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5 gennaio 2026

Sì, anche Formigli è parte dell’infotainment e segue le logiche di mercato in tv a Piazzapulita. Non serviva Calenda per scoprirlo

  • di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

5 gennaio 2026

Non è difficile capire che qualsiasi programma in tv debba dare al pubblico un po’ di sangue. È lo spettacolo bellezza. Dai tempi del Colosseo a oggi, l’intrattenimento è l’ingrediente fondamentale di qualsiasi business di successo. L’alternativa è pensare che programmi noiosi e senza scontri possano attrarre più ascolti del trash talk e delle risse in prima serata. Ma chi ci crede davvero?

Foto: Ansa

Sì, anche Formigli è parte dell’infotainment e segue le logiche di mercato in tv a Piazzapulita. Non serviva Calenda per scoprirlo

Filippo Facci su Il giornale di qualche giorno fa è stato il più duro di tutti: “Corrado Formigli e la sua Piazza Pulita (La7) restano i più faziosi, bugiardi e in cattiva fede di tutto il panorama generalista”; “questo Santoro senza Santoro”; “Formigli si crede un soggetto politico e morale, una coscienza civile, non racconta la realtà, la amministra”. L’attacco arriva dopo che il senatore Carlo Calenda, durante una puntata del podcast di Ivan Grieco, avrebbe smascherato il metodo di Piazzapulita, il programma su La7 considerato tra gli ultimi baluardi del dibattito politico televisivo. In sintesi: Calenda sostiene di essere stato invitato dagli autori per parlare male di Giorgia Meloni. Non avendo garantito nulla, lo avrebbero poi spostato nel blocco con Jeffrey Sahcs, così da assicurarsi lo scontro. Formigli nega tutto e minaccia di portare il leader di Azione in tribunale: “Gli autori di un programma, quando sentono un ospite prima della puntata, chiedono a lui o, come nel caso di Calenda, al suo portavoce, che posizione abbia sui temi da dibattere al fine di comporre un parterre equilibrato e dialettico. Nel caso di specie essendo stato invitato Italo Bocchino, sostenitore della Manovra, gli autori si sono sincerati su quale fosse l'opinione in merito di Calenda per evitare posizioni troppo sovrapponibili”. Lasciamo per un attimo da parte la questione specifica e proviamo ad ampliare il discorso. 

Carlo Calenda durante la live con Iva Grieco
Carlo Calenda durante la live con Iva Grieco

Nella Rete4 dei radical chic, una sera a settimana, un giornalista navigato con una rasatura disordinata e le rughe dell’indignazione ospita politici, intellettuali e filosofi che provano a intervenire seriamente sull’attualità politica. Seriamente, oggi, vuol dire anche pubblicare mappe di videogame spacciate per cartine reali delle acciaierie Azovstal in Ucraina (era il 2022) o lasciare che l’economista Jeffrey Sachs sostenga di aver parlato con i civili ucraini corrotti dall’America per rovesciare Janukovyč nel 2014 (tra i 15 e i 20 mila euro dice). Al netto di tutto, sono i toni, nel senso proprio dei colori, del programma a fare il grosso del lavoro per Formigli. Luci basse, ombre, molto nero, grigio, rosso. Sembra che non ci sia nulla su cui scherzare quando qualcuno parla a Piazzapulita. Il programma di Formigli ha la scocca di ferro, mentre il resto del palinsesto tv, soprattutto su Rete4, avrebbe le componenti di plastica economica (arancione, azzurra e così via). Eppure, talvolta, la vera cinesata sembra sia proprio il programma di La7, che dà la stura a svariate tesi rossobrune e antioccidentali. Da Orsini a Sachs appunto. 

Carlo Calenda e Jeffrey Sachs a Piazzapulita
Carlo Calenda e Jeffrey Sachs a Piazzapulita

È evidente allora che a prescindere dalle accuse di Calenda il programma di Corrado Formigli non vada santificato come baluardo dell’informazione che non si piega alle logiche dell’infotainment e del libero mercato. Perché neanche La7 può dimenticarsi del più antico dei promemoria intellettuali: primum vivere deinde philosopari. E quindi sì, ovviamente c’è della scena, dello spettacolo, dell’intrattenimento. Così come ce n’era con Santoro, così come ce n’è con Floris e così come ce n’è con Porro, Del Debbio e Giordano. La domanda allora deve essere un’altra: è un male? No, a meno di non essere così ingenui o stupidi da credere che la noia possa diventare interessante. Perché non esiste fatto storico che non sia stato promosso attraverso buone strategie di comunicazione, buoni stratagemmi, senza tentativi di spettacolarizzazione. Nessun fatto tranne ciò che doveva restare segreto (come l’Olocausto). Ci sono vari motivi per criticare Piazzapulita, ma nessuno è un puro di cuore. Questo lo sappiamo da sempre. 

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