Se chiedete a Donald Trump per quale motivo, qualche giorno fa, il potente capo della Cia sia volato a Mosca in gran segreto, vi sentirete rispondere che era un viaggio di “semi-routine”. Niente di importante, nulla da attenzionare. Peccato che il Wall Street Journal e Politico abbiano offerto ricostruzioni tanto diverse quanto preoccupanti. Pare, infatti, che John Ratcliffe abbia incontrato Vladimir Putin per dissuaderlo dall'attaccare i Paesi della Nato nell'imminente futuro. Esiste un rischio del genere? Potrebbe essere ancora più grande. L'intelligence statunitense è infatti convinta che Putin sia frustrato per come stia procedendo la guerra in Ucraina e incaz*ato nero per l'esplicito sostegno militare che il Regno Unito ha deciso di offrire a Kiev. Andy Burnham, fresco primo ministro britannico, ha dichiarato che Londra consentirà agli ucraini l'accesso a tecnologie classificate per avviare la produzione in proprio dei temibili missili da crociera a lungo raggio Storm Shadow. Tutto questo, insomma, potrebbe spingere il Cremlino a sferrare un attacco diretto (seppure limitato) contro l'Alleanza Atlantica per testare un'eventuale risposta del gruppo. Sarebbe un disastro, visto che il trattato della stessa alleanza parla chiarissimo: ogni attacco contro un Paese membro equivale a un attacco contro l'intera Nato e vincola gli altri a soccorrerlo.
Più o meno è andata così: sono uscite indiscrezioni secondo le quali la Nato avrebbe presto intensificato il proprio sostegno all'Ucraina, il Regno Unito ha confermato di voler aumentare il sostegno a Kiev, la Russia ha minacciato ritorsioni (Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha detto che Gran Bretagna e Francia stavano “giocando con il fuoco”) e il capo della Cia, informato dai servizi statunitensi del possibile patatrac, è filato a Mosca per capire meglio la situazione. E per convincere Putin a non attaccare l'Alleanza Atlantica. Al di là dell'effetto domino che genererebbe un blitz russo nel cuore dell'Europa, bisogna in ogni caso tener conto di quanto sia ancora grande l'ombrello difensivo statunitense che, dal termine della Seconda Guerra Mondiale in poi, ha sempre coperto il Vecchio Continente. C'è chi infatti fa notare come le forze armate Usa stiano affrontando una carenza “oltre la soglia critica” di intercettori missilistici avanzati proprio in Europa, dovuta per lo più al conflitto contro l'Iran. Il risultato è evidente: i Paesi della Nato sono più che mai vulnerabili a un fantomatico attacco moscovita.
Il viaggio russo di Ratcliffe richiama alla mente quello fatto dal suo predecessore nel 2021. Durante la presidenza Biden, William Burns era volato in Russia per incontrare Putin e dissuaderlo dal compiere gesti estremi. Nonostante le smentite del presidente russo, poco dopo la trasferta di Burns a Mosca il Cremlino avrebbe sferrato la sua offensiva in Ucraina dando il via alla guerra. Siamo dunque vicini a una nuova escalation del conflitto? Trump ha spiegato che non c'era nulla di strano nel viaggio del capo della Cia: “Non voglio commentare la cosa, ma non attaccheranno”. Sarà anche vero, ma intanto diversi Paesi della Nato, in primis i confinanti con la Russia, si sono mossi per rafforzare la loro “prontezza militare”. La Polonia, per esempio, ha fatto sapere di prepararsi all'ipotesi di una guerra su vasta scala. Appena tornato negli Usa, dal canto suo, Ratcliffe ha incontrato il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il generale Dan Caine, l’ufficiale con il grado più alto nelle forze armate. Appare quindi evidente come sul tavolo del capo della Cia ci sia un dossier militare. Il New York Times ha nel frattempo offerto tuttavia una ricostruzione sui generis: a Mosca Ratcliffe avrebbe incontrato il capo dell'Fsb Aleksandr Bortnikov per far presente che la guerra in Ucraina stava andando male per la Russia e spingere Putin a fare un accordo.