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7 aprile 2026

Il macabro trofeo di Pamela Genini? Le piste sono tante, ma quella testa mozzata forse deve cucire una bocca (già in carcere)

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

7 aprile 2026

Il mistero della cadavere profanato e della testa rubata dal cimitero di Strozza? Per chi indaga non è un mistero e, al di là dei salotti televisivi, gli elementi su cui lavorare ci sono, anche se per ora è impossibile concentrarsi su una direzione sola. Prende senso, però, il sospetto che possa essersi trattato di un gesto intimidatorio in cui Pamela Genini, purtroppo e ancora una volta, è solo la vittima
Il macabro trofeo di Pamela Genini? Le piste sono tante, ma quella testa mozzata forse deve cucire una bocca (già in carcere)

Chi ha decapitato il cadavere di Pamela Genini è un satanista. Chi ha decapitato il cadavere di Pamela Genini è un maniaco malato. Chi ha decapitato il cadavere di Pamela Genini è un collezionista del macabro. Tutte ipotesi, tutte possibili e da approfondire. La cronaca, però, si fa coi fatti. Esattamente come le indagini. Ecco perché c’è da partire dai dati certi e da quel Gianluca Soncin che, oggi, è in carcere proprio per il femminicidio di Pamela. E’ lui che l’ha ammazzata con 24 coltellate ed è per colpa sua, invece, che potrebbe essere stata ammazzata di nuovo. E’ la pista suggerita dall’ex amico Francesco Dolce nei salotti televisivi? No, i salotti televisivi sono un conto e le procure che indagano un altro. Niente manie di protagonismo, quindi, solo la volontà di muovere da quel dato certo che si chiama Gianluca Soncin.

Prima di diventare un assassino era un uomo ricco. Molto ricco. Quella ricchezza, però, non è mai stata del tutto chiara. Il lusso, tutto quel lusso, poteva essere sì il privilegio di un imprenditore che aveva fatto scelte azzeccate, ma poteva essere anche il segnale di strani affari. Quegli strani affari che al sud hanno nomi precisi e al nord, invece, si mescolano spesso proprio con imprenditoria e colletti bianchi. Oggi Gianluca Soncin è in carcere per un omicidio e in tanti, troppi, potrebbero avere assoluto interesse al suo silenzio. Non per quello che ha fatto a Pamela, ma per tutto quello che potrebbe aver visto e conosciuto prima di trasformarsi nell’assassino della sua fidanzata. Solo che chi sta in carcere, sorvegliato a vista e pure con idee suicidiarie, puoi minacciarlo in un modo solo: facendo qualcosa lontano da lui, ma che possa avere a che fare con lui.

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Pamela Genini

Tra le piste seguite dalla Procura della Repubblica di Bergamo, quindi, c’è chiaramente quella del clamoroso (e orribile) gesto intimidatorio. Perché non è un segreto che il delitto di Pamela Genini possa far accendere la luce anche su tutto quello che succedeva nel mondo di Soncin. Intorno a Soncin. Chi conosce il carcere e la malavita dice che gesti così hanno spesso come indirizzo proprio qualcuno che è tra le sbarre e a cui va fatto arrivare un messaggio. Certo è che ritrovare i resti asportati di Pamela aiuterebbe a capire molte cose. E, magari, pure a rispondere definitivamente a quel “perché” che ormai da settimane rimbomba nella testa di una famiglia che, oltre alla pace perduta di una figlia ammazzata, adesso vive pure il tormento per quello che è successo al cimitero di Strozza.

La mamma di Pamela, Antonella, non crede alla pista satanista e nemmeno a quella del traffico internazionale di denaro illecito ipotizzato dall’ex amico Francesco Dolce. Non dice nulla, invece, sulla possibilità agghiacciante che il corpo della figlia possa essere stato usato di nuovo, questa volta come una minaccia. E, in maniera umanamente del tutto comprensibile, sembra preferire la pista del macabro. Sembra che a profanare quella tomba siano stati in tre, forse quattro. Hanno lasciato graffi sul cemento, tracce di scasso, residui di un’urgenza che tradisce l’amatorialità del male. E proprio quei segni di pochezza racconterebbero, per la donna, che a volere quella profanazione sia stato un qualche collezionista del macabro. E’ l’ipotesi di una madre che ormai, comprensibilmente, non sa più cosa pensare, se non che sua figlia è stata ammazzata un’altra volta e, paradossalmente, con ancora più efferatezza.

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Pamela Genini e il suo assassino Gianluca Soncin

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