Se i garantisti che leggevo da ragazzo guardano la foto di Nicolás Maduro nell’aereo che lo porta negli Stati Uniti dopo l’operazione militare decisa da Trump e lo paragonano ad Aldo Moro, abbiamo un problema. Ho un problema: perché non ci siamo mai capiti. Perché non ho mai confuso la pietà con il pietismo, e non mi immagino i garantisti come dei salmodianti con la corona di spine in testa e la lacrima facile per dittatori e criminali. Soprattutto, non ho mai pensato ai garantisti come a dei negazionisti. Perché la scena di Maduro portato via dagli americani è l’immagine di un uomo a cui la sinistra concede da troppo tempo il beneficio del dubbio s torture, frodi elettorali, censura, persecuzioni e così via.
Lo ricorda il direttore de Il Giornale a Piero Sansonetti a Quarta Repubblica su Rete4, il canale in cui viene ospitato il più delle volte. Sansonetti dice: “La foto lì legato con la bottiglietta in mano diffusa da Trump mi ricorda la prima foto di Aldo Moro diffusa dalle Brigate Rosse”. Cerno risponde: “Ho troppa stima per Sansonetti per ritenere davvero che lui possa paragonare questo signore marxista, dittatore, narcotrafficante, finanziatore del terrorismo internazionale, ad Aldo Moro, assassinato dalle Brigate Rosse nel nome di quello stesso marxismo e di quegli stessi colori che questo insulso personaggio veste addosso”.
C’è poi la contraddizione, quella di condannare nettamente la decisione di Trump mentre si tollerano le schifezze di Maduro. Attenzione: tollerare, non giustificare. Con quanta facilità si chiede di condannare sia Trump che Maduro mentre in realtà si sta condannando soltanto Trump e le nefandezze di Maduro diventano pressoché un inciso. Con quale facilità in questi giorni si parla delle mire espansionistiche, colonialiste, imperialiste degli Stati Uniti, degli interessi sulle riserve di petrolio venezuelane, della prepotenza fasciocapitalista dell’America e dei Maga, e pochissimo dei crimini del governo Maduro, estensione oltre ogni limite posto dalla decenza dell’incubo socialista di Chavez.