Quella che per Roberto Vannacci doveva essere la Sassonia si è trasformata in una Caporetto. La “sporca dozzina” del generale, che per l'occasione ha pescato anche dalle linee nemiche, non è riuscita a sbarcare sullo Stretto e, per quelle che erano le premesse e le promesse del leader, possiamo definirlo un flop. Sì, perché Futuro Nazionale alla prima prova elettorale sfiora l'11%, ma lo fa con una bassissima affluenza che avrebbe potuto favorirlo, con un candidato forte e radicato sul territorio, e soprattutto in un collegio fortemente di destra. Mimmo Giannetta Non pervenuto il centrosinistra, appena al 36,6% nonostante il candidato Frank Benedetto abbia messo insieme tutte le anime dell'area, ma che in compenso vince il premio del video più surreale (e ce ne vuole in una campagna elettorale dai toni muscolari a colpi di corna o AI).
Ma la vera vittoria di queste suppletiva non la raccoglie il centrodestra, che comunque si ringalluzzisce e allontana lo spauracchio Vannacci, ma Forza Italia. La Calabria infatti è una delle poche regioni in cui Forza Italia conta ancora qualcosa, anzi domina le preferenze, basta guardare i risultati delle urne.
Alle regionali del 2021 la coalizione di Roberto Occhiuto prese il 54,5%. Forza Italia fu il primo partito della regione con il 17,3%, e la lista civica del presidente ci mise sopra un altro 8%. Alle politiche del 2022, mentre nel resto d'Italia gli azzurri si fermavano a poco più dell'8%, in Calabria ne facevano quasi il doppio: il 15,26%. Nel collegio uninominale di Reggio, l'attuale sindaco Francesco Cannizzaro stravinse con il 47,2%, contro il 21% del centrosinistra e il 20,4% del M5S. Alle europee del 2024 la cugina, Giusy Princi, portò a casa quasi 87mila preferenze da sola. Alle regionali dell'ottobre 2025 Occhiuto è arrivato al 57,26% contro Pasquale Tridico. Forza Italia ha preso il 17,98% e "Occhiuto Presidente" il 12,39%: insieme, l'area azzurra sfiora il 30,4%. Poi c'è Reggio, dove Cannizzaro è diventato sindaco al primo turno con un plebiscitario 65,68%. Persino al referendum sulla giustizia gli azzurri hanno fatto il colpaccio, con Reggio Calabria che è stata l'unica del Mezzogiorno in cui ha vinto il Sì (con tanto di dichiarazioni maliziose di Gratteri, come se nelle altre province la criminalità non esistesse).
Ma perché questi risultati? La verità è che in Calabria, dici Forza Italia ma leggi Occhiuto e Cannizzaro. Il vero successo e il boom di consensi è merito loro e di un'articolazione del partito radicata sui territori, con singoli dirigenti capaci di catalizzare preferenze personali verso il partito. Il sindaco di Reggio Calabria Cannizzaro, costantemente perculato per madonne e santi vari, ha un'innegabile capacità di veicolare e canalizzare gran parte del consenso della città. Candidare Roscioli, un uomo dei palazzi romani, è stato un rischio, ci ha messo la faccia e ha vinto.
Occhiuto invece governa, bene, una regione considerata a lungo ingovernabile. Nel 2025 gli aeroporti sono cresciuti del 21% contro il 5% nazionale, e Reggio in due anni è passata da 200mila a quasi un milione di passeggeri. Le presenze turistiche dell'estate sono salite di oltre il 10%, con gli stranieri a +27%. La sanità è uscita dal commissariamento dopo quindici anni, e gli ospedali di Vibo, Palmi e della Sibaritide, fermi da anni, oggi sono cantieri. L'Università della Calabria è un'eccellenza riconosciuta fra i grandi atenei di tutta Italia. Occhiuto sta ridando dignità a un territorio che si considera di ultimi con fatti tangibili e idee moderne. Certo, non che i problemi siano spariti, con un'industria che arranca (per non dire che è quasi inesistente) e uno dei tassi di spopolamento più alti d'Italia, e per le prossime politiche ci vuole ben altro, innanzitutto la necessità di mobilitare un elettorato maggiore del misero 22%. Ma la “scossa liberale” che aveva promesso è partita e mette preoccupazione anche alla nomenklatura del partito, con Tajani che non fa altro che collezionare figuracce e Marina Berlusconi sempre più orientata al centro.
Una lezione al Generale, che se ne torna a Bruxelles con il paracadute nel sacco e la certezza che le scorciatoie ideologiche si schiantano contro la politica di territorio. E una lezione alla leadership interna, con l'estrema periferia che diventa, paradossalmente, il vero centro di gravità del partito.