La storia dei coniugi Moretti si è trasformata, nel giro di pochi mesi, da una tragedia collettiva a una vicenda che coinvolge anche la loro dimensione più privata. Jacques e Jessica Moretti sono tra le figure al centro dell’inchiesta sull’incendio del Le Constellation, il locale di Crans-Montana dove la notte di Capodanno hanno perso la vita 41 persone e ne sono rimaste ferite molte altre. Un'indagine che li vede coinvolti insieme ad altre persone e che dovrà stabilire eventuali responsabilità nella gestione del locale. Questo agosto, però, sul loro rapporto si è aperto un altro fronte. Jacques Moretti è stato arrestato con l'accusa di aver aggredito la moglie Jessica. La donna è stata ricoverata in ospedale per le ferite riportate. Un procedimento separato da quello relativo alla strage, ma che arriva mentre la coppia è già sottoposta da mesi a una pressione giudiziaria, economica e mediatica difficilissima da immaginare.
Da qui nasce una domanda che riguarda non soltanto i Moretti, ma le coppie in generale: cosa succede a un rapporto quando vengono meno sicurezza, denaro, reputazione e soprattutto un progetto comune? Una crisi estrema distrugge l'amore o, forse, si limita a mostrare quanto fosse poco solido? Lo abbiamo chiesto alla psicoterapeuta e criminologa Barbara Fabbroni, per capire cosa accade dentro una coppia quando la pressione diventa insostenibile e il “noi” rischia di trasformarsi in “io”.
Quando una coppia come quella dei Moretti perde denaro, quindi sicurezza e status, in che modo può resistere il legame affettivo?
Attraverso un progetto comune che è qualcosa di molto importante, non tutte le coppie lo hanno. Perché averlo va anche oltre quello che potrebbe essere un momento di crisi, che all’interno di una coppia ci può essere. Il rapporto di coppia all’inizio può essere associato alle cosiddette farfalle nello stomaco ed essere quindi coinvolgente; si tratta di un processo fisiologico. Quando poi quell’amore dirompente nel tempo si trasforma, cosa resta? E come si fa a strutturare una coppia che sia longeva? E qui subentra il progetto di coppia, nel quale non rientrano solo casa, matrimonio, figli e così via. Parliamo di qualcosa di più profondo, che appartiene agli stimoli che l’uno e l’altro si sanno dare, che riguarda la loro capacità di saper costruire un percorso che sia soddisfacente per entrambi. Fosse anche l’idea di un viaggio nuovo o qualsiasi tipo di sperimentazione da condividere insieme, anche piccole cose. Il progetto di vita insieme è ciò che salvaguarda una coppia e che crea quel “noi”. In questo caso alla somma dell’ “io” e “tu” si aggiunge questo terzo elemento, ovvero l’individualità di entrambi e quel progetto condiviso.
Quindi la perdita di denaro non contribuisce a separare una coppia in cui esiste un “noi”?
Esatto. La coppia fondata su basi solide non subisce neanche la distruzione di un progetto o di quella base di sicurezza, come nel caso dei coniugi Moretti. In questo caso, se succede, bisogna fare delle riflessioni su quello che era già prima la coppia. Bisogna chiedersi fino a che punto il legame fosse basato sullo status che permette di appartenere o essere visto in un certo modo. Perché l’assenza di denaro raramente distrugge la coppia solida. In questo caso poi parliamo anche di una coppia che ha subito una grande pressione mediatica in seguito a una tragedia in cui sono morti tanti giovani ragazzi e altri ne sono rimasti sconvolti. La ricaduta mediatica ha sicuramente inciso. Però, comunque sia, laddove c’è un progetto di coppia solido, anche questi tsunami vengono superati, seppur con forza e fatica.
Nel caso dei Moretti si parla ora della possibilità che i due coniugi possano arrivare ad accusarsi reciprocamente nell’inchiesta sul Constellatiòn. Cosa può accadere psicologicamente quando la persona che dovrebbe essere il tuo principale alleato diventa potenzialmente anche una minaccia?
Credo che questo arresto deve farci chiedere se quelle dinamiche di violenza accadevano anche prima della vicenda di Crans-Montana o se è frutto di questo momento, quindi dovuto al momento che la coppia ha vissuto, come questa violenza è stata agita. Chiaramente quando c’è un conflitto di coppia può accadere che i due partner diventino antagonisti. Può anche essere che lo stress accumulato in questi mesi può aver esasperato un conflitto che forse c’era già ai prodromi all’interno della relazione. Questo non possiamo saperlo. Probabilmente la coppia si reggeva su quel senso di benessere che la vicenda di cronaca ha fatto inevitabilmente crollare.
Come si dosa l’empatia nei confronti di persone che stanno vivendo una situazione come questa? Possiamo comprendere la sofferenza di una persona senza trasformare la comprensione in una forma di assoluzione?
Questa è una cosa che da psicoterapeuta e criminologa dico sempre, ovvero che è importante comprendere cosa sia accaduto all’individuo che ha compiuto una violenza o un delitto. Ma la comprensione non è giustificazione, bensì ciò che ci permette di conoscere cosa è accaduto nella profondità di quell’individuo e soprattutto cosa lo ha portato a compiere un comportamento esasperato. La comprensione non scusa l’atto, ma ci permette di poter attualizzare quella sorta di prevenzione, di anticipare un altro evento su un determinato soggetto che può avere determinate fragilità, traumi o esperienze. Quindi non è la comprensione che scusa, ma la comprensione che aiuta a comprendere cosa poter fare per non ritrovarsi un’altra volta in quel tipo di situazione.
Perché abbiamo bisogno di dividere il mondo tra buoni e cattivi per riuscire a comprenderlo? E quanto i social hanno contribuito a rendere questa distinzione più marcata?
Io credo che i social siano un mezzo molto importante, però credo anche che come tutti i mezzi comunicativi di incontro con l’altro - un incontro, in questo caso, mediato da uno schermo - debbano essere utilizzati con molta sapienza e intelligenza. Perché poter utilizzare in maniera consapevole quel tipo di strumento può aprire un mondo o anche relazioni da costruire in maniera positiva. Però sì, purtroppo oggi c’è il bianco e c’è il nero, non si guardano le sfumature. Quindi si è buoni o carnefici. E in tutto questo andare non c’è un equilibrio, non esiste il fatto che l’altro possa essere un “colore neutro”. Perché manca l’aspetto della comprensione e di quella consapevolezza che ci fa rendere conto che ognuno di noi ha tanti lati, tra cui anche dei limiti. Quei limiti dobbiamo farli diventare una risorsa e per far sì che questo accada dobbiamo, non soltanto avere consapevolezza di noi stessi, ma anche del rapporto che abbiamo con l’altro e delle tipologie di rapporto che ci scegliamo.
La vicenda dei coniugi Moretti apre un interrogativo sulle relazioni di coppia: “finiti i soldi, finito l’amore”, oppure è più corretto dire che quando finiscono i soldi scopriamo finalmente che tipo di amore avevamo davanti?
Io credo che nella coppia dei Moretti non siano finiti solo i soldi. Teniamo conto del fatto che c’era tanto benessere, quando quel benessere non c’è più, ci si ritrova magari ad affrontare una separazione. In quel caso è crollato un intero mondo costruito in un progetto di coppia che era centrato solo su quell’aspetto da mostrare all’altro: quello era il focus di quel tipo di rapporto di coppia. Quindi a quel punto quel “noi” mondano che si era costruito crolla inevitabilmente e con quello crollano anche una serie di basi sicure. Bisogna capire cosa rappresenta il denaro per un determinato soggetto, perché spesso è un elemento che va a riparare, per esempio, un’antica ferita: il fatto di essere visti e al centro di un mondo, riconosciuti. Nel momento in cui si perde quel potere, quel riconoscimento dell’altro naufraga, proprio perché non si sono costruiti altri aspetti di sé che possano essere riconosciuti, oltre al denaro.