C’è un fermo (già in carcere per altro reato), ma la verità sulla morte di Aurora Livoli potrebbe essere ancora più agghiacciante di come persino gli inquirenti l’avevano immaginata. In carcere c’è un cittadino peruviano di 57 anni, irregolare e con precedenti per violenza sessuale, oggi indagato anche per omicidio volontario. Non è stato arrestato per la morte della ragazza, almeno inizialmente, ma per una tentata rapina avvenuta la sera del 28 dicembre nella stazione della metropolitana M2 Cimiano. Lì avrebbe aggredito alle spalle una diciannovenne peruviana rimasta sola sulla banchina: braccio al collo e bocca tappata per portarle via il telefono e impedirle di chiedere aiuto. Ma a quella ragazza è andata meglio che a Aurora, perché l’arrivo di un treno le aveva consentito di divincolarsi e fuggire, mentre l’uomo scappava a sua volta cercando di confondersi tra i passanti e cambiandosi la giacca.
Subito dopo, secondo la ricostruzione dei carabinieri, il 57enne ha incontrato Aurora. Le telecamere li hanno ripresi insieme, lei davanti e lui dietro, all’ingresso del super condominio di via Paruta 74-76, a Milano dove all’indomani, completamente nudo e coperto solo da un giubbetto, il portiere dello stabile ha scoperto il cadavere di Aurora. Le immagini successive mostravano l’uomo uscire da solo attorno all’una, rientrare e poi allontanarsi definitivamente alle 3.30, in direzione Cascina Gobba. Le forze dell’ordine, poche ore dopo, lo hanno rintracciato e arrestato, senza sapere, però, che oltre al tentativo di rapina alla fermata M2 di Cimiano, poteva essersi macchiato di un reato ben più grave.
Gli inquirenti hanno incrociato immagini e testimonianze, chiudendo velocemente il cerchio in mattinata, proprio mentre l’autopsia sul corpo di Aurora Livoli ha avuto inizio. La diciannovenne, originaria di Fondi, ma residente da anni con la famiglia adottiva a Latina, ha evidenti segni di strangolamento, ma solo il referto dell’anatomopatologo potrà formalizzare la causa del decesso. L’esame autoptico, lo ricordiamo, era stato posticipato a causa di complicazioni legate alla comparazione del DNA, essendo i genitori adottivi e non biologici della ragazza. Ferdinando Livoli e Erminia Casale, insieme all’avvocato di famiglia Massimo Basile (che è anche zio della ragazza), si sono presentati all'Istituto di Medicina Legale con un mazzo di fiori in mano. Il riconoscimento formale del corpo. L’attesa per l’autopsia. Mentre sul fronte delle indagini cominciavano a arrivare le prime notizie.
La giovane, che si era allontanata da casa il 4 novembre senza soldi e senza documenti, non dava sue notizie dal 26 novembre, quando aveva parlato con i genitori, rassicurandoli sul suo benessere, ma dichiarando di non voler fare ritorno. Dopo quella telefonata, nessun altro contatto. I genitori avevano denunciato la sua scomparsa, ma senza strumenti di legge per poter fare di più. La ragazza, infatti, non aveva mai mostrato segnali di disagi psichici gravi, sebbene fosse in cura per difficoltà legate all’umore, come spesso capita durante la fase adolescenziale. "Non era la prima volta che si allontanava, ma questa volta non è tornata - ha spiegato lo zio e legale della famiglia - e ora, non possiamo fare altro che aspettare risposte". Sono arrivate, anche se chiaramente il peruviano, per ora, è solo indagato e le indagini andranno avanti per accertare se quei lividi sul collo, compatibili con uno strangolamento a mani nude, li avesse procurati lui alla povera ragazza. Fino a toglierle la vita.
Resta da chiedersi perché proprio lì, in quell’enorme complesso residenziale. Alcuni residenti del condominio hanno raccontato di non aver mai visto Aurora, ma la presenza di numerosi appartamenti, seminterrati e cantine non esclude la possibilità che la giovane, o il suo assassino, avesse un appoggio di fortuna lì. Quello che è certo è che Aurora non aveva soldi, né documenti. “Ogni tanto spariva – ha raccontato nei giorni scorsi il babbo, dopo aver scoperto nel peggiore dei modi che la ragazza morta a Milano era sua figlia - Era solare, affettuosa, curiosa. Ma non ha mai giustificato i suoi allontanamenti".