In Stazione centrale a Bologna ci sono i militari. Fuori. Dentro qualche volta. C’è la polizia ferroviaria (PolFer), ci sono i carabinieri. Dentro e fuori. In Stazione a Bologna è morto un ragazzo alle 18:30 in una via non aperta al pubblico per andare al parcheggio riservato ai dipendenti. A ucciderlo probabilmente è stato Marin Jelenic, 36enne croato fuggito subito dopo e trovato a Desenzano del Garda. Il sospettato è stato riconosciuto dalle forze dell’ordine attraverso le telecamere. Riconosciuto. Il padre di Alesandro Ambrosio, il capotreno di Trenitalia ammazzato nel suo giorno libero, ha detto che la morte del figlio è inspiegabile. In un certo senso è vero: “Non aveva nemici e non ha mai fatto male a una mosca”. Ma in un altro senso non lo è.
Marin Jelenic aveva dei precedenti. Alcune riprese lo mostrano in altre stazioni e in minimarket, mentre impaurisce i clienti e i passanti, scalcia cibo, mangia in modo vorace. Forse non è un mostro, ma questa non è la nostra storia, non dobbiamo scriverla noi. I personaggi sono quelli che sono. E lo sono prima di tutto per colpa loro. Poi per colpa degli altri. Anche qui le cose sono collegate.
Uno: dov’erano le forze dell’ordine quando Ambrosio è stato ucciso? Dove sono stati tutti i giorni prima, perché questo omicidio è un caso, per fortuna raro, estremo ma è l’ambiente il problema. Persone che campano fuori dalla stazione e in piazza XX settembre, bevono, diventano molesti, commettono furti, si drogano pesantemente (non due canne), occupano le pensiline dei bus, si piazzano nelle gallerie e fingendo di dare informazioni poi chiedono dei soldi, a volte in punti meno frequentati, e cioè estorcendoli. Questa deve essere la prima domanda. Dov’erano? Forse questo caso non si poteva prevedere, ma prevenire? Perché una persona con precedenti era a piede libero?
Due: cosa possono fare le forze dell’ordine con queste persone? Tenerle dentro una notte? E come ci si muove ai piani alti, in questura? Quando si può cacciare una persona da una città, quando parte il daspo?
Tre: se queste persone sono problematiche è davvero efficace il modo in cui vengono gestite da servizi sociali e centri di assistenza istituzionali? Ha davvero senso che sia quasi tutto volontario e che ci si possa attivare solo previo consenso? Quand’è che si perde il “diritto” a scegliere di sbronzarsi malamente in una piazza pubblica? Parentesi: chi conosce Bologna sa di che luoghi parliamo quando nominiamo piazza XX settembre o piazza Medaglie d’oro. Quindi non minimizziamo.
Quattro: il governo dov’è? Perché risalendo la catena di comando si arriva lì. Ai ministeri. E quindi a Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Matteo Piantedosi e così via. Da tre anni c’è la destra al governo. Quella del Decreto sicurezza, dell’allarme sicurezza nelle città, quella che invita Welcome to favelas ad Atreju, che flirta con la destra di mezza Europa, con l’America militarizzata di Trump e pure con la Russia di Putin. Quella che doveva controllare l’immigrazione e invece fa crescere i flussi, sempre più maschi extraeuropei tra i 18 e i 39 anni (fonte Istat).
Cinque: la sinistra dov’è? Milano e Bologna sono amministrate dalla sinistra. Bologna è la roccaforte del Pd, dove potrebbe vincere anche senza candidarsi. Lepore è il volto più pulito del centrosinistra, perché arriva dall’Emilia Romagna, la regione più virtuose tra quelle gestite dalla sinistra. La sensazione però è che a sinistra non siano abbastanza svegli da intestarsi una battaglia seria per la sicurezza. Anche loro minimizzano, snobbano la questione, tranne il cordoglio istituzionale e commenti di servizio. Proposte non si vedono. La voce grossa sui giornali neanche. Bisogna tornare a Minniti per sentire uno di sinistra parlare di sicurezza.
Queste sono le domande. Poi c’è la stanchezza, la paura, la “pancia”, anzi “il mal di pancia” delle persone, come mi hanno scritto in molti. Mal di pancia, quindi nulla di rispettabile, poco più che un sintomo, niente da prendere sul serio. Mal di pancia, quindi istinto, anzi: senso comune. Ma il senso comune a volte è buon senso.