A Crans-Montana, in Svizzera, presso il locale Constellation, si è consumata una tragedia orrenda. Quasi una cinquantina di ragazzi sono morti avvolti tra le fiamme di un incendio divampato in un locale in un sottoscala, senza uscite di sicurezza, nella notte di Capodanno. Una tragedia dovuta non solo ad una carenza di controlli, ma anche da un’abitudine malsana che si è sviluppata negli ultimi vent’anni nel settore dei cocktail bar, dei pub e delle baite di montagna, ovvero improvvisare discoteche in locali non a norma. Gli italiani ricordano che una storia simile si ebbe con il concerto di Sfera Ebbasta a Corinaldo, nel 2018. Si fosse ripetuta per l’ennesima volta, in Italia, una vicenda del genere “ci avrebbero massacrati”. Così ha commentato Dj Ringo per Mow, che abbiamo raggiunto telefonicamente per avere un parere. Rocco Maurizio Anacleto, nome d’arte Ringo, da più di quarant’anni fa ballare una marea di gente e nessuno si è mai fatto male. Dj Ringo, da Rtl 102.5 alla direzione artistica di Virgin Radio Italia, è stato anche uno dei fondatori del noto locale Hollywood a Milano, che ha gestito fino al 2006. Dall’alto della sua esperienza nel settore, Dj Ringo ci ha raccontato di come sia degenerata la cultura del clubbing negli ultimi vent’anni e di come questo sia andato di pari passo con la diffusione di piccole discoteche improvvisate che troppo spesso mettono a repentaglio l’incolumità dei giovani, come infatti è accaduto a Crans Montana durante la notte di questo tragico capodanno.
Qual è stata la tua prima impressione quando hai sentito la notizia?
Ti dico, ho 45 anni di discoteche alle spalle. Le discoteche sono cambiate, ma da anni ripeto che la discoteca non è morta solo per la musica o per la parte artistica. Negarlo sarebbe inutile: negli anni '80 e '90 il club aveva un'importanza anche culturale. Film come La febbre del sabato sera lo dimostrano. Una volta ci si preparava una settimana per andare a ballare e la gente amava la musica al punto di segnarsi le canzoni sui post it. Sembrava un'altra era. I club potevano piacere o no, ma io nel 1986 ho aperto l'Hollywood di Milano, che ho lasciato nel 2006. Era un sotterraneo, un ex rifugio di guerra, tutto in ferro e materiale ignifugo, con quattro porte di sicurezza. Nonostante fosse sotto terra, dava un senso di sicurezza pazzesco.
Cos’è cambiato secondo te?
Negli ultimi anni, con la morte dei club, è cambiato tutto: anche in Italia qualsiasi pub o bar ha iniziato a mettere un impianto musicale e a far ballare la gente, cosa sempre vietata dai regolamenti. Così i club hanno quasi tutti chiuso. Molti locali, come quello in Svizzera, sono strutturalmente deboli: legno, poco rispetto delle norme antincendio, uscite insufficienti. In caso di emergenza, la gente non riesce a defluire, come purtroppo è successo in alcuni eventi. Pensiamo a quel concerto di Sfera Ebbasta di qualche anno fa. Un locale non a norma, panico subito, gas e fumo hanno creato una tragedia. Stessa cosa in Svizzera. Troppe persone, uscite insufficienti. Questo non è un discorso campanilistico, ma di sicurezza. Le regole vanno rispettate ovunque. Quando facevamo l'Hollywood, anche se era un locale sotterraneo, tutto era ignifugo: mobili in ferro, vernice antincendio, porte di sicurezza grandi, capaci di permettere di evacuare rapidamente. Così posti piccoli o affollati correttamente non diventano trappole. Se metti più di cento persone in un locale inadatto, il rischio è enorme, soprattutto per i giovani che non sanno gestire il panico. Negli ultimi vent’anni si è perso anche il pensiero della discoteca: prima ci si vestiva secondo lo stile del locale, ma si rispettavano regole di sicurezza.
Se fosse accaduto in Italia, o in un locale di italiani, credi ci sarebbero state reazioni differenti da parte dell’opinione pubblica?
Ci avrebbero massacrato, ci avrebbero ucciso mediaticamente. Mi dispiace che sia successo nella Svizzera “ben ordinata”, ma io vado oltre. Il mio non è un discorso campanilistico, è un discorso generale. Servono leggi mondiali che vadano rispettate se fai un locale. Penso al ragazzo italiano di 16 anni morto e a me dispiace tantissimo. Credo che questo genere di problemi siano nati negli ultimi vent’anni, dalla distruzione delle discoteche e del pensiero della discoteca, quella che rispettava le regole. Io ho lavorato anche in Svizzera, ma sempre in locali a norma. Ancora oggi prediligo l’estate e i locali all’aperto. Lo so che è più difficile, perché il vicinato può protestare per il rumore, ma io lavoro da 45 anni nei locali e ancora oggi, quando entro in un club, ho il panico. Guardo subito dove sono le uscite di sicurezza, controllo la regia, se è vicino a una porta di sicurezza, osservo i materiali. Quando vedo ancora poltrone e tende di velluto mi metto le mani nei capelli. Ma sono pazzi? Il velluto brucia in due secondi. È vero che non si fuma più, ma c’è la moda di portare bottiglie con questi mortaretti, stelle filanti, chiamali come vuoi, ma sono fuoco. Fuoco vero. Chiunque oggi può prendere un impianto, pagare 50 euro un Dj e improvvisare una discoteca. Potrei anche parlare della preparazione musicale di certi Dj, ma questo non c’entra con la tragedia. Il punto è che chiunque, con quattro casse, in un pub o in un bar, si improvvisa pista da ballo senza che siano rispettati i regolamenti. In questo caso a Crans Montana, era ancora peggio. Un sottoscala, tutto sotto terra. La cosa peggiore possibile. Nessuna porta di sicurezza, con una sola scala per entrare e uscire. Quella è morte sicura. E anche solo il panico crea problemi enormi. Filmare con il cellulare può essere utile per capire cosa succede, ma può anche far perdere tempo prezioso per aiutare le persone. In locali non a norma subentra il panico, che è incontrollabile: la gente soffoca, c’è il fuoco, fiammelle sulle tende o sui mobili in legno di una baita… è follia. Il mio appello è per una regolamentazione chiara anche in Italia, anche se immagino che già esistano delle norme.
Forse il fatto che la Svizzera non sia nell’Unione Europea fa sì che alcune normative che l’Italia deve rispettare lì invece vi sia una discrezionalità maggiore per i gestori di locali?
Per una volta tanto non siamo noi italiani al centro del mirino. Di solito ci criticano, ci massacrano, dicono che in Italia è tutto permesso, che siamo indietro. Invece qui devo dire che molti gestori protestano perché le regole sono severe, ma ben vengano le regole severe. Qui in Italia ci sono i controlli dei vigili, dei pompieri, delle commissioni, e per fortuna, si evitano le disgrazie, anche se i pericoli esistono ancora, come nel caso di Sfera Ebbasta. Negli anni ’80 a Milano, al pub Lola Palusa, ci si divertiva anche sul bancone, ma erano locali sicuri. Adesso, immagina 400 persone in un locale sotterraneo con candele e fiammelle: panico assicurato. La sicurezza deve essere prioritaria. Dico questo perché ho il cuore spezzato, parliamo di 47 anime. Faccio ballare la gente da 45 anni, per me è un dolore enorme. E quindi ne approfitto per mandare affetto a queste 47 famiglie. Lo dico col cuore, anche da padre. In un paese moderno, garantire buona sanità e sicurezza al popolo è fondamentale. Questo vale per locali pubblici, piazze, mezzi di trasporto e anche discoteche, devono adeguarsi e rispettare le leggi.