Il Boeing E-4B Nightwatch, conosciuto volgarmente come il “doomsday plane”, è un velivolo progettato per proteggere il governo degli Stati Uniti - e gli alti papaveri di esercito e apparati di sicurezza – in tempo di guerra nucleare. Ecco, mentre tutti noi ce ne stavamo a grigliare sotto il sole di una precoce estate, devono aver suscitato grande ilarità i post di Donald Trump su X: “aprite Hormuz, pazzi bastardi”. Nessuno, però poteva sapere che poche ore prima di queste parole sconcertanti, l’aereo dell’Apocalisse di cui si accennava, secondo il Daily Mail si sarebbe levato in volo dalla base aerea di Offutt, in Nebraska, alle ore 10:17 del mattino negli Stati Uniti, ovvero le 15 e 17 dalle nostre parti.
La base di Offutt è il quartier generale dello Us Strategic Command. Parlare di apocalisse nucleare in Iran significherebbe iniziare a ragionare di escatologia piuttosto che di strategia militare e geopolitica, dunque un territorio del tutto inesplorato che ha a che fare piuttosto con la teologia, però ecco, cosa intende dire Trump quando minaccia di far tornare “all’età della pietra” l’Iran? Anche l’intervista di Guido Crosetto di stamani sul Corriere della Sera non trasmette grande ottimismo. “Hiroshima e Nagasaki non ci hanno insegnato nulla” ha detto il nostro ministro della Difesa che qualche tempo fa aveva confidato ai giornalisti di sapere cose che non lo facevano dormire la notte. “Io spero che tutti si rendano conto di quello che stiamo vivendo (…). E’ una situazione che non ha precedenti nella storia (…). Tempo ciò che già è drammatico possa precipitare ancor di più. Perché so che l’umanità ci ha dimostrato che non esiste limite alla follia. Lei pensi che sono esseri umani come noi quelli che hanno deciso che per far finire un conflitto fossero accettabili anche Hiroshima e Nagasaki”. E poi ancora, alla domanda del giornalista su una possibile minaccia nucleare: “Non voglio nemmeno pronunciare la parola. Il rischio è la follia e quello che stiamo vivendo è un conflitto dove ad azione corrisponde reazione ad un livello superiore”.
Difficile per il ministro della Difesa trattenere timori così grandi ed impossibile non trasmettere almeno uno spiraglio dei propri pensieri che in qualche modo sono entrati a conoscenza di qualche segreto impossibile da mantenere. Trump, dal canto suo, fa la parte del “pazzo”, disposto a tutto per rendere credibili le sue minacce che, però, non sembrano sortire granché di effetto sul regime iraniano che alle proposte di mediazioni statunitensi, vendute come successi all’opinione pubblica mondiale, continuano a rispondere con un no irremovibile. Dopo le varie tregue con Hezbollah in Libano e con Hamas a Gaza, Teheran dice no grazie perché essenzialmente, non si fida.