Siamo tutti coglioni. Chi più chi meno, chi prima chi poi. Lo sa pure Minnie, ovvero Donzelli (lo chiamano Minnie, sì, per una questione di vestiti di carnevale, storia molto cringe), meloniano più di Meloni, responsabile nazionale di Fratelli d'Italia, che del suo amico e ex coinquilino e sottosegretario alla giustizia (alla Giustizia!) Delmastro, lo dice e lo spergiura: "È stato solo un coglione". No, non dice così, ma lo fa capire. Lo dice e lo spergiura dietro le quinte dei vari programmi a cui partecipa, davanti ad autori e operatori (la furbizia non è di questa gente, che ci volete fare), e racconta la sua versione agli astanti. Questa: "Andrea e gli altri hanno fatto una cazzata. Vi spiego io come è andata".
E spiega: "Delmastro andava a mangiare in questa Bisteccheria d'Italia (ci vogliamo soffermare solo un attimo sull'orrendo logo? Definirlo fascista è poco) insieme ai fratelli d'Italia di Biella". E fin qui ci sono le foto, in una c'è pure la capa di gabinetto Giusi Bortolozzi, una di quelle che con le sue frasi ha contribuito a rendere questa campagna referendaria bassa, mediocre, volgare (oltretutto, pare, che oltre a loro c'andava pure mezza polizia penitenziaria). Però poi Minnie continua, nei backstage dei programmi in cui è ospite, a dire come è andata, ed è andata così: "La diciottenne (la figlia del prestanome del boss Senese) lavora nel ristorante e si lamentava che non c'avevano soldi e che gli affari non andavano bene (strano, però, Delmastro e camerati ci andavano pure se dal ministero distava mezz'ora all'andata e mezz'ora al ritorno) e i Fratelli d'Italia presenti si sono offerti di dare una mano, ma pochi soldi a testa, giusto per aiutare". Ora, la verità è banale, sempre, e quando dai la verità al popolo spesso il popolo non ci crede, il complottismo, si sa, è come il culo, piace a tutti, ma qui Minnie Donzelli prefigura un reato: il reato di coglionaggine. Delma e gli altri sono dei coglioni. Si sono immolati per fare un piacere a una ragazza e dare fiducia a una giovane patriota. Avete capito? Questa è la spiegazione di Donzelli. E guardate che non differisce dalla versione che ieri, da Mentana, ha dato Giorgia Meloni. Lei. La premier. Giorgetta, però, lo ha chiamato in un altro modo, ma ti credo, era in diretta, mica nel backstage: "Leggero. Delmastro è stato leggero". Bel sinonimo, va riconosciuto. E vedrete: nelle prossime ore, per reggere botta, sarà questa la versione ufficiale da sostenere.
Ma Delmastro non lo è, un coglione. Delmastro è un genio. È un numero uno. Scusate, uno che dice: "È una intima gioia sapere come non lasciamo respirare gli arrestati" e la fa franca, uno che passa informazioni riservate sul caso Cospito proprio a Minnie e la fa franca, uno che (non dimentichiamolo) mentre Pozzolo sparava il colpo della pistola al cenone di capodanno si giustificava dicendo: "Io non c'ero e se c'ero ero a portare le teglie di pasta al forno sulla Jeep Renegade" e la fa franca, uno così è un genio. Non un coglione.
Se non fosse che il problema non è tanto aver peccato di coglionaggine e nemmeno aver mentito (ha detto che non c'era più andato dopo la condanna del padre della diciottenne e invece le foto lo smentiscono), ma soprattutto non aver dichiarato, né nella dichiarazione dei redditi né alla Camera, che nel dicembre 2024 era entrato in questa società. Delma è un PEP. Non è un'offesa, questa, no. È un acronimo: sta per Persona Esposta Politicamente. Chi non è politico non può capire: significa che se devi intestarti qualcosa, anche una semplice macchina, devi essere molto più scrupoloso tu e molto più scrupoloso chi te la vende. Un inferno di burocrazia, insomma. E invece Delma no. Lui fa le società e non le dichiara.
Anche perché lo sanno pure gli stronzi che a Roma la ristorazione è in mano alla criminalità. E se proprio devi fare il coglione almeno dichiaralo. Ma non come ha fatto Donzelli, dietro le quinte dei programmi televisivi, ma proprio nella dichiarazione dei redditi e alla Camera. Se no viene da pensare che sei un po' leggerino. O nell'altro modo in cui si dice.