Su Valter Lavitola è difficile parlare di verità. Possiamo fermarci a parlare di rappresentazione. Il 10 agosto è stato arrestato in quanto mandante dell’attentato all’amico Sigfrido Ranucci e giovedì 20 luglio, dopo 10 giorni di detenzione, ha scritto una lettera alla compagna italoargentina Natalia Potenza. “Avrei dovuto ascoltarti ma oramai è tardi. Non sono lucidissimo, anche se sto bene”. Così “Valterino” in uno degli estratti diffusi dal Tg1 nell’edizione delle 20. Il Tg1 ha mostrato degli stralci e il giorno dopo i quotidiani e i vari approfondimenti non hanno dedicato troppa attenzione alle parole vergate da Valter. Ma Valter, come sappiamo, è un giocatore che copre, ammicca, dice cose a caso mischiate con cose non a caso, più volte in questi mesi di dichiarazioni ufficiali e off records, ci siamo interrogati su quali messaggi in codice stesse mandando e a chi. Forse, quindi, vale la pena soffermarci di più su questa lettera e soprattutto su due passaggi.
“Berlusconi mi ha abbandonato”
In queste dice di aver commesso tanti errori e di sentirsi impotente. “Spero nei domiciliari, comunque ho chiesto di poter lavorare, qui in carcere ti assicuro è molto più pesante l'impotente attesa”. La prima cosa che si nota è il nome Berlusconi. Riassumendo il passaggio della lettera in cui viene citato il Cavaliere: “Se avessi saputo che Berlusconi mi avrebbe abbandonato non avrei mai proposto di formare una famiglia”. Valter si lamenta, il senso è chiaro: Berlusconi mi ha abbandonato, io ti ho portato in questa situazione, ma ora non sono più come fare. Però che strano, nella stessa frase appaiono Berlusconi e famiglia. Valter non fa il nome Silvio, parla di Berlusconi. Una finezza? O una semplice abitudine? È un messaggio per qualcuno? E poi non specifica che tipo di abbandono. Tutti intendiamo l'abbandono economico, ma se fosse anche quello politico? Valterino stava cercando un'altra sponda? E se sì, dove l'ha trovata? Gioca in tal senso ricordare il rapporto tra i due: Lavitola frequentava Palazzo Grazioli e accompagnava il premier nei suoi spostamenti, come mostra il video ufficiale del governo panamense del 29-30 giugno 2010, in cui scende dall'aereo di Stato insieme a Berlusconi durante la visita a Panama, pur non ricoprendo alcun incarico istituzionale né facendo parte della delegazione italiana. La vicinanza emerge anche dalle intercettazioni pubblicate da Repubblica, in cui Lavitola discute con Berlusconi di vicende giudiziarie, politica e nomine. Il sodalizio si tradusse però in affari giudiziari: Lavitola fu ritenuto il tramite tra l'imprenditore Gianpaolo Tarantini e Berlusconi nello scandalo delle escort, e secondo l'accusa avrebbe poi tentato di estorcere denaro al premier minacciando di rivelare informazioni compromettenti: fu condannato in via definitiva a un anno e quattro mesi per tentata estorsione. Nell'altra vicenda che lo rese celebre, la compravendita dei senatori per far cadere il governo Prodi, fu accusato di aver fatto da intermediario nel passaggio di Sergio De Gregorio dall'Italia dei Valori al centrodestra in cambio di tre milioni di euro. Berlusconi e Lavitola furono condannati in primo grado a tre anni per corruzione, reato poi caduto in prescrizione in appello. Il legame personale sopravvisse però alle vicende giudiziarie: Aldo Torchiaro, il giornalista del Riformista che nel 2023 pubblicò la foto della cena al Cefalù tra Lavitola e Ranucci, racconta di un incontro a dicembre 2021 (sempre al Cefalù) in cui Lavitola gli aveva confidato: “La mia idea era quella di convincere Silvio Berlusconi a candidarsi Presidente della Repubblica. Anche solo per contarsi, per mostrare ancora una volta a tutti che lui c'era”. Il faccendiere immaginava che, dopo la quarta chiama, il Cavaliere avrebbe fatto un passo indietro indicando Mario Draghi al Quirinale “a nome del centrodestra”. Andò diversamente: alla fine di gennaio 2022 fu rieletto Sergio Mattarella. Infine nel febbraio 2023, quattro mesi prima di morire, Berlusconi rese da Arcore dichiarazioni ai legali di Lavitola, utilizzate per tentare la revisione della sua condanna per estorsione - richiesta respinta in via definitiva dalla Cassazione alla fine del 2025. Un gesto che la stampa definì un “lascito giudiziario” a favore dell'amico, col valore simbolico di una riconciliazione. Ma oggi, dopo quelle parole concilianti, Lavitola parla di abbandono.
Una chiave interpretativa della lettera, sempre con il focus sul “passaggio politico” su Berlusconi, l’ha data David Gramiccioli in un post su Facebook. Quello di Lavitola è un messaggio scritto con una “sorta di criptolingua. Non necessariamente destinata al grande pubblico, ma perfettamente comprensibile agli addetti ai lavori e a chi, nel corso degli anni, ha sviluppato una particolare sensibilità per questa materia”.
“Ti dovevo ascoltare ma oramai è tardi”
Il secondo passaggio interessante della lettera di Lavitola è quello in cui si assume tutte le responsabilità per ciò che è accaduto. Lui dice: "Ti ho già scritto che ti dovevo ascoltare ma oramai è tardi, qualsiasi cosa sia successa è colpa mia”. Non cita la vicenda Ranucci ma il riferimento appare chiaro. Lavitola dice di che la colpa è solo sua, che deve pagare solo lui. Gomes non lo menziona e in qualche modo lo consiglia: non tornare dal Camerun, pagherò io e andrà bene così. Poi prosegue: “Ormai è tardi. Ho provato delle sofferenze e frustrazioni che mi sembrava mi sbranassero”. Frustrazioni: per non essere più al centro della scena? Per non essere più nel giro Berlusconi? C'è però un altro passaggio in cui Lavitola fa altri nomi: Sergio e Arturo Cola, i suoi avvocati. Chiede alla compagna il motivo della sua interazione con Arturo, il linguaggio sembra restituire preoccupazione per questo contatto tra Natalia e i Cola. Ha ragione Gramiccioli: forse serve davvero un dizionario che traduca la sua “criptolingua”.