Il maresciallo Luciano Gallorini, che vent’anni fa ha coordinato le indagini sulla strage di Erba, ha preso a calci la Iena Max Andreetta. Perché? Probabilmente è stato innervosito dalle domande che gli sono state rivolte. Domande corrette, alle quali sarebbe stato molto più semplice rispondere. Chissà, sarà stato un po’ irritato anche dai contenuti dell’intervista ad Abdis Kaisa andata in onda lunedì sera su Rai1. Interpellato, l’ex appartenente al giro di spaccio ai tempi della strage di Erba ha sostenuto che fra i vari clienti di Azouz Marzouk vi fossero anche figli di “pezzi grossi e delle forze dell’ordine”. Gallorini, però, all’incalzare delle domande di Andreetta si è chiuso a riccio e ha risposto solamente con il consiglio di andare a fare denuncia presso gli organi competenti e di assumersi le proprie responsabilità. Poi ecco le domande sulle ormai note intercettazioni ambientali del primo interrogatorio condotto da Gallorini a Mario Frigerio, l’unico superstite all’omicidio, che in principio disse di aver visto un uomo alto, dalla pelle olivastra e forte, salvo poi ritrattare le proprie dichiarazioni qualche giorno dopo, affermando che si fosse trattato di Olindo. L'audio di quel colloquio non fu mai ascoltato in aula dai giudici.
Alla domanda successiva scatta l'aggressione. “Ci sono delle testimonianze che riportano di aver visto Rosa e Olindo nella corte…” e tac. Dopodiché la Iena non si è persa d’animo e, per nulla intimidita, ha continuato a domandare a Gallorini a proposito delle indagini sulla strage di Erba. “Mi chiedo semplicemente se lei si ricorda verso le 9.30, le 9.45, di aver visto Olindo e Rosa nella corte di via Diaz”. E niente, silenzio. Ma la domanda non è stata fatta a casaccio. Diversi testimoni sostengono di aver visto la coppia già a quell'ora nel cortile di casa, mentre secondo le ricostruzioni delle sentenze che li hanno condannati all'ergastolo avrebbero invece dovuto essere al McDonald's di Como a costruirsi un alibi con uno scontrino comparso quattro giorni dopo nel rapporto stilato dal comandante Gallorini. Anche qui, silenzio. E la questione del sangue invisibile sul battitacco dell’auto di Olindo Romano? Niente. Per Cuno Tarfusser, il pm che ha chiesto la revisione del processo di Erba, “questa è roba che è al limite del ridicolo, posso dire, forse è oltre il limite del ridicolo”. Ci sono poi delle impronte con macchie di sangue nella casa di Raffaella Castagna che non sono state analizzate. Così come l’accendino, forse usato per appiccare l'incendio, da cui non sono state prese le impronte. “Si deve solo vergognare”. L’unica risposta resa da Gallorini alle Iene ieri sera, prima di salirsene in macchina e andarsene via.