Non capita tutti i giorni che nel bel centro del Principato di Monaco esploda una bomba davanti a un palazzo residenziale. Soprattutto se questa va a colpire un oligarca ucraino dissidente come Vadim Ermolaev, a ridosso della conferenza di Ankara, dove si decideranno le sorti di tutte le guerre che divampano ai bordi sempre più sfumati della pace. Pietro Borsari, esperto di propaganda russa, storce il naso di fronte alle posizioni ufficiali del Cremlino, che ha già accusato i servizi segreti ucraini di aver posizionato l’ordigno. Effettivamente le modalità ricordano molto gli attentati posti in essere nei confronti dei generali russi, ma troppe cose non tornano, a partire dal fatto che un’azione del genere sarebbe totalmente controproducente per l’Ucraina nella delicata posizione diplomatica in cui si trova, forte dell’amicizia con la Francia, che con un attentato simile andrebbe in qualche modo a rovinarsi.
Vadim Ermolaev, oltre a essere il 23esimo uomo più ricco dell’Ucraina, “è abbastanza importante per quanto riguarda, per esempio, la questione dei rapporti tra gli oligarchi ucraini e la Russia e le questioni, gli affari, che riguardano la Crimea e i territori occupati, perché lui è un oligarca che è soggetto a sanzioni, perché le sue società, attraverso dei prestanome, continuano a vendere alcolici all'interno della Crimea già dal 2014. Infatti il governo ucraino lo aveva attenzionato particolarmente”. Dunque, non esattamente un amico del governo di Kiev, ma al tempo stesso “non è una personalità che si potrebbe definire particolarmente amica del governo russo, nel senso che, parallelamente, Ermolaev aveva già provato a fregare anche il governo russo con una partita di prodotti farmaceutici e anche il governo russo gliel'ha giurata”. In queste ore, dopo l'attentato, “qualcuno ipotizza addirittura non fosse lui la vittima designata ma il figlio grande, che ha trent'anni, e non un altro soggetto... Diciamo che la propaganda russa si è mossa più che altro per dire che il mandante dell’omicidio erano i servizi di sicurezza di Kiev”.
Come accennavamo, ipotesi abbastanza strana. “E’ difficile che i servizi di sicurezza ucraini in questo momento si muovano in territorio europeo, fondamentalmente, per uccidere una persona soggetta a sanzioni, anche perché questo qui non è che fosse particolarmente pericoloso, quindi non ci vedrei nemmeno un movente di questo tipo”. E allora perché il Cremlino si affretta a gettare la colpa su Kiev? Beh, diciamo che non è la prima volta che accade, anzi. “Potrebbe anche essere un modo mascherare il fatto che appena un paio di settimane fa i russi, attraverso degli uomini assoldati dall’ambasciata bielorussa, hanno cercato di uccidere un dissidente russo in Polonia. Quindi l’accusa di essersi mossi all'interno del territorio europeo per liberarsi di un dissidente è un’accusa che è stata recentemente mossa proprio alla Russia. Il fatto che vogliano ribaltare l'accusa non è nuovo agli strumenti e ai metodi di propaganda che utilizzano”. È chiaro, poi, che non si cerchi di fare fuori un oligarca proprio tutti i giorni, però diciamo che lì, “in quella strada, da quello che ho capito, c'erano parecchie persone che hanno influenza, soldi eccetera, quindi è possibile che non fosse solo lui o, quantomeno, non fosse la persona alla quale puntavano principalmente”.