Sul web lo hanno già definito “il libro che la Silicon Valley vorrebbe che tu non leggessi” utilizzando il classico strillo che accompagna i casi editoriali più discussi: quelli, per intenderci, che promettono rivelazioni scottanti ma che il più delle volte si rivelano autentici flop di mercato. Questa volta, tuttavia, la dicitura non poteva essere più azzeccata. Già, perché The Nerd Reich: Silicon Valley Fascism and the War on Democracy di Gil Duran, appena pubblicato in lingua inglese da Simon & Schuster Uk, è veramente un libro di rottura. La tesi di fondo è talmente controversa da sfociare nel complottismo: negli Stati Uniti un manipolo di nerd milionari starebbe erodendo la democrazia nazionale con l'obiettivo di instaurare un regime tecnocratico. Nello specifico i cervelloni della Silicon Valley, gli stessi che per almeno 20 anni hanno appassionato il mondo con invenzioni hi-tech senza precedenti, e i venture capitalist che li finanziano sarebbero giunti alla conclusione che il sistema democratico sia ormai diventato un ostacolo e che debbano in qualche modo salire al potere. Elon Musk è solo la punta dell'iceberg. Insieme al patron di Tesla vengono citati David Sacks e Peter Thiel, terzetto intenzionato a seguire un manuale ideato da pensatori di estrema destra su come abbattere le istituzioni e impadronirsi del potere. L'aspetto che lascia interdetti è che a questa specie di assalto parteciperebbero anche figure all'apparenza più moderate come Jeff Bezos, Mark Zuckerberg e Sundar Pichai.
Duran definisce i nerd della Silicon Valley come “un gruppo settario di miliardari tecnologici che cerca fondamentalmente di sostituire la democrazia con qualcosa di simile a una dittatura aziendale”. La sua previsione? Molto presto, al posto della democrazia, avremo un feudalesimo hi-tech con veri e propri feudi gestiti dalle Big Tech. Ma com'è possibile che dei cervelloni un po' strani si siano di botto trasformati in bestie assetati di potere? Uno dei testi che avrebbe ispirato il movimento è The Sovereign Individual, pubblicato nel 1997 da James Dale Davidson e William Rees-Mogg: il libro immaginava un futuro nel quale la tecnologia, le criptovalute e l'automazione avrebbero progressivamente svuotato di potere gli Stati nazionali, favorendo l'ascesa di una nuova élite capace di sottrarsi al controllo dei governi. Una teoria che, secondo Duran, avrebbe esercitato un'influenza particolare su Thiel. Attenzione però anche alla crescente influenza di Curtis Yarvin, programmatore e blogger noto in passato con lo pseudonimo Mencius Moldbug, secondo il quale la democrazia sarebbe ormai un sistema inefficiente e gli Stati Uniti dovrebbero essere gestiti come un'azienda. Insomma, idee che per molto tempo sono rimaste confinate in nicchie dell'internet politico adesso hanno trovato ascolto tra alcuni dei più importanti investitori tecnologici. Il ritorno di Trump alla Casa Bianca non ha fatto altro che accelerare il processo.
Alla cerimonia d'insediamento del gennaio 2025, non a caso, accanto al tycoon sedevano Musk, Bezos, Zuckerberg e Pichai, ossia quattro dei più potenti uomini della tecnologia mondiale riuniti nella posizione normalmente riservata alle figure più vicine al presidente. Da allora il confine tra Silicon Valley e governo si è fatto sempre più sottile. Musk, per esempio, è entrato direttamente nell'amministrazione, mentre Thiel ha visto uno dei suoi principali protetti, Jd Vance, arrivare alla vicepresidenza. Duran sostiene inoltre che alcune idee elaborate da Yarvin siano riemerse proprio nei tentativi di smantellare la burocrazia federale. Il caso del Doge di Musk è emblematico: il progetto di licenziare in massa i dipendenti pubblici e ridimensionare radicalmente l'apparato statale presenterebbe sorprendenti analogie con la teoria di Yarvin del “Rage”, acronimo di Retire All Government Employees. E quindi cosa sta succedendo negli Stati Uniti? Stiamo assistendo a una pericolosa fusione tra i miliardari hi-tech, Trump e la nuova destra americana. Ecco, tutto questo potrebbe sancire la fine della democrazia Usa e l'inizio di un regime tecnocratico.