Per un sindaco che perde la fascia c'è un intero consiglio comunale che perde la faccia. Sì, perché quello che è successo a San Severo è il nadir di una politica locale litigiosa, autoreferenziale e che si consuma nelle stanze chiuse a chiave — nel senso letterale, in questo caso — più che nelle aule istituzionali. È l'ultimo risvolto del terremoto amministrativo e personale che ha coinvolto il comune del paese in provincia di Foggia. Una storiaccia che parte dalla denuncia della sindaca di centrodestra Lydia Colangelo, che in consiglio comunale ha detto di aver subito "richieste che nulla hanno a che vedere con la politica ma che riguardano la mia sfera femminile e sessuale". "Mi sono fidata di consiglieri sbagliati che hanno messo in discussione la mia dignità personale", ha continuato. Un'esplosione che arriva dopo la decisione di azzerare il consiglio comunale. Non di dimettersi, perché "fermare tutto sarebbe irresponsabile". Per tutto si intende fondi del Pnrr, progetti, opere, il caso arriva al culmine di un periodo di fermento e di tensione all'interno della maggioranza del comune, dove la sindaca a quanto pare aveva più di qualche nemico.
Ma non solo "richieste sessuali", la sindaca ha tirato in ballo uno dei suoi assessori, Pierluigi Marino: "L'ultima volta che ha parlato con me ha chiuso la porta e tolto le chiavi della mia stanza. Un tentativo di sequestro". Accuse gravissime, soprattutto nel contesto di quelle precedenti (che per ora rimangono nell'agone politico e non sono state rese note alle forze dell'ordine), visto che non è chiaro se Marino sia lo stesso "consigliere sbagliato" di cui parla Colangelo. Lui ha risposto querelando: "La sindaca mi accusa solo perché ormai sono un avversario politico, prima delle mie dimissioni non ha mai messo in discussione la mia buona fede - ha detto - Qualche giorno prima della Festa del Soccorso mi sono recato nella sua stanza e, per garantire la riservatezza della conversazione, ho semplicemente chiuso la porta, anche perché tutti sanno che la stanza del sindaco è un porto di mare. Ho chiesto di revocarmi le deleghe per le motivazioni che ho già spiegato. Purtroppo ciò da parte del nostro sindaco non è avvenuto". Poi si difende e spiega le motivazioni della sue denuncia: "Chi mi conosce sa che non farei male ad una mosca. Figuriamoci se dovessi fare male al nostro sindaco o ad una persona che reputavo un'amica. E questo per dirvi quanto questa accusa, totalmente falsa, mi abbia ferito e mi abbia costretto a rimettere nelle sedi competenti per tutelare la mia dignità personale, la mia dignità professionale, la mia dignità politica, ma soprattutto la mia dignità di papà. Vi dico che non auguro a nessuno, nemmeno al mio peggior nemico, di vedersi accusato pubblicamente solamente perché ormai è diventato un avversario politico. E se il sindaco ha qualcosa da dire nei miei confronti, nei miei riguardi, lo deve fare unicamente sotto la sfera della mia vita assessorile".
Ora però la maggioranza si rivolta, tredici consiglieri si sono rivolti ad un notaio rassegnando le proprie dimissione e mettendo di conseguenza un punto all'era Colangelo al comune di San Severo, che ora finirà in un inevitabile commissariamento. Una storia opaca, sotto cui si nascondono segreti, dinamiche personali e acredini di cui non conosciamo le radici. Di scandali sessuali la storia della politica è infarcita, ma questo caso ha qualcosa di diverso: è forse la prima volta, almeno nella cronaca recente, in cui la persona verso cui la bilancia del potere pende si trova dalla parte delle vittime invece che da quella dei carnefici. O quantomeno la prima volta che lo denuncia pubblicamente, dal palco istituzionale di un consiglio comunale. Viene da chiedersi quanto sia profondo l'iceberg, quante situazioni del genere non sono emerse, e soprattutto, com'è la vita per una donna di bella presenza nella stanza dei bottoni.