“Belén e i Rodriguez - parte due”. E anche stavolta Fabrizio Corona non sta parlando di Belén Rodriguez. O meglio, ancora una volta Belén è il mezzo più efficace per attaccare il potere. Ormai è chiaro e non ci stupiamo: le persone per Corona sono mezzi e al giudizio morale ci arriveremo, forse, in seguito. Perché non è quello il punto dell’articolo. Il potere, dicevamo. Quello che Corona brama di distruggere per appropriarsene da imperatore assoluto. Ne avevamo già parlato nell’articolo in cui commentavamo la prima puntata di Falsissimo, “Belén e i Rodriguez”: ma il bersaglio vero era Maria De Filippi come icona del potere televisivo, stavolta sono addirittura le Big Tech. Ci arriveremo.
Nella prima puntata la causa primaria del male di Belén era Maria e il suo piano architettato per far diventare Stefano De Martino da semplice ballerino a ciò che è oggi. Per la maggior parte del tempo Corona si è concentrato sulla vita di Belén e sulle presunte numerose avventure, aggiungendo un carico da cento con il presunto scoop su lei e Ignazio Moser. Giornalisti e creator ne hanno scritte per tutti i gusti, persino noi di MOW.
Nella puntata precedente Maria è stata a malapena citata: questo è il punto davvero rilevante. Attenzione: per chi avesse ancora qualche dubbio, questo articolo non parla di gossip, ma di comunicazione e di quanto serva saperla usare per, non solo arrivare al potere, ma costruirlo. E ciò che in pochi hanno capito è che la comunicazione di Corona sembra parlare di X, ma X è in realtà il gateway per arrivare a Y. Belén con la sua storia era la porta d’accesso per arrivare a Maria De Filippi, così come lo era stato Alfonso Signorini. Corona si serve del gossip becero perché sa che è quello a creare numeri: in Italia, dire: “Tizia si è scopata tizio” è una garanzia d’attenzione: sai che tutti ti ascolteranno, dal panettiere che si alza alle quattro del mattino, all’intellettuale che si lucida l’occhiale da vista. E soprattutto: su Belén si può dire tutto, sul potere reale di questo Paese, meno. Almeno dall’attuale posizione di Corona. Neanche lui probabilmente può spingersi a tanto. Lo abbiamo visto: su Maria tanti accenni deboli di prove, ma mai una puntata dedicata, nonostante le numerose richieste da parte del pubblico. E i motivi possono essere diversi: o si tratta davvero di un personaggio intoccabile o Maria ha (ed è brava a mantenere) un’immagine talmente impeccabile da risultare inattaccabile anche dal re del gossip. In entrambi i casi, per un megalomane come Fabrizio Corona, il tutto non può che generare frustrazione.
Perché, al di là del giudizio morale, se c’è una cosa che si può imparare guardando Corona che fa lo “storyteller dell’informazione” (come si definisce lui stesso) è l’assoluta capacità di saper comunicare bene ciò che è esplicito e ancora meglio ciò che non lo è. Ma per decifrare la sua comunicazione indiretta, bisogna conoscerne gli strumenti.
Il framing di queste prime due puntate di Falsissimo è Belén: la sua storia, gli intrecci con la sua famiglia e gli uomini che gravitano intorno a tutto ciò. Il framing è il modo in cui il comunicatore sceglie di incorniciare il tema. Corona incornicia la storia attraverso il gossip, ma dentro quel frame inserisce l’attacco al potere. Corona agisce innegabilmente sull’agenda setting: quali temi devono entrare nell’attenzione pubblica? Lui lancia la bomba, il resto lo facciamo noi (giornali e media), che funzioniamo da cassa di risonanza: facciamo quello che in comunicazione si chiama priming. Più un tema viene discusso e rilanciato agli occhi del pubblico, più diventa una lente attraverso cui interpretare ciò che viene dopo. Corona non ha bisogno di controllare tutta la conversazione: gli basta riuscire a determinarne il punto di partenza, perché quello condurrà a un disegno ben preciso e molto più ampio.
Il framing è Belén, ma Belén non è necessariamente il punto di arrivo. È il gancio narrativo che permette di entrare in una storia e accompagnare il pubblico verso un’altra. Nella prima puntata il percorso portava a Maria De Filippi; in questa seconda puntata, a quanto pare, si apre un’altra porta che allarga il bersaglio fino alle Big Tech, facendo leva sul rischio di censura che potrebbe derivarne.
Stavolta la scenografia è diversa: Falsissimo diventa Coronasland, un podcast con tanto di studio, cuffie e microfoni. Al centro c’è Fabrizio con dietro una scritta che sarà emblematica per l’attacco alle Big Tech: free speech. Ai lati della scena ci sono due collaboratori con una funzione ben precisa: rafforzare l’efficacia dell’immagine di Corona; lui non li presenta neanche. Sono solo "due rappresentati di generazioni diverse" e sono non ospiti, ma "parte del team" e di quella cerchia ristretta di cui si fida. I due podcaster non lo contraddicono mai e, se lo fanno, gli interventi sono talmente deboli che a confronto Mr Marra che fungeva da contraddittorio a Giorgia Meloni in Pulp Podcast era Perry Mason. E non lo appoggiano nemmeno, se non con il silenzio assenso e la scelta volontaria di essere ombre del vero protagonista. Corona da solo funzionava, ma dentro un podcast con la parvenza di altri due interlocutori, acquisisce un’ulteriore credibilità.
Ma come si arriva da tutto questo all’attacco alle Big Tech? Un attacco ambizioso, persino per uno come Corona. Il discorso parte da un dibattito: il gossip è un tema di interesse pubblico? Corona sostiene di sì. Poco dopo alza la voce: “Novità, signore e signori, venghino: dal 14 settembre, oltre al profilo Tik Tok, al profilo X e ai vari profili Instagram che apriremo, nascerà il vero profilo Instagram di Fabrizio Corona”. Si tratta di un profilo Instagram chiuso all’ex paparazzo da parte di Meta (Fabrizio Corona Real); stavolta sarà “fuori dall’Instagram". È una nuova piattaforma che sarà lanciata il 14 settembre, nella quale è stato ricostruito il profilo di Corona chiuso precedentemente da Meta. La piattaforma verrà lanciata con una “notizia clamorosa”. Solo Fabrizio Corona poteva azzardarsi: questo potrebbe sembrare Davide contro Golia. Corona sfida Meta lanciando una nuova piattaforma che emula Instagram, ma senza censure: “è un plagio dichiarato”, afferma. L’obiettivo di Corona è quello di creare un impero di notizie a diffusione libera e incontrollata. L’obiettivo è non essere più schiavi delle Big Tech. “Dovete fare lo stesso anche voi per essere liberi”. E qui il vero punto: “La nostra è una battaglia politica per la libertà dalle Big Tech”.
Il tema manifesto rimane il gossip, quello latente è il potere. Il gossip è il traffico che quella porta genera, ma il vero obiettivo è insinuare dubbi su un sistema di potere più ampio. Come puoi attaccare un sistema di potere? Invischiandoti nello stesso sistema. Quale mondo migliore di quello politico? Corona sembra pronto a lanciare il suo partito. Lo aveva accennato già ad inizio anno. E in un suo post su X, poco prima della pubblicazione di questa ultima puntata, aveva appositamente inquadrato il simbolo di un partito sulla sua scrivania. Bandiera tricolore e una scritta: “Prima i giovani”. Quel logo non era in primo piano nella foto, era sullo sfondo: così come lo è stato finora il partito stesso, che però era il vero focus della sua narrazione. Questa è l’ennesima “coronata”, ma stavolta Corona sta per fare il passo lungo (forse più della gamba?): il gossip spietato diventa un modo di combattere la finzione e rivendicare il bisogno - anche brutalmente immorale - di verità. Qui comincia la vera scalata verso il potere di Fabrizio Corona.