Diciamoci la verità: la stampa italiana alla conferenza con Giorgia Meloni non ci ha fatto proprio una bella figura.
Poche donne, tutti attempati, i pochi giovani che si sono alzati in piedi (Romagnoli del Tempo, Salvini del Fatto, xxx dell'Huff) avevano un'aria più vetusta dei vecchi. E poi le domande: tra battutine e risatine da scolaretti con la maestra più che domande erano assist. Solo in tre si sono posti in maniera dura, dritta, netta con la premier. Ma Il Domani è stato asfaltato, addirittura Giorgia si è fatta una domanda scomoda da sola (non me ne voglia Francesca De Benedetti, è stata impeccabile come al solito, ma la domanda è: perché, viste le varie inchieste del Domani su Meloni e altri esponenti del governo, non si è presentato il direttore?). Cancellato di FanPage, imbucatosi come ultimo (hanno detto che la sua domanda si era persa, sarebbe interessante spiegassero bene come è andata), sembrava un bambino in castigo. Per carità, la domanda che doveva fare l'ha fatta ma Giorgia ha avuto gioco facile: ha risposto con la sua stessa arma, fare la vittima. Avete presente quando da bambini facevamo specchio riflesso? Ecco così: tu, Cancellato, mi dici che il governo ti spia e io piagno perché io sono più spiata di te. Ma che roba ridicola è?
L'unica che è stata durissima senza ricevere palate di schiaffi in cambio è stata Claudia Fusani. Tosta. Brava. Non è una novità. Per il resto encefalogramma piatto. Con qualche divertissement, tipo Galluzzo del Corriere della Sera che con mano sul fianco, tipo bulletto della classe, fa una domanda lunghissima, tipo secchioncello della classe, e poi, tipo primo della classe, tuona più o meno così: "Scusate ma i giornalisti sono precisi e voi, cari colleghi, non lo siete più". Fa ridere. Ma fa anche pensare, diceva qualcuno. Perché è vero: il ritratto dei giornalisti che emerge da questa conferenza stampa è un dipinto stanco, floscio, annoiato, rassegnato. Da fine impero. Ma la realtà questa è: se ci guardiamo intorno i giornali importanti hanno smesso di fare il loro lavoro, con la complicità di tutti, soprattutto di quei soloni che se ne stanno in redazione convinti di sapere tutto, quando ormai l'unica cosa che sanno fare è non dare fastidio al potere di turno. E l'unica occasione che hanno per ribadire che una stampa cazzuta in Italia ancora c'è la sprecano così. Da piccoli borghesi scolaretti disciplinati che davanti alla maestra cattiva si abbottonano la giacca, abbassano la testa e le consentono di presentarsi una volta all'anno se va bene. Senza battere su tasse sicurezza innovazione, le tre cose dove è stata davvero in difficoltà.
La stampa italiana è peggio di Elly Schlein. Giorgia Meloni, con una stampa così, vincerà sempre.