No c’è nulla di strano nella scelta di Giorgia Meloni di scendere in campo per il referendum. Sbaglia Francesco Cancellato quando su Fanpage sostiene che la premier ora abbia reso il voto definitivamente politico. La verità è che questo voto politico lo è sempre stato e soprattutto per colpa dei sostenitori del No. Come dimostra l’ultimo sondaggio Noto/Ghisleri, il 70% di chi voterà Sì lo fa perché approva la riforma, mentre il 70% di chi voterà no lo fa soltanto per dissenso nei confronti della premier. Insomma, un voto di opposizione che non c’entra nulla con un quesito tecnico. Anzi, in nome dell’opposizione politica potremmo buttare nel cesso una riforma sacrosanta, voluta per trent’anni da tutti gli schieramenti politici: dai comunisti ai socialisti ai liberali.
Non solo: i sostenitori del No hanno invocato nel corso di questi mesi il fascismo, l’Ungheria di Orban, la massoneria deviata, i poteri forti, la ‘Ndrangheta e la Camorra. Pure gli anni di piombo e lo stragismo del secolo scorso. E poi ci stupiamo che la destra risponda allo stesso modo? È evidente che Giorgia Meloni abbia risposto al fuoco con il fuoco, al populismo con il populismo. Anche perché il fuoco l’ha praticamente inventato lei. Volevano batterla sul suo terreno politico, il terrorismo psicologico. E Giorgia Meloni, in prima persona, ha deciso di gettare un secchio di acqua gelida in faccia agli oppositori della Riforma. Alla faccia dell’invito a moderarsi di Sergio Mattarella.
“Non più tardi di ieri ho commentato la surreale decisione della magistratura di condannare il ministero degli Interni a risarcire, con i soldi degli italiani, un immigrato irregolare con 23 condanne alle spalle che lo Stato aveva avuto l’ardire di trasferire nel Cpr in Albania per l’espulsione. Una notizia vergognosa, ma che sembra una sciocchezza rispetto a quello che è accaduto oggi. Vi ricordate Carola Rakete, che nel 2019 speronò una motovedetta della Guardia di Finanza per portare con la nave che comandava degli immigrati irregolari in Italia? Non solo all’epoca Rackete è stata assolta perché secondo alcuni magistrati è consentito forzare un blocco di polizia in nome dell’immigrazione illegale di massa, ma oggi i giudici prendono un’altra decisione che lascia letteralmente senza parole”. Il risarcimento di 76 mila euro all’ong Sea Watch. E poi: “Il compito dei magistrati è quello di far rispettare la legge o quello di premiare chi si vanta di non rispettare la legge?”
Il discorso di Giorgia Meloni è strampalato e completamente infondato. A prescindere da ciò che si crede sull’immigrazione, la decisione dei giudici non è stata, almeno stavolta, frutto di giochi politici, ma diretta conseguenza dell’archiviazione per il processo contro Carola Rackete, che venne giudicata non una pericolosa criminale e contrabbandiera di esseri umani, ma semplicemente il capitano di una nave che stava salvando delle persone (tra cui molte donne incinte e bambini) dai centri di detenzione libici, gli stessi gestiti dai torturatori come Almasri (verso cui il governo ha dimostrato - in nome del realismo politico - un’incredibile benevolenza).
Quel blocco navale non doveva esserci, da qui la decisione di risarcire la Sea Watch per le spese di quel viaggio reso estremo e prolungato oltremodo proprio dalle scelte ingiustificate dell’esecutivo gialloverde. Giorgia Meloni punta su questo sperando di fare un favore ai sostenitori del Sì. E, forse, nell’economia del voto politico e polarizzato, le cose stanno così. Ma questa riforma non ha nulla a che fare con gli attacchi della maggioranza al diritto/dovere di salvare degli esseri umani che stanno fuggendo. I giudici non hanno “premiato” l’illegalità, come sostengono Meloni e Salvini, hanno rispettato il carattere moderato della legge, che impedisce a qualsiasi governo di superare il limite di malvagità garantito democraticamente a chi governa (perché, pur riconoscendo nell’immigrazione un problema, è evidente che la proibizione, che la chiusura, siano atti sostanzialmente malvagi e cioè non caritatevoli).
Non è difficile spiegarlo, ma sarà difficile far passare questo messaggio: la riforma non c’entra niente con la campagna elettorale permanente dell’esecutivo e quindi non si dovrebbe votare né pro né contro Giorgia Meloni.