Scivolare su una buccia di banana e rompersi l’osso del collo è certamente una tragedia, ma pure comico. Perché diciamocelo, per certi versi è divertente quello che è successo alla povera Giorgia Meloni sulle preferenze della legge elettorale. Quelle preferenze “a metà” che sì, sono proprio una buccia di banana stupidissima, anche perché gli italiani non hanno la più pallida idea di come funzionino. Se qualcuno avesse il tempo di spiegare loro come funzionano queste benedette preferenze, ovviamente, non sarebbero d’accordo nemmeno loro, perché sono state proposte al fine di preservare i nomi calati dall’alto della presidenza del Consiglio. Ma la gente è indaffarata, ha mille problemi. Ed ecco, tutto questo si poteva evitare, ma ecco, per altra ragione. Forse il punto vero è che la sindrome dell’accerchiamento, portata alle sue estreme conseguenze, ha condotto Meloni all’isolamento in una torre dalla quale tenta di manovrare tutto da sola, ma con enormi difficoltà. Il risultato è un disastro. E infatti dal referendum a oggi, passando per Trump, le accise, Delmastro, Santanché e tutto il resto, Meloni ha voluto fare tutto da sola dal punto di vista della comunicazione e la sua esistenza senza un consigliere politico si è ridotta pressoché ad un inferno.
Non biasimiamo Meloni, né vorremmo essere al suo posto. Il suo declino nei consensi è iniziato in un momento preciso, ovvero dal settembre del 2023 quando Mario Sechi lascia il ruolo di portavoce di Meloni e prende la direzione di Libero, dalla quale poi viene cacciato malamente (ma questa è un’altra storia). Da quel momento in poi le trattative per tirare dentro Gian Marco Chiocci, direttore del Tg1 si sono protratte all’infinito senza mai realizzarsi e questi, effettivamente sono gli amari risultati. Fallimento al referendum, schiaffone super gratuito sulle preferenze a liste bloccate o come diavolo si chiamano. Pessima gestione del rapporto pubblico con Donald Trump. Che disastro! Ci sono pure due guerre con il prezzo della benzina che schizza e Vannacci che intanto rosicchia da sotto. Giorgia Meloni non è un’incompetente, anzi, ma è visibile la sua stanchezza. La prontezza ha bisogno di riposo e, spesso, di una mano esperta. Al referendum se si fosse coordinata una voce unificata nella difesa di Gianni Alemanno dietro le sbarre, chissà come sarebbero potute andare le cose. Però i malumori interni alla maggioranza hanno tutti la stessa madre. Giorgia Meloni che vuole fare tutto lei, che non si fida molto dei suoi alleati, che vuole solo i fedelissimi piazzati ovunque. Questa cosa non è più possibile, la coperta è troppo corta.
Non c’è da stupirsi che le cosiddette preferenze “a metà” siano piaciute a pochi. La risatina di Marta Fascina quando il governo è andato sotto di un voto alla camera la dice tutta sull’umore di chi certamente non avrà un futuro in una prossima legislatura con quell’emendamento alla legge elettorale. Un problema che, in scala ridotta, sta avendo pure Vannacci in Calabria, dove circa mille tesserati si sarebbero strappati la tessera per la mala digestione di Domenico Furgiuele. Ma ecco, anche questa è un’altra storia, perché filmarsi durante il voto favorevole, dando prova plastica agli elettori che allora è davvero la maggioranza a non essere così di destra, è una mossa da manuale che al tempo stesso attizzerà pure i complottari – il generale e la sua rete nascosta – e gli stessi che hanno tradito. D’altronde Forza Italia è sempre più un partito a immagine e somiglianza non più di Silvio Berlusconi, ma dei diktat di sua figlia Marina, che parla da Repubblica e si mostra progressista, inclusiva. Quella stessa Marina che, come una madre che non fa giocare suo figlio con i bambini cattivi di Futuro Nazionale, si dice contraria ad una coalizione con loro. La Lega pure, non ha interesse a estinguersi sotto il peso di una legge elettorale fatta per ridurli ad una fotografia sbiadita di Bossi travestito da Matteo Salvini. Ma ecco, questi sono tutte core-issues che andrebbero perlomeno fronteggiate con una comunicazione vincente. Anzitutto, dopo l’applauso alla ministra Roccella, per la prima volta in parlamento dopo la tragedia del marito, forse, non è stata congeniale quando questa, invece che rifarsi al parlamento, e quindi ai cittadini, su quella riforma ci ha voluto mettere la firma e la faccia di Fratelli d’Italia, quindi di Giorgia Meloni. Per carità, ognuno fa le proprie scelte. Ma il voto segreto serve pure a questo. Ad esempio a non rivendicare come propri passi incerti e al tempo stesso a fuggire subito dopo il fallimento. Oppure a rimanere in silenzio quando verrà fuori che addirittura l’intera legge potrebbe essere anticostituzionale come in molti, sempre più, stanno denunciando. Meloni, poi, qualora fosse passato l’emendamento, sarebbe passata alla storia come la prima donna a fare una legge elettorale contro le donne. In tutto questo disastro… ripetiamo: guerre, Trump, benzina, Pnrr e bla bla Meloni è pure la segretaria di partito. Manca solamente la sua versione come autista di sé stessa, poi siamo veramente a posto. Giorgia, è solo per questo che sta andando tutto in vacca. Lasciati aiutare, anche se sai di non averne bisogno e forse non ne avresti le cose non fossero così complesse. Trovati un buon portavoce.