Le fiamme hanno ucciso e bruciato corpi. Il fumo tossico che non ha mai lasciato il Vallese, invece, rischia adesso di inquinare tutto anche dopo l’udienza di oggi in cui Jacques e Jessica Moretti hanno avuto una nuova occasione di dire tutta la verità. Ma non l’hanno fatto. Cinque mesi dopo la strage di Crans-Montana, in cui 41 morti e 115 feriti hanno trasformato il bar Le Constellation in un cimitero, la giustizia svizzera tenta l’azzardo del confronto. Jacques e Jessica Moretti, perseguiti per omicidio colposo, lesioni gravi e incendio colposo insieme ad altre 12 persone, entrano nell'aula blindata ancora più blindata. E arroccati sulle loro, strumentali e umanamente incomprensibili, posizioni. Tanto che Jessica Moretti attacca subito: "Contro di noi solo falsità, siamo stati distrutti". Una frase che è quasi un insulto per chi da quella notte non vive più. La risposta arriva dal fondo dell’aula e dal cuore straziato di una madre. Laetitia Brodard-Sitre, con la foto del figlio Arthur — sedicenne e promessa del calcio giovanile del FC Lutry — stampata sul petto, la fulmina: "Essere distrutti significa non poter abbracciare i propri figli o assisterli in ospedale. Voi potete tornare a casa e lavorare, noi viviamo con le conseguenze di questo dramma".
La linea difensiva dei Moretti, finora, è stata un gioco a scaricabarile che non ha convinto nessuno: prima la colpa a un dipendente che avrebbe chiuso a chiave un’uscita mentre portava il ghiaccio, poi la storia di una poltrona spostata da un cliente per andare in bagno. Scuse fragili di fronte alla ricostruzione della Polizia cantonale, secondo cui il rogo è partito dalle scintille di candele fontana che hanno infiammato l'isolamento acustico del soffitto nel seminterrato, privo di un sistema di allarme efficace. Diciassette delle vittime avevano meno di sedici anni, e tra loro si contano anche sei italiani.
Mentre i gestori si dicono "impazienti di ristabilire la verità", l'inchiesta si allarga però ai palazzi del potere locale. Sotto accusa ci sono 5 politici ed ex eletti e 7 dipendenti comunali. Il Comune di Crans-Montana ha ammesso che nel locale non si effettuavano controlli antincendio dal 2019, ma quando la Procura ha cercato di fare chiarezza, la macchina burocratica si è arroccata. Il pm vallesano aveva ordinato il sequestro dei dati informatici dell'amministrazione a partire dal primo gennaio, ma il Comune si è opposto formalmente, sollevando un conflitto istituzionale. In Svizzera, ricorda la stampa locale, il potere giudiziario non è superiore a quello politico.
A complicare il quadro, quasi a voler dare una virata ancora più becera a una tragedia già immensa, spunta un conto segreto. Le indagini patrimoniali condotte da fedpol e dal MROS (l’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio) hanno intercettato una lettera anonima. Un informatore segreto ha rivelato l'invio a Jessica Moretti di una carta Revolut a Lens, un finto conto svuotato di limiti di spesa che gli inquirenti sospettano sia stato utilizzato per distrarre fondi e trasferire denaro all'estero. Un'anomalia finanziaria che si somma a quelle già riscontrate sui conti della coppia e che potrebbe riscrivere il movente della gestione spregiudicata del Constellation. Nel frattempo, il dolore delle famiglie è già palese sfiducia verso la macchina giudiziaria elvetica. Molti parenti delle vittime chiedono che i Moretti vengano processati in Italia, sperando in una giustizia più celere e meno incline ai cavilli procedurali della Confederazione.