Una decina di giorni pare essere un tempo adeguato per parlare dei risultati della “sinistra” alle elezioni dello scorso week-end, anche per evitare quella frenesia contemporanea di alzarsi alle 6 di mattina per essere i primi a commentare su X le notizie sperando di finire citati in post di altri, o meglio nei lanci di agenzia, con l’aggravante sempre in agguato che nella fretta si dichiarano emerite cazzate. Come quella parlamentare di SEL (qualcuno rimembra ancor?) che un lunedì mattina manifestava per la liberazione di Vladimir Luxuria dalle galere del KGB putiniano, e quando le telefonai per dirle che tutti i giornali sia online che cartacei avevano riportato che non c’era stato neppure un fermo, perché il nostro eroe si trovava in una discoteca gay (sì, esistono, o meglio esistevano, ora sono tutte chiuse e i responsabili in galera, ah, bel desiderabile mondo - anche in Russia) di Sochi col telefono spento, e, va detto, i suoi “partners in crime” in Italia avevano emesso il comunicato stampa con la notizia, “non vera”, contravvenendo alle richieste della comunità LGBT russa, e quasi scatenando un incidente diplomatico tra i due paesi (eh, beata Rifondazione sparita sotto lo zero virgola), mi rispose letteralmente: “non ho tempo di leggere i giornali, io devo fare politica!”. Con questa logica, non mi meraviglio quindi che SEL si sia dissolta e i suoi membri, a parte Fratoianni, evaporati dalla “sinistra”. Oltre ad aggiungere che era ormai palese che i metodi della politica spettacolare che sostituisce la vita vera, e la ragione, erano ormai propri anche di quella che si ostina tuttora a definirsi “sinistra”.
Quindi, sì, delle elezioni recenti ne parliamo a freddo, non per consumare un piatto di vendetta, ma per contestualizzare il tutto alla luce di altri fatti successivi, e ragionamenti più precisi. Cioè sempre lo spettacolo della (falsa) militanza che cancella la politica vera.
Iniziamo da Venezia, ex feudo di un certo Massimo Cacciari (dicono si autodefinisca “filosofo”) ex comunista, ora Piddino, che si scopre cattolico con ben due libri allucinanti (cioè frutto di mistiche allucinazioni), in cui si dichiara amante e teorizzatore dei Vangeli che “leggeva con grande interesse ai tempi di Potere Operaio con Toni Negri e Mario Tronti”, forse le due più grandi menti della sinistra radicale italiana, ma che essendo convolati ad altra dimensione non possono confermare né smentire. E che consiglia alle femministe il culto della Madonna (non la Ciccone, ovviamente) come role model da seguire, perché “pone la donna e la madre al centro assoluto della storia e del mistero dell’incarnazione”. Sì, proprio quella Madonna che giustamente per le femministe è il principale simbolo della sottomissione (in arabo si traduce “islam”) della donna al dispotismo patriarcale, cancellandone inoltre completamente il corpo.
Forse per omaggiare tutto ciò, nel nome della “fratellanza di fede”, il PD ha lavorato alacremente per inserire candidati di origine bengalese, ma leggasi propriamente “islamisti”, nelle proprie liste, forse fidando ancora in una analisi marxista da overdose di spritz secondo la quale i migranti sarebbero di sinistra, proprio come i migranti italiani all’estero (che si chiamano però “expat”). Spoiler: sono quasi tutti di destra, molto a destra. E sinceramente, se qualcuno fugge, non per salvarsi dalla guerra o dall’assassinio in quanto lgbt, ma da un paese oggettivamente povero e senza dignitose offerte di lavoro, in termini di “migrante economico” alla ricerca del sogno americano in Italia, beh, forse tanto di sinistra non è, o comunque non interessato alla militanza politica “sul territorio”. Ma lasciamo stare.
Questi candidati bengalesi, “curiosamente” tutti islamici, hanno fatto liste scritte in bengali, non in italiano, che iniziano con una nota invocazione ad Allah. Molto curioso per chi dovrebbe amministrare la cosa pubblica italiana, una volta eletto, parlare e scrivere in bengalese. Mirabile esempio di integrazione pure. Può farsi eleggere, e può votare, solo chi ha la cittadinanza italiana. Allora perché scrivere in bengali? Sono cittadini italiani, quindi perché usano il bengali, se i loro compaesani senza la cittadinanza che magari ancora non parlano italiano, non possono votarli? E perché ostentano la loro appartenenza all’Islam, se una volta eletti dovranno amministrare la “cosa pubblica italiana”; che è comunque laica? La risposta oziosa potrebbe essere che forse il processo di “integrazione” non ha funzionato così bene, “e loro lo sanno” aggiungerebbe un noto e odiato comico… Il risultato di questa maoista “grande confusione sotto il cielo del PD” è stato infatti che “la situazione non è eccellente”.
Il campo largo ha perso miseramente. Addirittura i 5 stelle sono scesi al 2,61%, e molti analisti sostengono circa il 50% dei vecchi elettori abbia votato per il candidato della destra, che ha vinto la competizione. Simone Venturini quindi è il nuovo sindaco, e viene dal mondo cattolico, con particolare attenzione per la scena delle parrocchie.
Nessuno lo dice, ma troppi lo pensano: scontro di civiltà, o meglio, di religioni? Sembra che il vero leit motiv trainante il voto a destra sia stata la “paura” della costruzione di una mega Moschea e del cimitero Islamico, ma se poi alla fine il programma dei bengalesi si riduce proprio solo a questo, senza considerarne le modalità, il cortocircuito del campo largo appare evidente.
In altre parole, fuggono gli elettori italiani per mancanza di programmi politici “di sinistra”, e quindi si fa “sostituzione etnica di elettori” con cittadini ovviamente e giustamente neo-italiani, o italo-bengalesi, ma senza veri programmi politici se non la richiesta del voto “in nome di Allah”, e la richiesta di pregare e votare PD, se Allah lo vuole, senza presentare alcun programma, se non intercettare il voto islamico a favore del PD stesso. Curioso, vero? A parte “l’inversione di segno”, come si diceva negli anni 70, tra il cattolicesimo veneto di Don Camillo che si fa islamismo nel nome di Peppone, quello che viene alla luce è la cancellazione completa di ogni forma di lotta di classe. I bengalesi islamisti vengono candidati nelle liste PD e i loro voti richiesti (con preghiere e nel nome di Allah), non in quanto lavoratori proletari sfruttati nel cantieri veneti, ma semplicemente in quanto “massa numerica”, come rivela l’ineffabile Piero Fassino: “Sono sei milioni di cittadini extracomunitari regolarmente residenti in Italia” e “queste seconde generazioni faranno l’Italia di domani, perchè già contribuiscono regolarmente alla crescita del paese”, come sostengono Andrea Orlando e Chiara Gribaudo. Sì, è certamente vero, ma allora perché chiedere “sottomissione” (si traduce sempre islam) politica, parlando in bengalese e cittadini italiani, secretando programmi che non sembrano nemmeno esistere, chiedendo voti “sulla fiducia” (molto grillino) di appartenenza, nel nome di Allah? Perchè forse il programma non interessa a nessuno. Non interessa al PD che crede di aver trovato un nuovo serbatoio (sei milioni) di voti, utili per l’unico progetto in programma, cioè “vincere le elezioni”, che non chiedono nulla in cambio se non la presenza dei loro candidati in lista, sette a Venezia, e non interessa agli islamisti che vogliono solo conquistare agibilità politica e posizionarsi, con progettualità future che sono ormai palesi in gran parte dell’Europa (con buona pace del PD).
Quindi la popolazione di una bella fetta di veneto, 50 comuni per la precisione, ma soprattutto i suoi elettori del campo largo, non sembra siano stati molto affascinati da una politica di “sinistra” completamente inesistente se non nella retorica del “vincere”, a qualunque costo e prezzo, aprendo peraltro a una comunità che non sembra essere per prima interessata a integrarsi e a avere la possibilità di gestire la “res publica italiana” in qualità di italiani, pur se di origine bengalese, e islamici.
La Lega d’altro canto, di fronte alla stessa problematica, non se la sta cavando meglio, anzi. Anche in questo caso abbiamo la mira al bacino di sei milioni di voti, con in più la consapevolezza che l’estero medio islamico è intimamente ostile a ogni possibile narrativa “di sinistra”, ma punta piuttosto a una visione politica autoritaria che corrisponda alla sua teocrazia religiosa, e infatti ha già candidato, e fatto eleggere, numerosi attivisti islamici, anche in qualità di sindaci. Casomai, il problema nella Lega sta nel cortocircuito ideologico. Sapere che i voti islamici sono di destra, ma aver fatto per tutta la storia della Lega Salviniana, politica razzista e anti-islamica di odio aperto, chiedendo rimpatrio e perfino remigrazione.
Sostanzialmente queste dinamiche furbesche mal applicate, non premiano le cattive intenzioni, ma portano voti dal campo largo al centro-destra, e dalla Lega a Vannacci, punendo le ambigue opacità di entrambi.
Nel frattempo, negli scorsi mesi alcune associazioni di “cultura islamica” hanno organizzato varie conferenze e incontri nel meridione per illustrare le radici arabe di quella parte di Italia, forse in vista anche qui, delle elezioni amministrative locali. Operazione legittima, senza dubbio, ma uno più uno, più uno più uno, compresa la comunicazione di un possibile lancio di un partito islamico, fanno comunque quattro, e non sono più semplici coincidenze.
Intanto però a Reggio Calabria ha vinto Cetto la Qualunque, ops scusate, Ciccio Cannizzaro, con congiuntivi sconclusionati e invocazioni a Dio e alla Madonna, sempre quella di Cacciari, ma da destra però. È vero, a Salerno De Luca ha rivinto per la quinta volta con le sue liste civiche, ma non è certamente una vittoria del PD, che invece voleva farlo fuori.
Il PD forse pensa che sul lungo corso la cooptazione del sottoproletariato islamico che lavora, anzi fatica moltissimo, spesso sottopagato, in nero, abbandonato in strada se ferito, quando non bruciato vivo da un caporalato al soldo comunque del padrone italiano, possa portare a una maturazione a sinistra. Ma si dimentica, partito islamico a parte, di una praxis propriamente comunista, cioè l’entrismo. Cioè, in sostanza, la tecnica di penetrare, dissimulando, all’interno di un partito, per modificarlo e farlo svoltare verso le proprie reali intenzioni.
Sì lo so, il metodo lo inventò Trotzky, comunista non tanto amato dalle correnti post staliniane e “vicine a Putin”, di certa “sinistra” italiana, ma questa tattica dovrebbero per lo meno conoscerla, anche perchè in Italia è già stata applicata. Esattamente proprio dai nazibolscevichi Duginiani, tramite personaggi della caratura di Borghezio e Savoini, per scalare la Lega originalmente antifascista di Bossi e portarla, grazie all’instancabile opera di Murelli e della narrativa “euroasiatica”, sotto l’ala del Putinismo. E come è palese per tutti, ha funzionato alla grande.
Ora, curiosamente e con “stranissima coincidenza”, già partendo dalla prassi della dissimulazione, questa è anche una tattica propria dell’Islam, applicata soprattutto dai Fratelli Musulmani, una potentissima congregazione che nella seconda guerra mondiale era alleata dei nazisti, ma di questo parleremo compiutamente in altro ambito. Ci interessa ricordare però che i Fratelli Musulmani fondarono Hamas in chiave anticomunista, si noti bene, oltre che antilaica e antiebraica/antisionista, che dopo aver vinto le elezioni nella Striscia di Gaza applicando appunto l’ “entrismo”, che prevede di dissimulare reali programmi e intenzioni, appena eletta con un programma moderatissimo, iniziò immediatamente gli omicidi sistematici dei membri influenti di tutte le organizzazioni laiche, comuniste e di sinistra di Gaza, onde imporre la propria visione Jihadista.
Curioso anche, ma quante coincidenze, che il progetto Duginiano/Putiniano della “Quarta Teoria Politica” sia di alleare tutti i seguaci delle autocrazie e teocrazie monoteiste, per l’esattezza fascismo, nazismo, comunismo, islamismo e cristianismo (“ismo” intende la sua parte più reazionaria e dogmatica, che non separa religione e politica), per costruire la Grande Europa Euroasiatica, a conduzione Russa. E, ma guarda un po' che curiosa ennesima altra coincidenza, basandosi su un nemico comune da stigmatizzare il più possibile, cioè i sionisti e l'ebraismo. Ricorda nulla? No no, dai, sono tutte coincidenze. Ma uno più uno continua a crescere in un numero sempre più impressionante, che chi ha messo la testa nel sacchetto di piombo della dissonanza cognitiva, non vuole vedere.
Da dopo il referendum, la sedicente “sinistra” hacominciato a sognare di “vincere le elezioni”, sedimentandosi su questo unico progetto, e lo sta spiattellando in giro anche dopo i risultati pessimi delle ultimissime votazioni. Si dimenticano però che il vituperato e glorioso PCI, ottenne le sue riforme più importanti pur stando all’opposizione, e le varie volte che recentemente la “sinistra” è stata al governo, pure in formazione PD/5 Stelle, non ha realizzato nessuna delle riforme che si lamenta non essere state applicate dalla Meloni negli ultimi 4 anni. Cose che magari finiscono nei programmi elettorali sia a destra che a sinistra, ma che poi nessuno realizza mai, e contesta all’avversario quando è all’opposizione. Un classico. Non è La Ruota della Fortuna, ma semplicemente il gioco imbroglione della politica tutta. Ma intanto si ciancia di vincere le elezioni, come se questa fosse la precondizione per fare riforme e risolvere gli endemici problemi del paese. Come i salari che negli ultimi vent’anni, trend contrario al resto dell’Europa, invece che salire sono addirittura scesi.
L’altro giorno la Schlein era ospite ad un talk show (questo sono, “spettacoli di chiacchiere”) televisivo condotto dalla figlia di Enrico Berlinguer, che ora porta a casa lo stipendio pagatole dai Berlusconi. Un giornalista di destra la incalzava sulle Primarie, e lei scocciata ha risposto che nelle scorse settimane era in giro per tutta Italia per motivi elettorali, e mai nessuno le ha chiesto delle Primarie. Poi in un inconsapevole impeto di specificazione (la Schlein è una brava persona di animo buono, come d’altronde Conte, Fratoianni & Bonelli, Renzi & Calenda e sotto sotto perfino Salvini), le scappa fuori una terribile verità (e aspettiamo che succeda anche agli altri): racconta che le chiedono “di fare qualcosa perchè per una gastroscopia ci vuole un anno”, ma non le chiedono delle Primarie. E forse, aggiungo io, nemmeno di Gaza. Ma della gastroscopia si. Gente strana gli italiani, specie gli elettori di sinistra.
Ora, dato che mi rendo conto che questo articolo è un pò pesante e necessità di, come va di moda dire oggi, da parte di tuttologi virologi, allenatori della nazionale, oltre che esperti di geopolitica e psicologia, di “un pò di leggerezza”, facciamo un gioco, un indovinello.
La settimana scorsa la Schlein, col duo di comici involontari Fratoinanni & Bonelli, e il giovane rivoluzionario cattolico filorusso Giuseppe Conte, ha depositato una proposta di legge. Ma guarda, altra ennesima strana coincidenza: ma allora è vero, come dicevo io prima, che anche stando all’opposizione si possono proporre leggi, e tentare di cambiare la vita degli italiani per il meglio, senza necessariamente “vincere le elezioni”.
Allora l’indovinello è questo. Secondo te che stai leggendo, la proposta di legge del terzetto riguarda: fornire da parte delle strutture ospedaliere pubbliche prestazioni sanitarie, gastroscopie e ogni altro esame o visita definita come urgente dal medico di base, entro una settimana, oppure vietare l’importazione in Italia di beni e servizi provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati? Esattooo! Lettoræ cattivellæ, un pò diavolettæ, hai indovinatoooo: la B!
Ma torniamo al nostro PD, a 5 Stelle e al Campo Largo, facendo un attimo un passo storico indietro: le elezioni nelle Marche.
Queste erano diventate un “case study” molto interessante. In tutte le elezioni precedenti, aveva vinto uno schieramento politico diverso, perché gli elettori ogni volta, delusi, avevano deciso di provare una nuova realtà politica. Dal momento che alle elezioni precedenti aveva trionfato FDI, prima ancora che la Meloni diventasse Presidente del Consiglio, tutti gli analisti e le doxe erano convinte che anche questa volta ci sarebbe stato un rovesciamento delusionale vero FDI, dando quindi il campo largo per vincitore. Ma cosa ti fa il PD? Si presenta con un candidato sempre con la kefia al collo e fa campagna elettorale parlando di Gaza invece che del suo progetto di governo delle Marche, e di intervento sui territori. Certo, i bambini uccisi a Gaza sono una questione estremamente grave, e importantissima per chi ha a cuore la giustizia e l’umanità, ma forse i cittadini delle Marche sono più interessati a soluzioni politiche concrete per governare la città, e magari a sciocchezzuole come la sanità e le infrastrutture stradali. Risultato?
Ha rivinto, per la prima volta dopo quattro ribaltoni, il partito precedente, Fratelli D’Italia. Nessuna paura della costruzione di moschee, di crocifissi tolti dalle scuole o di islamizzazione della società: solo una sensata richiesta di una politica locale, reale, concreta, che parli delle Marche e non di Gaza. Il campo largo non è comunque stato capace di proporla; mosso da nobilissimi sentimenti, ha preferito i grandi temi sociali sacrali e metafisicamente legati a una cosmicamente valoriale giustizia immanente lontana 2300 chilometri in linea d’aria, a Gaza, la giustissima giustizia per i bambini uccisi, piuttosto che una pedestre e triviale lotta per le richieste concrete della popolazione locale.
Richieste molto banali, proprio sciocchezze da persone senz’anima, senza cuore, senza sensibilità. Gli elettori chiedevano: riforma profonda e potenziamento della sanità locale; accelerazione della ricostruzione post-terremoto; rilancio economico e contrasto alla crisi industriale; infrastrutture moderne e fine dell’isolamento viario e ferroviario; rappresentanza della “provincia” e della sua identità, rispetto alla preferenza per i grandi centri turistici costieri.
Suppongo siamo tuttæ d’accordo si tratti di quisquilie, pinzillacchere, sciocchezzuole, davanti ai grandi temi universali della “giustizia per i bambini uccisi a Gaza”. Però ha vinto nuovamente il centrodestra, o meglio chi ha dimostrato di saper lavorare sul territorio, invece che pensare globalmente in via puramente magico/simbolica, interpretando trend acchiappalike ma perdivoti.
Il recente sabotaggio delle merci israeliane ha già dimostrato che dagli scaffali sono spariti anche i prodotti di piccole aziende gestite da arabi e palestinesi o con manodopera araba e palestinese (sono il 30% della popolazione sionista, cioè degli abitanti di Israele), e il boicottaggio dei prodotti farmaceutici della Teva, azienda israeliana all’avanguardia, che ha sviluppato ad esempio le tecnologie per riparare la pelle dei grandi ustionati, come quelli di Cras Montana, ha prodotto come risultato (ha funzionato, il boicottaggio) la perdita per Teva del 40% del fatturato.
Quindi ha annunciato la procedura di licenziamento collettivo per 93 dipendenti, e la chiusura dello stabilimento di Villanterio, in provincia di Pavia, oltre alla volontà di procedere al licenziamento del 20% di tutto il personale italiano. Immagino che tutti costoro, soprattutto i rappresentanti delle famiglie monoreddito, saranno felicissimi di sapere di aver contribuito, col loro sacrificio, anche i qualità di lavoratori ultracinquantenni che non potranno più riciclarsi sul mercato del lavoro, a fare giustizia della oggettiva tragica e criminogena morte dei 20mila o quanti sono, bambini della Striscia di Gaza.
Andranno a mangiare alla mensa dei poveri della parrocchia di Pavia, e sopravviveranno coi pacchi spesa donati loro magari da Casapound, però col cuore felice e risollevato per aver fatto una buona azione.
In realtà il boicottaggio ha inciso non per il 40% delle perdite, ma forse meno del 4%, ma ha fatto capire a Teva che le condizioni in Italia cominciano a essere insostenibili, e che le conviene delocalizzare la produzione della proteina degli stabilimenti di Pavia, fuori dall’Italia, in un paese che non sta sostenendo, come da report Mannheimer del 2025 da parte di un italiano su sei, la cacciata degli ebrei, sionisti o meno, ma italiani e residenti in Italia, e non responsabili di cosa fa il governo di Israele, ai soliti 3200 chilometri di distanza in linea aerea, di cui si chiede di rendere conto invece alla associazione gay ebrea d’Italia, il cui carro è stato cacciato dal Roma Pride. I sindacati sono sul piede di guerra, e parlano già di “un vero e proprio disastro sociale ed occupazionale”, che però hanno causato proprio loro, con gli appelli al boicottaggio.
Sappiamo già che il disegno di legge del prode quintetto di cavalieri dell’apocalisse antisionista del campo largo non verrà approvato, e per grande fortuna, soprattutto dei lavoratori palestinesi della Cisgiordania, che perderebbero commesse e quindi il lavoro, per l’ennesimo sabotaggio imbelle e imbecille, totalmente autodistruttivo.
Anche perché a Gaza non c’è più nessuna azienda a direzione Israeliana, che se ne sono andati, non solo le aziende, ma proprio tutti i cittadini sionisti israeliani, nel lontano 2005, per decisione del governo assassino sionista (che poi tradotto, significa che la situazione di indigenza dei gazawi, di cui l’83% è sotto la soglia di povertà, nonostante ad Hamas siano arrivate donazioni da uno a due miliardi di dollari l'anno, che avrebbe potuto trasformare Gaza in una nuova Hong Kong, Macao o Singapore, è tutta responsabilità proprio di Hamas, e non dell’embargo israeliano, scusa già usata per Cuba, e dimostratasi completamente errata.
Ma questo i grandi esperti di geopolitica, dirigenti di ben tre partiti del campo (minato, come nel meraviglioso film Sirat) largo, fingono di non saperlo, come penso lo ignorino totalmente le giovani studentesse universitarie, ribelli a tempo, e come i loro colleghi maschi, future “padroni di domani”, che amano tanto cantare “fri fri Palestain”, magari al Pigneto il sabato sera, tra un Campari Spritz e un inossidabile mojito cubano.
Ma tanto chissenefrega della lotta di classe, rigurgiti vetermarxisti, barbosi quanto lui, o forse no, visto che dirsi comunisti va tanto di moda? Ma forse a ideologia selettiva, a quanto pare, quando non completamente mancante.
Tralasciamo ora l’impegno di svariati deputati e senatori 5 Stelle a favore di Gaza e la Flottilla (sembra che il Movimento 5 Stelle abbia donato un milione alle prima Samud, ma mancano prove solide), che sembrano essere, oltre a togliere le sanzioni alla Russia, le uniche due loro preoccupazioni (ma allora perché non fondano un partito transnazionale e rinunciano a presentarsi alle elezioni in italia, visto che di questo sembra loro non fregare nulla?), ma questo prenderebbe troppo spazio e merita un articolo parte.
Parliamo invece della nuova star degli elettori della “sinistra” parlamentare a cui anche tanti cani scioltissimi guardano con occhietto languido: il bel Pedro Sánchez. L’idolo del socialismo quasi comunista, quello che rappresenta un faro sull’avvenire politico del campo largo italiano, il perfetto modello di ruolo, duro ma giusto, inflessibile, coraggioso. Ma con già 36 tra familiari, moglie compresa, politici e tecnici del suo entourage, capo di gabinetto compreso, imputati per corruzione e reati analoghi. Ma si sa, dicono le “sisse” di boomerbook, “ha stata la Cia”, o il Mossad, che tanto è lo stesso. Insomma un gombloddo dei “piccoli e grandi satana pedofili”, dato che questo, mutuato guarda caso dalla religione, ormai è il livello del linguaggio.
Vediamo, con le parole dell’ottimo giornalista Andrea Cangini, Sánchez e il no alle basi militari americane: “Ma la stampa spagnola ha documentato che, nonostante il premier avesse solennemente decretato l’indisponibilità delle basi spagnole per le navi e gli aerei americani, dalla base andalusa di Rota il traffico di aerei e fregate della marina militare stellestrisce non si è mai fermato.” Sánchez contro i rapporti commerciali con Israele, “ma la stampa spagnola ha documentato che l’import da Israele si è ridotto solo del 20% e che le esportazioni sono persino aumentate", Sánchez contro i rapporti commerciali con Putin: “Ma la stampa spagnola ha documentato che la Spagna era e resta tra i principali importatori di gas russo in Europa.”
Sánchez contro Trump e l’autoritarismo americano: “Ma la stampa spagnola gli ha tolto la pelle dopo averlo visto andare con il cappello in mano a Pechino.”
Quindi, che dobbiamo dedurre da tutto ciò? Che il populismo della sinistra parla il linguaggio della falsificazione acchiappalike da social network, comunicando col suo pubblico in base al principio base della teologia politica berlusconiana: “parla al tuo interlocutore come se fosse un bambino di otto anni. O meno". E digli quello che vuole sentirsi dire, mentre fai tutto il contrario. E di otto anni, o meno, sembrano essere davvero gli interlocutori della sinistra tutta, compresi quelli di tutti i partitini comunisti da prefisso telefonico oltre agli sparuti ma non spirati universitari comunisti per moda o per amore (del pischello/a del collettivo, militante intersezionale e futuro padrone di domani).
Intanto gli operai che, sorpresa, esistono ancora, le operatrici di call center, i precari, le false partite iva, i lavoratori in nero, gli operatori a chiamata, quelli/e col profilo su Only Fans, quelli/e che battono per strada (Sex Workers fa molto più fico, ma si tratta pur sempre di scopare per soldi, per comperare da mangiare e pagare le bollette), i disoccupati senza più speranza di lavoro, quelli che ormai vivono di illegalità varie, di microcriminalità e pure quelli che stanno in galera, beh, tutti questi che sono una grossa fetta scontenta e incazzata della popolazione italiana, migranti, seconda generazione compresi, in realtà hanno ben altro a cui pensare che a Gaza che sta a 2300 kilometri di distanza, mentre precipitano verso la stessa miseria della popolazione gazawa quando iniziò massicce proteste contro Hamas, guarda caso prima del 7 Ottobre, e degli accordi di Abramo che avrebbero decurtato i finanziamenti ad Hamas stessa (ma se gli ottenni vogliono chiamarlo “resistenza”, solo le risate della storia li seppelliranno). Men che meno gli fotte di menate da finto intellettuale cattocomunista tutto buon cuore e zero razionalità politica, di retroguardia, versione moderna degli “armiamoci & partite” dei tempi del Vietnam che discettano di processi politici e liste di prescrizione relative all’uso o meno del termine “genocidio”.
Il proletariato italiano è incazzato, e il lumpenproletariato in aumento, rivoluzionario o meno, lo è pure. E lo è anche la borghesia sempre più piccola, l’esercito laico di non garantiti, lo sono gli expat, migranti nostrani che glielo’hanno proprio data su.
Questa gente non vota più, e se vota, vota a destra. Ha votato Meloni non perchè fosse fascista, ma perchè è incazzata fradicia con la “sinistra” rappresentata dal PD, con quella immane bufala filorussa dei 5 Stelle e anche con la Politica Spettacolo di AVS. E ha votato si al referendum, e l’hanno fatto, non si illuda tanto la “sinistra” di essere rinata, anche tanti elettori delusi di destra, perfino fascisti veri, che, sorpresa, esistono davvero, per dire che sono incazzati anche con Meloni.
Detta come va detta, moltissima gente, precari, disoccupati, non garantiti etc, gente che vorrebbe ci si occupasse dei problemi veri di una Italia dove, unico caso in europa a parte la Grecia, i salari negli ultimi 20 anni sono calati invece che aumentare, dove la sanità pubblica non esiste più, e tutta la lista di cose drammatiche che loro sanno bene ma i politicanti e le sisse comuniste ignorano, e stanno cominciando a pensare: ma non è che non questa storia di Gaza e del genocidio, ce lo stanno mettendo a tutti nel culo? Si, ce lo stanno mettendo a tutti nel culo, etero e froci, senza la Luana, la vaselina, senza che possiamo goderne rivoluzionariamente, ma nel senso letterale, non fisico e sessuopolitico del termine.
Perché la narrativa di un “problema più grande”, di un valore assoluto, di una missione superiore che ci rende più buoni, che ci giustifica a stare dalla parte giusta, anche se non si sa di cosa, che ci garantisce che, nelle nostre turbe psichiche e nei nostri drammi economici siamo comunque noi, i “buoni” contro gli assassini e i genocidatori, beh, questa è la trovata più grande del secolo per disincarnare la verità in un nuovo dogma religioso, con l’acclamazione di tutti i buoni e i giusti, in lotta per il bene contro il male, satanico & pedofilo & uccisore di bambini, che viene comunque sempre e solo combattuto in forma simbolica e esclusivamente rituale, come teologia vuole, a parole, grida, canti, affermazioni, negli altamente simbolici ma concretamente inefficenti 2 minuti dell’odio contro il genocidio.
Sia chiaro, non si tratta di non riconoscere che quanto sia successo a Gaza sia comunque orrendo e criminogeno, e i responsabili, di ambo le parti, meritino una giusta condanna. Si tratta invece di capire qual è il reale valore d’uso di questa narrativa monoidea in cui, nell’occuparsi dello stigmatizzare, solo a parole peraltro, il “male supremo”, si permette alla “sinistra”, istituzionale o meno, di cancellare ogni altra forma di attività politica reale e concreta.
Pensateci, la prossima volta che canterete “fri fri Palestain”: state solamente facendo il gioco delle elites di estrema destra, che guarda caso sono altrettanto palestiniste e odiatrici di “sionisti”. State facendo gli interessi di Vannacci, di Putin, di Dugin, dei nazibolscevichi, e pure quello del “campo largo” che vuole ancora fingersi di sinistra con slogan acchiappalikes, riposizionandosi invece sempre più a centro destra. Grazie a voi.
"Fri Fri Palestin", eh, mentre la “sinistra” si dissolve e il mondo si prepara a essere governato da una estrema destra globale. Altrettanto dichiarantesi filopalestinese.