Si chiamava Lucelly Molina Camargo, ma i suoi clienti la conoscevano come Lorena. Quando viene ritrovata col cranio fracassato la scena del crimine è un disastro. C’è sangue dappertutto, lo specchio del bagno è in frantumi. L’assassino, qualcuno con una certa forza, le ha preso la testa e l’ha schiantata più volte contro il muro, contro lo specchio che s’infrange in mille scheggie. Lei aveva già le valigie pronte per partire. Tre giorni prima della morte di David Rossi. Verrà condannato a vent’anni l’allora diciannovenne brasiliano Villanova Correa, che oggi si dice innocente. Ma in questa storia ci sono tante cose strane. Un suo amico albanese che scompare, viene creduto morto e poi ricompare, cento reperti che non sarebbero mai stati analizzati e persino un oggetto sequestrato che, per errore, finisce nelle mani dei familiari della vittima. Metteteci anche un presunto amante della donna tra i dirigenti del Monte dei Paschi, alcuni fantomatici filmini, un carabiniere che prima indaga sul caso e poi diventa avvocato dell'assassino e, infine, Giandavide De Pau, il killer delle prostitute di Roma e già autista di Michele Senese che nel 2019 si autoaccusa della morte di David Rossi. Ecco, questa è un’altra strana storia che ruota attorno al caso della morte dell’ex manager e che ancora oggi presenta alcuni passaggi abbastanza oscuri.
Riavvolgiamo il nastro. Il 2 marzo 2013 Lucelly Molina Camargo ha 32 anni, è colombiana, madre di una bambina di dieci anni e si prostituisce in un piccolo appartamento al numero 70 di via Vallerozzi, nel centro storico di Siena. La donna possiede un passaporto spagnolo, vive da alcune settimane nella città del Palio e sta per tornare a Ibiza, dove abitano alcuni familiari. Ha già preparato le valigie e il giorno successivo dovrebbe prendere un aereo. Non ci salirà mai. La sua coinquilina, sua collega, è partita quella mattina per la Spagna, lasciandola sola. Una circostanza che, secondo gli investigatori, il suo assassino conosceva bene. Qualcuno entra nell'appartamento, aggredisce Lucelly e la massacra sbattendole ripetutamente la testa contro le pareti del bagno e lo specchio. La donna cerca disperatamente di difendersi. Il suo corpo viene ritrovato il 3 marzo, dopo che i familiari, non riuscendo a contattarla, allertano alcune amiche. Nell'abitazione non vengono trovati né il denaro né i documenti. La prima ipotesi è quella di una rapina finita nel sangue.
Undici giorni dopo, il 14 marzo, i carabinieri arrestano Renan William Vilanova Correa, un diciannovenne brasiliano cresciuto a Grosseto e trasferitosi da poco a Siena per frequentare una scuola alberghiera serale. Gli investigatori erano arrivati a lui attraverso i tabulati telefonici della vittima e della sua coinquilina. Correa conosceva l'appartamento e soprattutto l'amica di Lucelly, con la quale aveva avuto contatti telefonici. Inizialmente nega qualsiasi responsabilità. Ma sulla scena del crimine i carabinieri trovano una serie di prove abbastanza pesanti. Un’impronta digitale su una forchetta utilizzata per forzare il trolley della donna, altre impronte, tracce di sangue e materiale genetico riconducibile al Correa. Secondo quanto riferirà nel 2021 alla Commissione parlamentare d’inchiesta su David Rossi l’allora comandante provinciale dei carabinieri di Siena, Pasquale Aglieco, il Dna di Correa sarebbe stato identificato anche sotto le unghie della vittima e in tracce riconducibili ai morsi con cui Lucelly avrebbe tentato di difendersi. Il giovane presenta inoltre graffi al collo, al petto e alle mani. Dopo il primo interrogatorio aveva lasciato la stanza che occupava a Siena, era tornato dalla madre nel Grossetano e si era tagliato i capelli. Per gli investigatori tutto questo è sospetto. Correa viene arrestato, successivamente confessa e nel febbraio 2015 viene condannato a vent’anni di reclusione, con rito abbreviato, dal Gup Ilaria Cornetti. Il pubblico ministero Nicola Marini aveva chiesto l'ergastolo con isolamento, la condanna si era fatta definitiva, ma nel 2019, sei anni dopo l’omicidio, il programma Quarto Grado riaccende i riflettori sull'indagine. Come racconta Radio Siena Tv il 16 febbraio di quell'anno, durante gli accertamenti sull'omicidio di Lucelly sarebbero rimasti circa cento reperti mai sottoposti ad analisi. La Procura di Siena, poi, avrebbe convocato la madre e la sorella di Lucelly, Graziela e Leidi, per recuperare un reperto sequestrato a Correa che, per errore, era stato consegnato ai familiari della vittima. Cioè, gli era stato proprio spedito, questo misterioso reperto. Sei anni dopo, perlomeno, gli investigatori avrebbero dovuto farselo restituire.
Il 12 dicembre 2021 il Fatto Quotidiano scrive che gli inquirenti, a distanza di anni dalla condanna di Correa, stavano prendendo in considerazione la possibilità che il brasiliano non avesse agito da solo. Si sarebbe trattato di un amico albanese di Correa, scomparso nei giorni successivi all'omicidio di Lucelly. Di quest’uomo, però, si erano da subito perse le tracce e per poi risultare morto durante un’immersione nelle acque del Grossetano. Peccato che, qualche mese più tardi, il presunto morto “resuscita”. Perché, di grazia? Dice lui, aveva deciso di sparire per sottrarsi a un matrimonio combinato che la famiglia voleva imporgli. Nello stesso periodo si voleva approfondire anche la posizione di una prostituta amica della vittima, che secondo il Fatto avrebbe lasciato Siena dopo l'omicidio. Insomma, un pasticcio. Ed è proprio in questo grosso pasticcio che entra in scena la morte di David Rossi, avvenuta a poche centinaia di metri in linea d’aria dalla scena del crimine commesso qualche giorno prima. Il pm Nicola Marini, che si occupa dell’omicidio della prostituta, è anche uno dei magistrati intervenuti nell'ufficio di Rossi la sera della sua morte. Una coincidenza che non prova nulla. Il problema sorge quando negli anni successivi Correa, dal carcere, comincia a raccontare una storia completamente diversa da quella della rapina. Sostiene che Lucelly avesse un amante tra i dirigenti del Monte dei Paschi. Racconta di aver partecipato a festini a base di sesso e cocaina frequentati da personaggi influenti della Siena che conta, magistrati, politici e uomini d'affari. Parla di video compromettenti e arriva a sostenere che l'omicidio della donna avrebbe avuto a che fare proprio con quelle registrazioni.
Ma che cosa sarebbero questi fantomatici filmini? Per capirci qualcosa bisogna tornare alle trasmissioni di Quarto Grado del 9 marzo e del 28 settembre 2018 e, soprattutto, all'audizione dell'8 luglio 2021 davanti alla Commissione parlamentare David Rossi del procuratore aggiunto di Genova Vittorio Ranieri Miniati. Il magistrato racconta che il giornalista Pierangelo Maurizio aveva riferito di due fonti riservate, una delle quali sosteneva di aver visto tre spezzoni di video relativi ai presunti festini della Siena bene. Nel primo si sarebbero sentite alcune persone parlare in una stanza con un divano a L. Nel secondo comparirebbero tre personaggi conosciuti, in boxer e con bicchieri di champagne in mano, mentre alle loro spalle si troverebbero tre ragazzi molto giovani. Nel terzo, uno di quegli stessi personaggi passerebbe davanti a uno smartphone in atteggiamento intimo e discinto. C'è poi una seconda fonte che avrebbe parlato di un altro filmato, di pochi secondi, nel quale comparirebbero un ex ministro della Repubblica e un amministratore delegato, o comunque un dirigente di vertice, del Monte dei Paschi, ripresi in una situazione compromettente. Secondo questa fonte il video sarebbe stato rintracciabile nei computer sequestrati a David Rossi dopo la sua morte. Peccato che gli investigatori non abbiano mai recuperato nessuna di queste registrazioni. E che nemmeno Maurizio avesse visto personalmente i filmati. Gli sarebbero stati raccontati dalle sue fonti, rimaste anonime anche per la Procura di Genova. A parlare di possibili riprese dei festini era stato anche Matteo Bonaccorsi, l'ex escort che le Iene avevano intervistato sotto il nome di “Stefano”. Bonaccorsi aveva raccontato di aver partecipato a incontri con persone altolocate, ma davanti ai magistrati non dice di non aver mai visto qualcuno effettuare riprese e di non aver mai visionato uno di quei video. Aveva semplicemente immaginato che esistessero perché una persona gli aveva raccontato particolari molto precisi di una festa alla quale non aveva partecipato. Insomma, testimonianze, supposizioni, racconti de relato.
Tornando a Correa, poi, lui dice di conoscere gli autori della morte di Rossi. Tre persone, tra cui un albanese residente a Milano. E invita gli investigatori a indagare sul presunto amante della donna uccisa, che sarebbe stato un dirigente Mps. La relazione conclusiva della prima Commissione parlamentare su Rossi del settembre 2022, evidenzia che dai tabulati telefonici tra il dicembre 2012 e il 7 marzo 2013, non risultino contatti telefonici tra David Rossi e Lucelly, né tra Rossi e Correa. Le dichiarazioni di Correa vengono comunque vagliate dagli investigatori, anche nell'ambito degli accertamenti della Procura di Genova sui presunti festini della Siena bene. Gli approfondimenti, però, non producono riscontri.
Il particolare più curioso è che Correa, durante gli interrogatori, aveva persino indicato dove cercare il materiale compromettente. Secondo quanto riferito da Miniati alla Commissione parlamentare, il brasiliano sosteneva di possedere informazioni importanti sui festini in due dispositivi elettronici. Un computer che teneva con sé in carcere e un altro apparecchio che gli era stato sequestrato nel 2013, quando era stato arrestato per l'omicidio Camargo. La Procura di Siena acquisisce entrambi gli apparecchi, ne realizza le copie forensi e trasmette gli originali a Genova. Vengono inoltre acquisiti i computer di David Rossi, proprio per verificare se contenessero i video descritti dalle fonti di Quarto Grado. La Polizia postale analizza tutto il materiale, ma non trova alcuna traccia dei presunti filmini né sui dispositivi di Correa né sui computer di Rossi esaminati. Durante l'audizione del 2021 Miniati riferisce che anche la Direzione distrettuale antimafia di Firenze aveva chiesto di acquisire gli apparecchi elettronici di Villanova Correa, senza che il magistrato conoscesse le ragioni di quella richiesta. Il Gip genovese Franca Borzone ritiene credibili alcuni aspetti della sua storia personale, come l'attività di prostituzione, ma esprime forti riserve sulle accuse relative ai magistrati. Correa, peraltro, ha anche una condanna per calunnia nei confronti di un comandante della polizia penitenziaria, accusato ingiustamente di introdurre droga in carcere.
In tutto questa storia ci finisce di mezzo pure Giandavide De Pau. L’ex autista del boss Michele Senese condannato per aver massacrato tre prostitute a Roma nel novembre 2022. Nel maggio 2019 quest’uomo davanti ad alcuni ufficiali di polizia giudiziaria dice di essere stato lui a uccidere David Rossi. Circostanza che diviene pubblica solo nel febbraio 2024. Una confessione che però, ancora una volta, non trova riscontri. Nel marzo 2024 Il Giornale, però, accosta le modalità dell'omicidio di Lucelly a quelle delle aggressioni compiute da De Pau. Il 28 ottobre 2026 lo stesso quotidiano accarezza addirittura l'ipotesi che sia stato De Pau a uccidere la donna colombiana e che Correa sia stato condannato ingiustamente. A proposito di questa tesi, però, non sono mai state trovate prove concrete. Ad ogni modo, come vi avevamo già raccontato, uno degli investigatori che si occupano delle successive dichiarazioni di Correa sul caso Rossi, Roberto Nesticò, diventa nel frattempo il suo avvocato. Durante il suo periodo di servizio al comando del del Nucleo Investigativo di Siena nel giugno 2020 era stata stampata una lettera anonima che lo accusava di avere una storia con la sorella di Correa e di aver favorito la moglie avvocato. Accuse per le quali due militari dell’Arma finirono sotto indagine per diffamazione. E’ proprio lui che dopo le rivelazioni clamorose della Commissione d’inchiesta su David Rossi presieduta dall’onorevole Gianluca Vinci contesta le modalità con cui è stato ultimamente interrogato il suo assistito, ovvero, senza avvocato. Insomma, una storia molto contorta dentro il caso David Rossi che potrebbe tornare mediaticamente alla ribalta proprio adesso che Correa è al centro del lavoro della Commissione.