La tragedia del Le Constellation di Crans Montana continua a tenere banco nelle aule di tribunale svizzere, e nelle ultime settimane il caso ha subito una svolta potenzialmente decisiva: dalle chat ritrovate sui cellulari di Jessica Moretti emerge che la proprietaria del locale era consapevole del rischio incendio legato all'uso delle candele pirotecniche, ben prima che quella sera tutto prendesse fuoco. Un elemento che la Procura valuta come possibile prova di dolo eventuale, con conseguenze pesanti sull'imputazione. Ne abbiamo parlato con l'avvocato Fabrizio Ventimiglia, legale della famiglia di Sofia Donadio, la sedicenne milanese che ha riportato gravi ustioni nell'incendio e che ancora oggi affronta un lungo percorso di cure e riabilitazione.
Avvocato Ventimiglia, lei è il legale della famiglia di Sofia Donadio, la sedicenne milanese che ha riportato gravi ustioni nell’incendio del Constellation a Crans Montana nel quale persero la vita 41 ragazzi e 115 rimasero gravemente feriti. Come sta ora Sofia?
Sofia ha riportato gravi ustioni su tutto il corpo e dopo un lungo periodo di degenza è stata dimessa anche se ritorna a giorni alterni all’ospedale di Niguarda per proseguire le cure fra cui la fisioterapia e la terapia con il laser. Fortunatamente è una ragazza piena di energia, positività e buonumore e riesce a trasmetterlo a tutta la sua famiglia nonostante la consapevolezza che questo percorso sarà ancora lungo e tutt’altro che in discesa.
Quali altre conseguenze Sofia ha subito da questa tragedia?
Purtroppo oltre alle ferite fisiche Sofia ha dovuto fare i conti anche con le ferite dell’anima e il pesante trauma psichico che un evento del genere le ha causato, trauma che ha inevitabilmente investito anche la sua famiglia che, insieme a lei, si sta avvalendo del supporto di un team di psicologi.
Attualmente Jacques e Jessica Moretti sono indagati, insieme ad una decina di funzionari del comune di Crans Montana, del reato di omicidio colposo, incendio colposo e lesioni gravi per negligenza. Che tipo di pena rischiano in Svizzera?
Per questo tipo di reato in Svizzera la pena è molto più blanda che nel nostro Paese dove sono previsti dai dieci anni di carcere in su. Per il codice penale elvetico si rischia una reclusione che va dai tre ai quattro anni e questo spiega, tra le altre cose, anche l’indignazione delle famiglie delle vittime che in una notte hanno perso i loro figli per la mancanza delle più elementari norme di sicurezza del Constellation.
Durante l’ultima udienza sono però emersi degli elementi che potrebbero aggravare la posizione dei coniugi Moretti….
Si, a seguito dell’analisi dei dispositivi elettronici, in particolare dei cellulari, in uso ai Moretti sono emerse delle chat in cui Jessica metteva in guardia i dipendenti del locale sull’uso delle candele pirotecniche.
Si spieghi meglio, cosa c’era scritto in quei messaggi?
Jessica si premurava di raccomandare al personale di fare attenzione quando durante feste e spettacoli maneggiavano i candelotti accesi perché avrebbero potuto incendiare il soffitto, il pavimento, i divani. Questo significa che lei era perfettamente a conoscenza del fatto che i pannelli che rivestivano il soffitto e gli arredi non erano fatti di materiale ignifugo quindi aveva messo in conto che sarebbe potuta succedere una tragedia. Per la Procura queste chat potrebbero far tramutare il reato in omicidio con dolo eventuale con un considerevole aumento della pena anche ad otto o nove anni. Il particolare inquietante è che queste chat risalgono al 2019, proprio l’ultimo anno in cui sono stati fatti i controlli sulle norme di sicurezza al Constellation perché, come sappiamo, dal 2019 al 2025 non è stata fatta più alcuna verifica.
In questo periodo si fa un gran parlare della cosiddetta “prova regina”, ad esempio per il caso del delitto di Garlasco e per quello di Rimini. Si potrebbero considerare queste chat alla stregua di una prova regina?
Assolutamente si, in 30 anni di carriera ho visto contestare il dolo eventuale anche per molto meno. A mio avviso non è escluso che lo stesso reato possa essere ascritto anche al sindaco di Crans Montana e ai funzionari del comune addetti alla sicurezza. Alle chat vanno comunque aggiunti i filmati tratti dai cellulari dei ragazzi e le testimonianze dei sopravvissuti che documentano la mancanza degli estintori, di personale formato per gestire gli incendi oltre che delle uscite di sicurezza sbarrate per evitare l’ingresso di avventori dall’esterno.
C’è una criticità anche dal punto di vista dei soccorsi?
Assolutamente si, questa è un’altra battaglia che sto portando avanti per capire se esistesse o meno un protocollo a livello cantonale per gestire situazioni di emergenza e se tale protocollo sia stato applicato. In poche parole mancavano le barelle, mancavano le bombole di ossigeno e le coperte ignifughe per i feriti che erano riversi a terra con gli abiti a brandelli, la maggior parte del corpo ustionato, gravi difficoltà respiratorie e una temperatura di dieci gradi sotto lo zero.
In più occasioni la stampa italiana ha sorpreso Jacques Moretti nell’atto di compiere personalmente lavori di ristrutturazione negli altri locali di sua proprietà come “Le Vieux Chalet” e il “Senso” perché avrebbe intenzione di riaprire le sue attività. La legge gli consente di farlo?
No, per legge quei locali sono sotto sequestro e possono essere riaperti solo se i Moretti li danno in gestione a soggetti terzi che non siano loro fiduciari.
Oltre al danno anche la beffa di un certificato medico prodotto da Jacques Moretti in cui si documentava la sua impossibilità di sottoporsi all’interrogatorio per presunti problemi di natura psichica, sindromi post traumatiche, forte dimagrimento, etc mentre lui si trovava sul tetto di un suo bistrot a maneggiare attrezzi….
Fin da subito noi legali abbiamo chiesto chiarezza su questa vicenda scandalosa che tanto e giustamente ha sconvolto le famiglie delle vittime. Ad oggi, dopo le numerose udienze a cui ho partecipato e dopo i nuovi sviluppi mi sento più ottimista sull’operato della magistratura elvetica e non escludo che questa indagine partita un po' a rilento possa finalmente stabilire un po' di verità e giustizia per tutti i ragazzi coinvolti e le loro famiglie. Per quel che riguarda l’eventualità che i locali dei Moretti possano riaprire sotto la gestione di terzi, la mia proposta è che eventuali ricavi futuri provenienti da queste attività al netto delle spese per il personale debbano necessariamente confluire nei fondi che serviranno a risarcire le vittime e le loro famiglie.