L’Etna erutta. Bellissimo spettacolo per chi sale sul vulcano a godersi l’escursione, un po’ meno per chi da Catania deve partire o per chi a Catania vorrebbe arrivare. I passeggeri restano ancora a terra. La cenere vulcanica continua a mettere in ginocchio l’aeroporto Fontanarossa, con voli sospesi e operazioni nuovamente bloccate fino alle 16 di giovedì 13 agosto (con continui aggiornamenti). In piena stagione turistica, migliaia di passeggeri si ritrovano tra cancellazioni, ritardi, dirottamenti e la corsa agli aeroporti alternativi. Una crisi che evidenzia i gravi problemi di viabilità della regione siciliana e che non riguarda di certo soltanto chi deve prendere un aereo. Noi di MOW abbiamo chiesto a Ismaele La Vardera, - giornalista, ex inviato de Le Iene e oggi deputato all’Assemblea Regionale Siciliana - di spiegarci il suo punto di vista, in seguito a un reel pubblicato sul suo profilo in cui evidenziava la gravità del disservizio. Eletto a 29 anni, La Vardera ha trasformato l’esperienza maturata nel giornalismo d’inchiesta in un’attività politica spesso caratterizzata da denunce e attacchi alle inefficienze della macchina regionale. Oggi è alla guida di Controcorrente, il movimento da lui fondato, e osserva da dentro la politica siciliana una nuova emergenza che torna a porre la stessa domanda: quanto è preparata la Sicilia a gestire i problemi strutturali quando a scatenarli è un vulcano?
L’Etna erutta e l’aeroporto di Catania si congela. Non è la prima volta che succede. Qual è l’errore più grave che fa la politica in questi casi?
L’errore più grande è l’improvvisazione. Abbiamo davanti un vulcano che è stato sempre lì, da millenni, prima ancora che esistesse l’ARS, la politica, il parlamento. Si ricordano unicamente del vulcano quando questo fa il vulcano, cioè erutta. Si tratta di mancanza di programmazione, mancanza di piani alternativi, la mancanza di navette che diano la possibilità alla gente di essere trasportata da un aeroporto all’altro: c’è una totale improvvisazione su questo tema.
Ci sono aeroporti nel mondo che convivono con vulcani (in Giappone, in Islanda). Come mai per Catania non si riesce a costruire un sistema altrettanto efficace?
Non si riesce perché per anni la politica si è girata dall’altra parte e ha affrontato il problema come se fosse soltanto un’emergenza. Ma questo accade sul fronte degli incendi, sul fronte delle autostrade. La priorità di tutti, però, è il ponte sullo Stretto di Messina, se parli con Matteo Salvini.
L'aeroporto di Comiso dovrebbe essere il piano B. Si può davvero considerare tale?
Non può essere un piano B perché anche Comiso ha le sue difficoltà. C’è in atto un progetto di due aeroporti, addirittura: uno nella Valle del Mela e uno ad Agrigento. Certamente la Sicilia merita un aeroporto lontano dal centro della Sicilia. Ma c’è anche l’aeroporto di Trapani che potrebbe essere una valida soluzione. Il tema è che non si sono mai implementati questi aeroporti cosiddetti “minori”, rinforzando i due principali aeroporti, ma che davanti a queste tragedie non sono in grado di gestire il vero problema.
Si parla già di 24 milioni di euro persi a causa dello stop. Su cosa ricadrà maggiormente questo blocco?
Cadrà sicuramente sul settore turistico, le disdette, il settore B&B/hotellerie. Principalmente sono quelli che soffrono.
Se domani dovessi gestire questa emergenza, qual sarebbe la prima cosa che cambieresti?
Io cambierei innanzitutto la governance dei vertici aeroportuali, posto che chiaramente la regione non ha una grande capacità di operatività. Però certamente farei un piano di azione che metta al centro gli aeroporti cosiddetti “minori”. Perché non è possibile pensare che questi problemi vengano affrontati dalla politica come emergenziali. Noi crediamo innanzitutto nell’implementazione di infrastrutture che anche in fase di collegamenti minori vanno cambiati da zero. Riteniamo che il ponte sullo Stretto non sia una priorità, perché purtroppo spesso volentieri è stato vissuto come tale e la Sicilia ha messo a disposizione un miliardo e mezzo di fondi FSC. Se noi dirottassimo per implementare il trasporto marittimo, su strada e ovviamente anche degli aeroporti, un miliardo e tre potrebbero fare la differenza.