Il mistero di Clesio Gomes Tavares è centrale nella storia Ranucci-Lavitola, così come lui per gli inquirenti, è il personaggio centrale. Il ponte che collegherebbe il mandante, Lavitola, al gruppo dei bombaroli. È irreperibile da subito dopo l'attentato, in Africa ufficialmente per gestire gli affari di Lavitola sul carbon credit. Parla saltuariamente con qualche giornale, poche frasi, poco chiare. Noi attraverso il suo secondo (o primo?) nome, Tchoukoua Ckuidjeu, abbiamo scoperto il suo passato nelle MMA e soprattutto il nome della holding africana di Lavitola: Future Awaits.
Per mettere un punto al mistero il TG1 è andato a scovarlo. Ha spedito in Africa uno dei suoi cronisti di razza, Leonardo Zellino, strappato alle sue vacanze per finire nel pericoloso Camerun. “È un paese in difficoltà” ci dice, “c'è una criminalità diffusa, la sera non puoi neanche uscire dall'albergo”. Lui è uno tosto, ha seguito guerre e conflitti di ogni sorta, in Ucraina è di casa da quando è scoppiata l'invasione. La sua unica paura? Le zanzare. Sembra una battuta, ma in Camerun girare all'aperto è davvero pericoloso, rischi di prenderti la malaria che negli ultimi mesi imperversa in quelle zone dell'Africa.
Leonardo Zellino è andato lì con un unico obiettivo, cercare Clesio, e lo ha trovato, non senza qualche peripezia. Il modo in cui l'inviato ha stanato l'uomo di Lavitola è infatti una piccola scuola di giornalismo vero, di inchieste da strada. Ha battuto la capitale economica del Camerun, Duala, le paleste, i locali più in, tutti i posti che Clesio avrebbe potuto frequentare, fino a scovarlo. Nel servizio il factotum di Lavitola lo vediamo tranquillo, seduto a chiacchierare ad un bar, ma le precauzioni che adotta ci fanno pensare che non lo sia così tanto. Non va direttamente da Leonardo, lo fa prendere da un suo uomo, indice tra l'altro che laggiù può contare su una certa rete più o meno strutturata. Poi finalmente si incontrano ed esce fuori l'intervista andata in onda ieri in un bellissimo servizio del TG1. Noi abbiamo intervistato Leonardo Zellino per farci raccontare qualche retroscena del suo incontro con O' Nir.
Come sei partito per cercare Tavares?
Sono partito senza nulla, non l'ho contattato per giocare sull'effetto sorpresa. Sono venuto qui sapendo che Duala era la sua base e mi sono messo a cercarlo sfruttando le ore di sole, quando le zanzare sono meno aggressive. Mi sono chiesto: cosa fa uno come Tavares? Frequenta i locali della Duala bene. Lì, per esempio, qualcuno lo conosceva ma non lo vedeva da tempo. Poi ho pensato: qual è l'altro posto che potrebbe frequentare uno come lui? La palestra, quindi ho cercato le palestre nei quartieri dove pensavo potesse andare. Non è stato facile, perché è una città di 4 milioni di abitanti, però sono finito nella palestra giusta. Facevano MMA, e mostrando la foto mi hanno detto che lavora da un'altra parte, dalle 7 alle 9 di mattina. Effettivamente sono andato lì e me lo hanno confermato, dicendo però che non lo vedevano da due settimane.
Quindi lavorava lì ma mancava da molto.
Sì, poi gliel'ho chiesto direttamente e lui ha detto che ci andava da ragazzo, parliamo di quando aveva 16 anni, quindi ha negato. Questo è un altro piccolo giallo.
Lui lì si fa chiamare Gomes o Tchoukoua Ckuidjeu?
Questo non lo so con certezza, perché la gente lo ha riconosciuto solo dalla foto che mostravo io.
In palestra non lo vedevano da tempo, quindi poi?
Non sapevo più dove sbattere la testa, l'ho chiamato e gli ho detto: sono qui, cosa facciamo? Lui mi ha detto di essere nel nord dell'Etiopia e che non sarebbe tornato in Camerun prima di sabato. Poi, miracolosamente, il giorno dopo mi ha chiamato e mi ha chiesto dove fossi.
È tornato prima?
Sì, era davvero fuori, infatti la prima cosa che ha fatto quando ci siamo incontrati è stata mostrarmi un timbro d'ingresso nel paese con la data del giorno stesso. Mi ha fatto vedere anche un video della partenza del giorno prima.
Quindi ti ha dato appuntamento.
Sì, mi ha detto che mi avrebbe chiamato all'una, mi ha chiamato un'ora dopo chiedendomi come fossi vestito. Gli ho detto che non si sarebbe potuto sbagliare, ero l'unico bianco... Ma lui voleva la descrizione, e poi ho capito perché. Quando sono uscito dall'hotel non c'era lui ad aspettarmi, ho trovato quel ragazzo che ho ripreso nel video, che era al telefono con Tavares, me lo ha passato ed è rimasto al telefono con lui per tutto il tragitto.
Dove vi siete incontrati?
L'incontro è avvenuto in un posto affollato, malfamato, vicino al mare. Pretendeva di fare l'intervista lì, perché diceva di lavorare molto nelle isole di fronte a Duala. Però non era possibile, con tutta quella confusione l'audio non si sarebbe sentito e poi stare all'aperto di pomeriggio, con le zanzare, è un rischio serio. Lui allora ha scelto un altro posto, ma comunque non è venuto con noi, mi ha fatto accompagnare dal tipo fino a un anonimo ristorante, dove poi abbiamo fatto l'intervista.
Ma tu poi hai saputo chi era quel signore?
Uno che lavora per lui, ma non ne ho idea, anche perché non parlava inglese, parlava solo francese, e per lo più stava zitto ed eseguiva gli ordini.
Tavares che impressione ti ha fatto?
Era vestito con una magliettina come hai visto nel servizio. Non indossava scarpe, aveva un paio di ciabatte con i calzini, non poteva metterle per i problemi legati alla trombosi che ha avuto. Mi ha fatto vedere anche i suoi esami clinici, ad agosto ha avuto una trombosi al polpaccio e i medici gli hanno sconsigliato di muoversi e di viaggiare.
Che personaggio è?
È il degno figlioccio di Lavitola. Uno che può dire tante cose e allo stesso tempo non dire nulla. Può dire, per esempio, che se avesse voluto fare il latitante sarebbe potuto scappare in Russia, facendo capire che lì qualche aggancio ce l'ha. Poi dice che è certo di tornare in Italia.
Lui ha anche famiglia in Italia giusto?
Sì, il suo unico rammarico dice è stato quello di non aver fatto le vacanze con la famiglia. Pur essendo un padre assente le ha sempre fatte ma quest'anno invece ha dovuto, prima si è preso la malaria, poi ha avuto problemi legati alla trombosi. Quindi al di là dei problemi giudiziari la sua versione è che non è tornato per questo.
Su Future Awaits cosa hai scoperto?
Ho scoperto che di fatto la società non esiste. Sono andato in tribunale a Yaoundé, la capitale politica, e ho trovato per fortuna un impiegato disponibile che sottobanco ha chiamato la sede fingendo di cercare lavoro. Ci hanno dato appuntamento in un posto, lui ci ha accompagnati e arrivati sul posto ha detto: 'La donna al telefono mi ha detto di arrivare fin qui e poi mi avrebbe richiamato'. Quindi anche qui tutta una serie di accortezze. A quel punto gli hanno indicato il posto esatto, sono andati a chiedere lavoro e lì hanno risposto di non assumere nessuno, perché la società è nuova e si occupano di “crediti verdi”.
E in proposito cosa ha detto Gomes?
Lui dice che la legge del Camerun gli imponeva di creare una società e di avere una sede fisica, ma in questo momento non hanno bisogno di un ufficio, perché il loro compito ora è andare in giro dai capi tribù per contrattare i progetti. In futuro, quando la società si sarà consolidata, avranno bisogno di un ufficio.
Quindi lui sta facendo esattamente quello che diceva anche Lavitola?
Sì, ha un elenco di cose lasciatogli in eredità da Lavitola, senza cui, dice, non avrebbe saputo cosa fare, e sarebbe già tornato. Dice di avere questo lavoro programmato da portare a termine, e che ha scelto di farlo perché lo toglie dalla strada.
Però non ha voluto parlare molto della questione...
Sì, l'intervista è stata fatta a patto di parlare di quello che diceva lui, però insistendo qualcosa è uscito. Ha detto ad esempio che è socio di Lavitola, ma non ci ha detto le percentuali.
Poi anche sui “bombaroli e su Ranucci.
Sì, lì si è un po' lasciato andare dicendo di conoscere qualcuno di loro. Su Ranucci ha detto di non conoscerlo, che la foto non prova nulla.
Poi su Lavitola lui manda quel messaggio 'Fatti forza ed esci dal carcere', che si può interpretare un po' come: 'Tu sai come uscire'.
Sì, e io non ti mollo. Del resto credo proprio questo anche il messaggio di Lavitola: 'L'unico peso che sento è di aver messo nei guai un amico (Ranucci) e il figlioccio (Gomes)'. Il figlioccio risponde tra le righe e dice: tranquillo, pensa a te, pensa a uscire, che a me ci penso io.