Le vittime eccellenti che Valter Lavitola si è lasciato dietro sono molte, perlomeno da un punto di vista giudiziario. Per molti personaggi che hanno attraversato gli ultimi trent’anni della storia d’Italia ritrovarsi per l’ennesima volta in prima pagina l’obliquo faccendiere salernitano alle prese con un attentato al giornalista d’inchiesta Sigfrido Ranucci deve aver fatto sorridere, ma di un sorriso amaro. Alfonso Papa ne è l’esempio lampante. Da oltre 14 anni non parla con i giornalisti dopo il tritacarne giudiziario che lo ha fatto a pezzi dopo l’inconcludente inchiesta P4 condotta dalla Procura di Napoli. All’epoca Alfonso Papa era magistrato in aspettativa e già vice-capo di gabinetto al ministero della Giustizia di Roberto Castelli, per poi diventare capo di gabinetto vicario. Magistrato dal 1997, Papa venne letteralmente rovinato dalle accuse promosse nei suoi confronti in quell’inchiesta che vide come teste, ritenuto attendibile dal pm Henry John Woodcock, nonostante i suoi vari dietrofront logico-semantici, Valter Lavitola. Condannato in primo grado a quattro anni e sei mesi nel 2016 per tre capi di concussione e due di rivelazione di segreto d’ufficio, la Corte d’appello nel 2019 riqualificò le concussioni come induzione indebita e dichiarò prescritti i relativi reati. La vicenda arrivò però fino in Cassazione che, nel 2021, riqualificò ulteriormente i fatti come millantato credito, ritenendo il reato già prescritto nell’ottobre 2016, dunque prima della sentenza di primo grado. Per gli altri capi d’imputazione, invece, Papa era stato assolto già in primo grado, e quelle assoluzioni rimasero ferme. Oggi, dopo un lungo periodo all’estero tra Stati Uniti, Africa e Medio Oriente, Alfonso Papa risponde alla P4 della Procura di Napoli con un progetto di divulgazione geopolitica: l’associazione 4 Peace, “non certo per i famosi carbon credit”, assicura, ma per comprendere più a fondo le dinamiche politiche ed economiche di un intero continente, perlopiù sconosciuto. Il punto di partenza della nostra chiacchierata è stato ad ogni modo il caso della bomba a Ranucci, il cui presunto mandante sarebbe proprio Valter Lavitola, come accennavamo, vecchia conoscenza di Alfonso Papa nel processo P4 e che, dopo oltre 14 anni di silenzio, ha scelto di parlare qui su MOW.
Dottor Papa, lei oggi esprime solidarietà a Sigfrido Ranucci per il presunto piano esplosivo ai suoi danni. Al centro di questa trama c'è Valter Lavitola, che diceva di voler fare un attentato per "proteggere" il giornalista. Lavitola è una sua vecchia conoscenza. Non è che sta usando la cronaca di oggi per togliersi qualche vecchio sassolino da una scarpa?
Assolutamente no, la solidarietà a Ranucci è totale e incondizionata, perché chi fa inchiesta esercita un diritto vitale per la democrazia. La mia non è voglia di rivincita, ma memoria. Questa vicenda riporta a galla un metodo, condensato di polpette avvelenate. Ed evidenzia un dramma tutto italiano: in questo Paese la parola di un indagato da mezza Italia per le vicende più disparate, finisce per valere molto di più di quella di un alto dirigente pubblico o di un magistrato.
Lei nel “processo P4” faceva parte a pieno titolo di quel blocco di potere. Lavitola fu uno dei "super teste" del PM Woodcock proprio contro di lei. Eppure, alla fine, lei ne è uscito indenne. Cosa successe davvero in aula?
Per quel capo di imputazione venni assolto in primo grado con la formula più ampia: perché il fatto non sussiste. Nessuna prescrizione o derubricazione. Nell'udienza del 18 giugno 2015, davanti al giudice Pellecchia, la credibilità del "super teste" venne meno. Lavitola doveva accusarmi di aver segnalato un carabiniere per farlo entrare nei Servizi segreti, ma dichiarò cose ben diverse una volta in aula. Ma il vero paradosso emerse dopo.
Quale paradosso?
Lavitola ammise candidamente che questo carabiniere, La Monica, era a lui già conosciuto perché presentato da un’altra persona e che addirittura era stato lui, tramite la segreteria di Berlusconi, a segnalarlo proprio per il SISMI. Dopo aver contribuito a distruggermi la vita, in dibattimento fece marcia indietro dicendo esattamente il contrario di quello che il PM si aspettava di sentir confermato.
Secondo Lei Lavitola parlando di progetto politico sta depistando l’inchiesta sul vero movente della bomba?
Questo lo possono accettare solo gli inquirenti. Ad oggi Ranucci rimane ancora una vittima rispetto a questi fatti.
È facile però ora prendersela con chi l'ha accusata. Lei critica aspramente anche l'asse tra giustizia e informazione. Ranucci e Report fanno un giornalismo d'inchiesta sacrosanto. Giustizialismo o il legittimo diritto di cronaca?
Ranucci è un giornalista valido, ma in passato è stato ingenuo, vittima del suo stesso ego. L'inchiesta è sacrosanta, il circo mediatico-giudiziario no. Nel 2014, quando a Report c'era la Gabbanelli, mi fecero una lunga intervista sugli abusi giudiziari del mio caso. Non andò mai in onda. Lo stesso accadde con Ballarò e L'Aria che tira. Il problema è di sistema: basta l'asse tra un pubblico ministero e un giornalista per rovinare la vita di un cittadino per un decennio, trasformandolo in un "colpevole" mediatico prima ancora che un giudice si esprima sui fatti. Servono correttivi urgenti, altrimenti il cittadino è solo un ostaggio.
A fidarsi di Lavitola Ranucci potrebbe essere stato manipolato e magari anche spiato. Quali sono i giri di affari di Lavitola?
Ormai mi hai ccupo di relazioni internazionali da tanti anni. Mi chiede cose che non posso conoscere. Mi sembra essere passata una vita da quando ho preso le distanze da certi ambienti.
Insomma, la colpa è dei PM, dei giornalisti, dei faccendieri. Dottor Papa, non pensa di avere nessuna responsabilità per i fatti che le furono contestati all'epoca?
Ho enormi responsabilità e non mi nascondo. Ero lanciatissimo, ma mi sono fatto accecare dall’ego. Ho ceduto per superficialità a frequentazioni sbagliate, lasciandomi avvicinare da quel mondo opaco che prima mi ha blandito e poi mi ha perseguitato. So bene che le lusinghe di un cortigiano possono uccidere anche un Cesare. Ho pagato il prezzo della mia stessa presunzione.
Oggi di cosa si occupa? Si sente un "sopravvissuto" della Seconda Repubblica e di quel sistema che l'ha etichettata con il marchio della "P4"?
Sono un uomo che vive una seconda vita e si occupa di tutt'altro, senza rimpianti. Per dieci anni ho dovuto resistere a contestazioni giudiziarie devastanti che, alla fine, si sono sciolte come neve al sole. E per tutto questo tempo sono stato etichettato sui giornali con la sigla "P4", ovvero Propaganda 4. Un'elucubrazione puramente giornalistica, un titolo a effetto per descrivere una loggia massonica che in realtà non è mai esistita. Oggi, a quel "P4", preferisco rispondere con un altro 4: il mio progetto "4 Peace".
Di cosa si tratta?
È un progetto di divulgazione incentrato sui temi geopolitici di Africa e Medio Oriente. Dovremmo tutti avere maggiore attenzione verso l'Africa, non certo per i “carbon credit”, ma per divulgare e sostenere lo sviluppo dell'economia reale di un intero continente. Dal mese di settembre ripartiremo nel condividere informazioni fondamentali per chi vuole comprendere più a fondo quei luoghi.
Lei è un esperto di Africa e Medioriente. Cosa ne pensa del Carbon Credit e dell’operato di Lavitola da quelle parti insieme a Urban Vision?
Ci sarebbe tanto da discutere sull’utilizzo che ne è stato fatto. Posso dire che sono molto critico sulle modalità con cui è stato strutturato questo strumento finanziario
Crede che emergeranno altri elementi nella vicenda Ranucci -La Vitola?
Ho imparato a mie spese che quando una narrazione è troppo perfetta o troppo incredibile, conviene aspettare prima di emettere una sentenza. Io ho gli strumenti per difendermi ed ho avuto la forza di aspettare che la verità emergesse. Altri, a quanto pare, sono ancora schiavi delle polpette avvelenate che loro stessi hanno cucinato.