Un corpo, un fucile semiautomatico e una scena del crimine che non torna. Almeno secondo l'investigatrice indipendente Michelle Wilkins e un team di scienziati forensi. Il caso è famosissimo, quello riguarda il suicidio di Kurt Cobain. Il leader dei Nirvana è stato ritrovato morto dall'elettricista la mattina dell'8 aprile 1994 nella sua villa su Lake Washington Boulevard. Cobain aveva 27 anni e un trascorso di depressione e dipendenze. La conclusione vien da sé. Secondo le indagini svolte all'epoca si sarebbe suicidato sparandosi un colpo di fucile, accanto a lui una lettera di addio per i fans e i familiari. Nel suo corpo sarebbero state inoltre ritrovate massicce tracce di eroina. Un suicidio perfetto, almeno all'apparenza. Ma lo specialista forense Brian Burnett non è dello stesso avviso, e sull’International Journal of Forensic Science ha contestato l'ipotesi.
Vari gli elementi che non tornano. Innanzitutto i danni agli organi riportati dal cantante sarebbero compatibili con la mancanza di ossigeno causata da un’overdose di eroina non da una morte istantanea da arma da fuoco: "La necrosi del cervello e del fegato si verifica in caso di overdose. Non si verifica in caso di morte per arma da fuoco" ha dichiarato la Wilkins al Daily Mail. Inoltre, le mani di Cobain erano insolitamente pulite nonostante un colpo di fucile alla testa e il bossolo sarebbe stato trovato inclinato in una posizione non compatibile con quella di una traiettoria per suicidio. Infine il sangue sulla maglietta suggerirebbe che il corpo è stato spostato. Sarebbero in tutto dieci gli elementi di prova raccolti dal team che farebbero propendere per un'ipotesi di omicidio. “Dovremmo credere che abbia tappato gli aghi e rimesso tutto a posto dopo essersi iniettato tre volte? Perché è quello che si fa quando si sta morendo. I suicidi sono un caos, e questa era una scena molto pulita”. Secondo la teoria di Burnett, Cobain sarebbe stato attaccato da uno o più aggressori che lo avrebbero costretto a un'overdose di eroina per renderlo inabile, prima che uno di loro gli sparasse alla testa, gli mettesse il fucile tra le braccia e lasciasse un biglietto d'addio falso.
Periodicamente tornano in auge le teoria revisioniste riguardanti la morte del cantante simbolo del grunge. Un investigatore privato, Tom Grant, due anni fa aveva reso pubblico un report che descriveva nei dettagli lo stato del corpo del cantante con l'obiettivo di screditare le ipotesi di suicidio. Tuttavia per ora le teorie rimangono tali, manca un movente, addirittura non c'è neanche stata una riapertura dell'indagine. Sia il dipartimento di polizia di Seattle che il medico legale si sono infatti rifiutati di riaprire il caso. Un portavoce dell’ufficio del medico legale ha dichiarato al Daily Mail: “L’ufficio del medico legale della contea di King ha collaborato con le forze dell’ordine locali, ha condotto un’autopsia completa e ha seguito tutte le procedure per giungere alla conclusione che la morte fosse un suicidio. Il nostro ufficio è sempre aperto a rivedere le proprie conclusioni qualora venissero alla luce nuove prove, ma finora non abbiamo riscontrato nulla che giustifichi la riapertura di questo caso e la nostra precedente determinazione di morte”. La verità per ora è che Kurt Cobain quel giorno si è suicidato. Il caso rimane chiuso, e forse per il suo mito è meglio così.