Non esistono femminicidi più gravi e atroci di altri ma alcune vittime, come Giulia Cecchettin prima e Lorena Isceri ora, rimarranno per sempre nella memoria collettiva come una sorta di spartiacque per la modalità con cui sono state uccise e per l’impossibilità da parte loro di comprendere in anticipo e fino in fondo la pericolosità e la determinazione del proprio carnefice.Così come è accaduto alla povera Giulia, anche Lorena aveva deciso di lasciare il suo ex, Federico Vella, ma questo non significa che non nutrisse ancora dell’affetto nei suoi confronti e non volesse proteggerlo da se stesso avendo compreso che qualcosa in lui non andava. Qualcosa che però non è stato sufficiente a far intravvedere la malvagità e le pericolosità sociale sfociata nella furia omicida che le è costata la vita. Giulia certamente non si immaginava che quell’ultimo appuntamento con Filippo Turetta si sarebbe trasformato nell’inferno che ha posto fine alla sua esistenza e Lorena, per recuperare il rapporto con Federico, aveva addirittura deciso di intraprendere un percorso di terapia di coppia.
Quando una persona vive i rapporti sentimentali in modo sano, i suoi pensieri e le sue azioni sono sempre mosse dalla buona fede e dalla fiducia nell’altro tanto che Giulia pensava che Filippo prima o poi si sarebbe rassegnato al fatto che lei voleva porre fine alla loro relazione mentre Lorena aveva accettato di farsi andare bene tante cose di Federico, troppe, lo aveva perdonato anche quando lui era stato violento ed aggressivo e aveva deciso di non denunciarlo per evitare di creargli guai sul posto di lavoro.Ma il problema che sta all’origine della violenza sulle donne e dei femminicidi è prima di tutto un problema degli uomini.
Di Giulia Cecchettin sappiamo ormai tutto e sappiamo anche che il suo assassino, unica consolazione per i suoi cari, è stato condannato all’ergastolo. Di Lorena Isceri stiamo apprendendo le ultime notizie in queste ore. Dall’autopsia è emerso che purtroppo Lorena era ancora viva quando Federico l’ha trascinata fuori dal bagagliaio dell’auto e l’ha gettata giù da un cavalcavia dell’autostrada A1 prima di suicidarsi e questo è uno dei particolari che rendono questa tragedia ancora più inaccettabile. Dall’analisi di uno scontrino gli inquirenti hanno appurato che Federico la mattina stessa aveva acquistato le fascette con cui poi ha immobilizzato Lorena per chiuderla nel bagagliaio e un nastro adesivo per bloccare le fotocellule del garage dell’abitazione della donna in modo da entrare, aggredirla, sequestrarla e allontanarsi indisturbato. Sappiamo quindi che Federico aveva premeditato tutto con lucidità e determinazione dando sfogo alla rabbia e alla frustrazione che, anche a detta di alcuni suoi amici, covava da quando Lorena, dopo infiniti tentativi, aveva deciso di porre per sempre fine alla loro relazione. L’ennesimo caso di un uomo che non si rassegna alla conclusione di una storia ma stavolta c’è qualcosa di più. “Tua figlia è morta” è il messaggio che Federico manda alla madre di Lorena dopo averla scaraventata giù dal viadotto. Perché tanta crudeltà? Perché infierire in questo modo e aggiungere orrore all’orrore del gesto che si è appena compiuto? Come possono esistere uomini come Filippo Turetta e Federico Vella che lucidamente decidono di uccidere barbaramente la donna che fino a poco tempo prima tenevano fra le braccia? Al di là delle diagnosi che sono state fatte e verranno fatte sulla psiche dei carnefici che hanno compiuto gesti simili una cosa è certa: questi uomini hanno agito con lucidità e premeditazione e se nel caso di Turetta è stata accertata la piena capacità di intendere e di volere, nel caso di Vella che è deceduto e nei confronti del quale non verrà celebrato alcun processo, un eventuale disturbo della personalità di cui si sta ipotizzando in queste ore, a mio avviso, non esclude certo la determinazione e la consapevolezza dell’atroce crimine che ha commesso prima di togliersi a sua volta la vita.
Ogni volta speriamo che Giulia, Sara, Alessandra, Pamela, Lorena possano essere le ultime. Ogni volta ci troviamo a raccontare l’orrore di un nuovo femminicidio perpetrato con modalità sempre più atroci da uomini che apparentemente non sembravano mostrare segni di pericolosità sociale. E ogni volta assistiamo impotenti al dolore straziante dei genitori delle vittime rimasti a piangere chi non c’è più. Da ultimo il padre di Lorena Isceri che con la voce rotta ha pronunciato pubblicamente un appello che non possiamo assolutamente ignorare. Nessuna parola di odio, rabbia e neppure risentimento verso l’assassino di sua figlia ma una sola disperata e accorata preghiera alle istituzioni affinchè si decidano seriamente e definitivamente ad investire nell’educazione sentimentale nelle scuole dove gli uomini e le donne del futuro devono imparare prima di ogni cosa che amare e rispettare un’altra persona significa prima di tutto lasciarla libera. Libera di vivere e di decidere. Anche di decidere di interrompere una relazione.