La cosa più brutta di questo finale di partita tra Ranucci e Report è il modo in cui l’ex conduttore parla dei suoi colleghi, Daniele Piervincenzi e Giulia Presutti.
Testuali parole: “Al mio posto sono state scelte due persone che mortificano le professionalità che per 30 anni hanno fatto la storia di Report e del servizio pubblico.”
Ora, a parte che Giulia Presutti fa parte della squadra di report da circa dieci anni, che si è occupata di inchieste e servizi per il programma condotto da Ranucci e prima dalla Gabanelli a partire dal 2017. A parte che Daniele Piervincenzi è lo stesso giornalista che senza problemi ha continuato a fare domande a Roberto Spada, del clan Spada a Ostia, sul presunto sostegno a Casapound nel 2017, fino al punto di beccarsi una testata dritta in faccia, fino a farsi spaccare il naso.
A parte tutto questo, ma davvero Ranucci è messo così male da dover sparlare dei suoi colleghi in Rai? Che condotta è, che modi sono. A maggior ragione se lo fa un giornalista della Rai, pagato con soldi pubblici, che sparla di colleghi della Rai, pagati con soldi pubblici, solo perché hanno preso il suo posto in un programma della Rai, pagato con i soldi pubblici.
1) Ranucci non è il padrone di Report, non può accampare alcun diritto su di esso, lo ha ereditato e non lo ha nemmeno inventato lui.
2) Se davvero Report è quella macchina formidabile per le inchieste che raccontano allora non si regge su un solo uomo, e quindi anche senza Ranucci continuerà a fare inchieste e servizi di pari livello.
3) Ma dov’è l’Ordine? L’ordine dei giornalisti è in ferie? Si è preso qualche giorno di troppo dopo ferragosto?
Perché va bene tutto, va bene non intervenire sulle presunte avances che Ranucci avrebbe fatto a una o due candidate per Report (ricordiamolo, servizio pubblico), va bene non intervenire quando tutti i media hanno riportato quanto scritto da Ranucci stesso a proposito di due scappatelle, una con una fonte e una con una STAGISTA. Ma l’articolo 1 del Codice deontologico dice una cosa chiarissima:
“Giornalisti e editori sono tenuti a […] a promuovere lo spirito di collaborazione tra colleghi, la cooperazione fra giornalisti e editori, e la fiducia tra la stampa e i lettori”.
Ranucci lo ha fatto? Ha promosso lo spirito di collaborazione tra colleghi, la cooperazione tra giornalisti e editori (in questo caso la Rai) e la fiducia tra stampa e lettori, cioè tra Rai/Report e il pubblico? Che messaggio manda bocciando per ripicca due con anni di esperienza nel suo stesso campo, una dei due persino pagata per un decennio dal suo stesso programma. Cosa ci stai dicendo?
Sia chiaro, non stiamo dicendo che dovrebbero multarlo, perché per noi un giornalista dovrebbe essere libero anche di parlare madre di suo fratello, di sua madre, di chi vuole, figurarsi di un collega che gli ruba il lavoro. Ma all’Ordine questo non va bene, come non gli vanno bene tanti elementi che sono emersi in questi mesi.
Sarà che è troppo caldo per intervenire nell’estate più calda del giornalismo nazionalpopolare in salsa complottara degli ultimi anni.
Insomma, mettiamoci il cuore in pace: Report deve essere un manganello di Stato e metterci dei nuovi conduttori, esterni alla redazione di Report, che ora in blocco abbandona il programma, è la scelta giusta. D’altronde Piervincenzi è quello che si è preso una capata ’mmocc dall’attaccante del clan di Ostia, Spada, e che fece passare dei guai alla Rai perché allora era esterno e senza contratto giornalistico Rai. Nel 2017, infatti, dopo l’aggressione di Roberto Spada a Daniele Piervincenzi, emerse in Commissione di Vigilanza che il giornalista non aveva un contratto con la Rai, ma con Fremantle, società esterna che lavorava per la Rai, e che risultava inquadrato come programmista-regista e non come giornalista. Una medaglia al merito gli va riconosciuta. Anche Massimiliano Zossolo si è immediatamente complimentato con Piervincenzi, affibbiandogli un vero e proprio bacio della morte. Giulia Presutti, poi, è quella della falsa molestia subita da Sara Autieri e Nello Trocchia, altro bravo giornalista d’inchiesta. Entrambi, purtroppo, alle prese con commenti negativi che richiedono anche loro di rifiutare la scelta dei vertici Rai.
Ma chi commenta, ovvero gli italiani, sono stupidi, non capiscono niente. Basta con il passato, qui è una questione di Futuro Nazionale, ops… scusate, governo, non intendevamo dire quella parola, sappiamo che in tv non va pronunciata. E poi, tornando a noi, diciamocelo chiaramente, hanno fatto bene a cacciarlo, Ranucci, che da buon Fregoli la mattina è omofobo, il pomeriggio ricchione e la sera un pericoloso latin lover. Gli imprevedibili non ci piacciono. Ma poi Sigfrido, che nome è? Un nome certamente di origine comunista, no? I comunisti sono tornati ad essere un pericolo per la democrazia. Lo dicono gli Stati Uniti di Donald Trump, quindi bisogna crederci. Quindi bisogna eliminarli prima che sia troppo tardi. Prima che tutti i delusi e gli astenuti vadano alle urne e mettano una decima sulla scheda elettorale. Ecco, sì, far fuori Ranucci, che era per il No al referendum, è stata proprio un’idea geniale. Ora quel 53,74% circa di votanti al referendum che ha votato No sarà ancora più invogliato a mandare a casa Giorgia Meloni e company. L’affluenza è stata del 58,93%, ben superiore a quella delle politiche del 2022 e, soprattutto, alla quota di aventi diritto che nel 2022 aveva effettivamente votato per la coalizione guidata da Meloni, pari a circa il 26%. Ma la colpa non è di chi ha scelto di farlo fuori. La colpa è solo sua, che si è messo una bomba sotto casa da solo, che è amico di quel pelandrone di Valterino Lavitola e che, piuttosto di fare il paladino del giornalismo indipendente, doveva comportarsi da buon segugio di Stato e fare il suo dovere. Ovvero? Quello che ogni cittadino dovrebbe fare, no? Difendere lo Stato.