A settembre ricomincia la scuola è c'è un enorme elefante, non nella stanza, ma nell'aula degli studenti. Anche se molti italiani fanno finta di non vederlo. Infatti, chiunque sia un genitore con prole in età scolare, vede benissimo ciò che corrisponde a un'allarmante fotografia dell'attuale società italiana: il gender gap più evidente è nella scuola dell'obbligo. Nel XXI° secolo dove dominano “ideologie alla moda”, come cantava Battisti, che vengono spacciate sulle piattaforme digitali private, da Instagram a TikTok, è molto più opportuno affidarsi ai dati scientifici e a chi professionalmente è in grado di raggrupparli dal punto di vista statistico. Stando infatti ai dati pubblicati dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, relativi al periodo 2024-2025, gli insegnanti di ruolo e gli insegnanti supplenti, ovvero coloro che trovano lavoro nella scuola dell'obbligo in Italia, sono praticamente tutti di sesso femminile: sono quasi tutte donne. I maschi sono merce rara e in via di estinzione, con buona pace delle letture di Pinocchio, del libro Cuore e di enne opere del patrimonio letterario italiano. Gli insegnanti uomini si sono estinti come dinosauri.
Ovvero, secondo i dati presenti sul portale del Ministero (www.mim.gov.it) le donne rappresentano l’81.3% del totale degli insegnanti nella scuola dell'obbligo in Italia. Anche secondo la ricerca OECD (https://www.oecd.org/it/publications/risultati-di-talis-2024_27269ce2-it/), che riguarda il solo anno 2024, illustra questo monopolio di genere, anche se riduce di quasi 4 punti percentuali questo enorme distanza tra il maschile e il femminile: "il 77 % del corpo docenti è composto da donne". La ricerca segnala anche che la percentuale è maggiore di 7 punti rispetto alla media OCSE, ovvero quella degli altri paesi che una volta erano detti “sviluppati” o avviati a diventarlo. Ovvero la media italiana di lavoratrici nella scuola è molto più alta di quella presente nelle evolute socialdemocrazie nordeuropee. Il rapporto, pubblicato lo scorso autunno, è una delle più grandi indagini mai svolte a riguardo della scuola: infatti ha coinvolto quasi 300 mila docenti e dirigenti, in oltre 17 mila istituti scolastici di 55 differenti Paesi. Sempre l'indagine OECD segnala che, in Italia, la percentuale di insegnanti di sesso femminile non è cambiata nel periodo tra il 2018 e il 2024.
Per illustrare pienamente i dati raccolti dalle istituzioni, vale la pena di consultare il portale Tuttoscuola (tuttoscuola.com) che, durante la primavera 2026, ha riassunto in una lampante tabella i dati diffusi dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. I numeri, per ciò che concerne la scuola dell'obbligo, sono a dir poco eclatanti: nella scuola dell'infanzia, che un tempo si chiamava "l'asilo", su 107.132 docenti che lavorano, ben 106.124 sono donne: la percentuale è da “elezioni bulgare”, ovvero il 99.1%, mentre un esiguissimo 0.9% sono maestri d'asilo di sesso maschile. Il divario si conferma anche nella scuola primaria, cioè "le elementari", dove il gap gender illustra un 94.6%: su 318.443 insegnanti che lavorano negli istituti scolastici delle primarie d'Italia, ben 301.181 sono solo donne. Anche alle "medie", ovvero nella scuola secondaria di primo grado, il dato è nettamente sproporzionato a favore delle lavoratrici donne: 166.559 su 218.098, la cui percentuale è del 76.4%. E persino nei licei italiani, ovvero nella scuola secondaria di secondo grado, gli uomini insegnanti sono occupati per una stretta minoranza: su 332.780 docenti, 220.137 sono professoresse (66.2%). Anche tra i dirigenti scolastici, sempre secondo i dati registrati dal Ministero, i presidi sono in realtà: le presidi, ovvero la maggioranza dei lavoratori in tale ruolo apicale, sono quasi tutte donne. Più o meno il 70% (5.100 su 7.400).
Ma quindi, almeno a riguardo alla scuola dell'obbligo, dove sarebbe il supposto "gender gap" che svantaggia le lavoratrici donne? Dov'è il tanto vociferato "privilegio maschile" nel mondo del lavoro? I dati spiegano a chiari numeri che nell'Italia del 2026 è l'esatto contrario. Tuttavia nella Penisola non si vedono proteste plateali di maschi che vorrebbero insegnare nelle scuole italiane. Così come non si sentono politici, spesso appartenenti ai partiti di quella che viene definita "la sinistra", ovvero coloro che a ogni microfono si dichiarano in tutela delle minoranze e degli svantaggiati, stracciarsi le vesti e farsi movimento politico attivo per promuovere le “quote azzurre”nelle scuole e per ciò che concerne l'istruzione dell'obbligo dei cittadini italiani. Forse, il prossimo governo, farebbe bene a mettere mano a questo monopolio de facto, nonché alla fattuale disparità in base al sesso, che è oggi dominante nella scuola italiana dell'obbligo. Ai lettori e, durante la prossima primavera 2027, anche agli elettori, la proverbiale: ardua sentenza.