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8 settembre 2026

Come ha fatto la Champions League a diventare una macchina da soldi? Squadre big “blindate” e nuove partecipanti: ecco le riforme che valgono 3,9 miliardi di fatturato

  • di Federico Giuliani Federico Giuliani

8 settembre 2026

La Champions League è sempre più ricca ogni anno che passa. Dall'equivalente di 45 milioni di euro di ricavi e 23,5 milioni di montepremi della prima edizione, nel 1992-1993, si è passati oggi a 3.8 e 2.4 miliardi. Ma come è stato possibile ottenere un incremento, rispettivamente, di 85 e di 104 volte? Aggiungendo più squadre e più possibilità per i grandi club di qualificarsi. Così la Coppa dalle grandi orecchie è diventata la gallina dalle uova d'oro della Uefa

Foto: Ansa

Come ha fatto la Champions League a diventare una macchina da soldi? Squadre big “blindate” e nuove partecipanti: ecco le riforme che valgono 3,9 miliardi di fatturato

Soldi, soldi e ancora soldi. La Champions League, quella competizione calcistica che ha un inno bellissimo e offre partite mozzafiato tra le migliori squadre d'Europa, è arrivata a muovere un giro d'affari assurdo. Se nel 1992-1992, anno della primissima edizione, la Coppa dalle grandi orecchie registrava un fatturato equivalente a 45 milioni di euro e offriva alle partecipanti un montepremi di 23,5 milioni, oggi le due voci sono aumentate rispettivamente di 85 e 104 volte. Il calcolo fatto dalla Gazzetta dello Sport lascia poco spazio all'immaginazione. La Champions è infatti arrivata a macinare un fatturato di quasi 3,9 miliardi e a mettere in palio poco meno di 2,5 miliardi di premi. Per capire come si sia arrivati a queste cifre bisogna tornare indietro e seguire l'evoluzione del torneo. L'Uefa ha progressivamente allargato la coppa, ma soprattutto ha cercato di renderla sempre più appetibile per televisioni, sponsor e grandi club. La logica è semplice: più squadre di richiamo significano più spettatori, quindi più valore per i diritti televisivi. Nel 1997-1998 i ricavi superarono i 200 milioni di euro, mentre due anni dopo, con il passaggio da 24 a 32 partecipanti e la possibilità per le prime tre federazioni di schierare fino a quattro squadre, furono raggiunti i 550 milioni. Nel ciclo 2009-2012 arrivò poi il primo storico sfondamento del miliardo, con 1,135 miliardi di ricavi medi a stagione.

Champions League
La Champions League è sempre più ricca ogni anno che passa Ansa

La direzione era ormai tracciata: garantire una presenza sempre più stabile dei club capaci di attirare il pubblico internazionale. Nel 2015-2016 la Spagna arrivò addirittura a cinque rappresentanti nella fase a gironi, mentre dal 2018-2019 i quattro principali campionati europei ottennero quattro posti garantiti nella fase principale. Una sorta di assicurazione per il prodotto Champions: meno spazio alle qualificazioni, più certezze sulla presenza delle big. Non un dettaglio, perché Real Madrid, Bayern Monaco, Manchester City e gli altri giganti europei sono proprio le squadre che rendono i diritti televisivi più preziosi. Il passaggio successivo è arrivato nel 2024 con la nuova Champions a 36 squadre e il girone unico. Quattro partecipanti in più e almeno otto partite garantite a ogni club, due in più rispetto al vecchio formato. Più incontri significa più contenuti da vendere e più occasioni per televisioni e sponsor. Secondo la ricostruzione della Rosea, i contratti commerciali della Champions sono così cresciuti del 44%, portando i ricavi medi del triennio a circa 3,87 miliardi di euro.

Uefa
La Coppa dalle grandi orecchie è diventata la gallina dalle uova d'oro della Uefa Ansa

Il nuovo formato ha fatto crescere anche i soldi destinati ai club. Per il ciclo attuale la Champions mette a disposizione come detto circa 2,5 miliardi: 670 milioni arrivano dalla semplice partecipazione, 950 dai risultati e 850 dal cosiddetto value pillar, il meccanismo che ha sostituito il vecchio market pool e tiene conto del valore commerciale del club e del suo rendimento storico. È qui che emerge un'altra caratteristica della competizione: non tutti partono dallo stesso livello. Un Real Madrid, un Bayern o un Manchester City, forti di una presenza costante nelle fasi finali e di un enorme seguito internazionale, possono incassare più di una squadra alla prima apparizione o con una storia europea meno brillante. La partecipazione vale circa 18,6 milioni, una vittoria 2,1 milioni e un pareggio 700mila euro; poi arrivano i premi per il superamento dei turni, fino ai 25 milioni riservati alla squadra che alza la coppa. Secondo AS, una squadra capace di arrivare fino in fondo può superare i 111 milioni di soli premi sportivi e, sommando value pillar, incassi allo stadio e altre voci, una grande campagna europea può valere complessivamente circa 200 milioni. Nell'ultima edizione il Paris Saint-Germain ha raccolto circa 145 milioni di premi Uefa, mentre le italiane hanno incassato oltre 70 milioni tra Inter e Atalanta, più di 60 la Juventus e quasi 50 il Napoli. E il conto è destinato a crescere ancora. La commercializzazione del ciclo 2027-2031 sta già mostrando valori in aumento: nei cinque principali mercati europei i diritti delle competizioni Uefa hanno registrato una crescita del 20%. L'obiettivo è superare i 5 miliardi di ricavi annui per tutte le coppe dal 2027, con circa 4,4 miliardi legati alla sola Champions. La vecchia Coppa dei Campioni, insomma, non è più soltanto il trofeo più prestigioso d'Europa: è diventata il centro finanziario del calcio continentale.

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