell'epoca risulta essere stata successivamente rintracciata, rientrata nel contesto familiare o comunque oggetto di accertamenti idonei a escludere la permanenza di una condizione di scomparsa".
Una pista che era stata esclusa anche da Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che continua a puntare il dito contro il Vaticano: "Non posso credere che Emanuela sia finita in un giro di prostituzione, portata all'estero e basta. E tutto il resto? L'atteggiamento del Vaticano? Non ha senso", ha dichiarato. "Io ho sempre ritenuto che quello di Emanuela sia stato un rapimento preparato nel tempo con un ricattatore e un ricattato. Sono convinto sia stata presa per uno scopo: per ricattare qualcuno, ma il movente e i motivi del ricatto ovviamente ancora non si sanno."
La Commissione intanto non si ferma. Il Presidente De Priamo ha annunciato che il lavoro proseguirà su tutte le altre piste, molte delle quali sono già state oggetto di approfondimenti. Riguardo alla cosiddetta "pista di Londra" — l'ipotesi che Emanuela fosse stata tenuta prigioniera in un istituto religioso in Inghilterra — il presidente ha dichiarato di ritenere che Emanuela non sia mai stata a Londra in un luogo religioso, e che quelle mail a Pietro Orlandi fossero probabilmente frutto di un inganno. Due delle piste più fantasiose, definitivamente smentite, ne rimangono molte altre. È così da quarantadue anni.