Davanti alle telecamere i leader della Nato riuniti in Turchia hanno dato prova di compattezza e solidità. Nella dichiarazione finale del vertice di Ankara si legge che i presenti hanno riaffermato “l'incrollabile impegno per la difesa collettiva ai sensi dell'articolo 5” e il loro “legame transatlantico”. Che la Russia rappresenta una “minaccia a lungo termine” per la “sicurezza e la stabilità euro-atlantica”, che gli alleati sono uniti nell' “incrollabile sostegno all'Ucraina” e convinti che l'Iran non debba “mai possedere un'arma nucleare”. Filtrano un senso di ottimismo, l'immagine di “un'Europa più forte in una Nato più forte”, la proiezione di un'Alleanza modernizzata e di una ritrovata collaborazione tra Bruxelles e Washington. Che fine hanno fatto gli screzi degli ultimi mesi, i feroci attacchi di Donald Trump e gli scaz*i su quanti soldi destinare al riarmo? A giudicare dalle dichiarazioni del tycoon, sarebbe tutto risolto. “È stato straordinario. L'unità in quella sala era incredibile. C'era quasi amore, è stato piuttosto folle", ha detto Trump ai giornalisti dopo la riunione a porte chiuse dei 32 leader.
C'è solo un piccolo problema: quando The Donald afferma qualcosa molto spesso è vero il contrario. Cosa significa? Semplice: i leader della Nato sono stati bravi a convincere Trump che i Paesi dell'Alleanza si stanno assumendo maggiori responsabilità, sia per garantire la propria sicurezza senza il gravoso sostegno di Washington, sia sul fronte del riarmo. Dal canto suo, il presidente statunitense ha trasformato l'ira in aperta adulazione. “Non vi abbandoneremo”, avrebbe dichiarato Trump, dimenticandosi forse che pochi mesi prima aveva più volte attaccato in modo violento i membri europei del gruppo lamentandosi del loro “accattonaggio militare”. A maggio, sempre Trump, annunciava il ritiro di 5.000 soldati dalla Germania e l'interruzione di un dispiegamento in Polonia, salvo poi cambiare idea. Per capire cosa sta succedendo vale la pena rileggere le recenti dichiarazioni di Pete Hegseth, di professione ministro della Difesa Usa: “Stiamo raddoppiando i nostri sforzi per rendere la Nato ciò che ha sempre dovuto essere, un'alleanza equilibrata con l'Europa alla guida per la propria difesa”. La vecchia Nato lascerà spazio a una nuova Nato. Una Nato nella quale i Paesi europei dovranno imparare a garantire la sicurezza nell'intero continente, senza fare continuamente affidamento sull' “ombrello” statunitense.
Se la Nato 1.0 rispondeva alla logica della Guerra Fredda, con l'Alleanza settata per affrontare una sola minaccia convenzionale, ossia l'Unione Sovietica, la Nato 2.0 si è riorganizzata per combattere contro le minacce non statali, a partire da Al Qaeda e dai terroristi islamici. La Nato 3.0, quella cioè che ha preso forma in Turchia, sancisce l'adattamento del gruppo a un ordine globale ancora più confuso e carico di tensioni. In un contesto del genere, è il messaggio degli Usa, l'Unione europea non può più affidarsi soltanto al partner statunitense. Al contrario, deve imparare a giocare di sponda con altri Stati extra Ue, come Regno Unito e Norvegia, e con partner strategici come la Turchia. A proposito: attenzione a Recep Tyyip Erdogan, a capo di una potenza dalle ambizioni imperiali e con il secondo esercito più numeroso della Nato. Il rischio, con lo spostamento a lato di Washington, è che Ankara possa riempire lo spazio occupato dagli Usa e diventare la nuova stampella di Bruxelles. L'industria della Difesa turca sta crescendo di continuo e le sue armi farebbero proprio al caso dell'Europa...