In Italia si conferma una formula ormai storicamente consolidata: c’è sempre un modo per essere peggiori degli intellettuali di sinistra, essere ignoranti di destra. Perché se le balle di un Barbero o un Montanari sono pura disinformazione, le balle di Fratelli d’Italia sono propaganda deliberata fatta con i mezzi di un partito organizzato e, peggio, del partito di maggioranza. E, se non fosse ancora abbastanza chiaro, a distruggere questa riforma è la politicizzazione delle due fazioni, quella per il sì e quella per il no al Referendum.
Da un lato si sprecano le teorie del complotto: magistratura sottomessa al governo, fine della divisione dei poteri, immunità per tutti i politici per sempre. Ma si può sempre dire che chi critica non sa di che parla (e chi scrive infatti lo ha detto). Ma che persino i partiti promotori della Riforma della giustizia non capiscano la loro stessa proposta è drammatico, schifoso, antidemocratico. Da un lato e dall’altro, si punta sul terrorismo psicologico. Ma se è triste spaventare le persone per spingerle a votare contro una riforma sacrosanta, è intollerabile insozzare quella stessa riforma con falsità becere da campagna elettorale permanente.
L’ultima, sparata per ben due volte in meno di quarantotto ore sulle pagine ufficiali di Fratelli d’Italia, dove campeggiano meme e card a caratteri cubitali talmente deprimenti da carezzare in modo palese l’analfabetismo di ritorno dell’italiano medio, e questo già costituisce di per sé un reato alla decenza e al senso civico di un Paese (figurarsi se a farlo è il partito di governo), riguarda la presunta svolta garantita da questa riforma sul tema dell’immigrazione. Secondo i meloniani attualmente la magistratura sta mettendo i bastoni tra le ruote al governo sulle politiche legate all’immigrazione. In particolare il riferimento è al centro in Albania, la cui attivazione tarda ad arrivare anche per colpa dei continui ricorsi su cui i giudici si sono pronunciati sostanzialmente dando torto al governo. Con questa riforma, dicono, le cose cambieranno. Il tenore è questo: “Il governo trasferisce gli immigrati clandestini in Albania. La magistratura rossa lo impedisce. Vuoi cambiare? Si riforma”.
Questa bugia è tra le più gravi, perché contiene una parte di verità. In effetti la “magistratura rossa”, cioè giudici legati alle correnti di sinistra all’interno della magistratura (Magistratura Democratica), ha spesso bloccato i trasferimenti di migranti in Albania, talvolta calpestando totalmente il galateo istituzionale che imporrebbe ai giudizi di mostrarsi neutrali, imparziali e super partes. Così non è stato, per esempio, con la giudice Silvia Albano, presidente di Magistratura Democratica, che a ottobre del 2024 stabilì insieme ai giudizi della sezione immigrazione del tribunale di Roma di rimpatriare in Italia dodici migranti mandati a Gjader. Albano, nei mesi precedenti, si era espressa pubblicamente, anche sul Corriere della sera, contro le politiche migratorie del governo Meloni. Non proprio una dimostrazione di imparzialità.
Questa è la parte vera. La parte falsa, invece, è sostenere che questa riforma cambierà qualcosa. La Riforma della giustizia, infatti, non dice niente a proposito della capacità dei giudici di bloccare con delle sentenze, in molti casi basate sul confronto con la legislazione europea (e non a caso per riprovare con il centro in Albania si è dovuto raggiungere un accordo nel Consiglio Ue per gli affari interni a fine 2025), delle decisioni politiche su cui si fa ricorso. La capacità dei giudici, infatti, non viene minimamente inibita da questa riforma. Dire il contrario è dare ragione ai sostenitori del No. FdI è il migliore degli alleati della sinistra, così come certa sinistra è da tempo la vera alleata di questo governo.
Che questa Riforma non c’entri nulla con la propaganda antimigratoria di Fratelli d’Italia è evidente persino dalle parole di Carlo Nordio, che, da sostenitore della soluzione Italia-Albania, ha puntato tutto sui Nuovi Protocolli varati dall’Ue e non ha mai collegato Riforma e questioni Albania. Se è vero che in materia migratoria la politica è stata schiacciata in Italia dalle cosiddette “toghe rosse”, è altrettanto vero che per intervenire su questo, oltre all’attività in sede europea, si potrà - e forse dovrà - intervenire con leggi normali, che nulla hanno a che vedere con la proposta di riforma costituzionale su cui si andrà al voto con il prossimo referendum.
Chiunque sostenga il Sì - come chi scrive - dovrebbe essere preoccupato per la campagna politica di Fratelli d’Italia, un partito che, ancora una volta, mostra di essere rimasta allo stato larvale della politica, quello che gli impedisce di affrontare con maturità istituzionale una battaglia delicata come quella della giustizia. Senza mentire, con onore. Un atteggiamento certo diffuso e trasversale a tutto lo spettro politico. Ma non per questo meno ridicolo.