A cosa punta Tommaso Cerno con il restyling del quotidiano fondato da Indro Montanelli? A cosa punta Cerno, direttore di un giornale che fino a ieri fustigava propal, terroristi e maranza, acquistando prima Lirio Abbate, e ora uno fra i maggiori esperti di banche in Italia e autore della grande inchiesta sul Vaticano, Fabrizio Massaro? Ve lo diciamo noi (noi chi? Cit.). Cerno punta all’estremo centro, ovvero quella specifica area politica apparentemente indefinita, ma che da quest’estate pare sempre più concreta. Fermo restando che ilGiornale – chi siamo noi per giudicare – già da prima di queste scelte editoriali vanta ottimi giornalisti e grandi firme, ora però la linea editoriale che dal principio del mandato Cerno si è appiattita ferocemente agli obiettivi polemici di Fratelli d’Italia, seguirà un asse politico diverso. Un asse politico di sesso femminile le cui linee guida sono stabilite dall’intervista-manifesto di Giorgia Meloni a Chi, la testata di Gossip di Mondadori. Tale intervista può vuol dire una cosa sola.
Un avvicinamento a Marina Berlusconi da parte della Premier e, contestualmente, una cesura radicale con Roberto Vannacci. E sì, in molti di Fratelli d’Italia lo vorrebbero dentro, ma per il momento, sulla base di questi puntini messi in fila e uniti l’uno all’altro, Vannacci è fuori dall’alleanza, perché Marina Berlusconi ancora non ha cambiato idea sul generalone, e a quanto pare Meloni ha fatto una scelta di campo precisa. Che questa scelta non andrà a spaccare il partito in due tronconi è tutto da dimostrare. Si veda anche la scelta di Piantedosi di sgomberare Casapound. Una scelta che parla chiaro. Destra estrema, addio. Anche Gianfranco Fini, che ha parlato con l’Huffington Post, ha profetizzato questo scenario: “Giorgia non si alleerà con Vannacci”. Concretamente tutti questi ragionamenti passano dal restyling del Giornale che l’eclettico cantore del governo ha strategicamente apparecchiato per l’anno che verrà. Un anno di trincea che si chiama campagna elettorale.
Libero e Il Tempo si dovranno evidentemente occupare – non hanno mai smesso – del lavoro sporco e continuare a pestare duro sull’immigrazione, sull’islamismo e su tutto ciò che fa presa sugli arrabbiati della politica un po’ meno al centro. Il pubblico del Giornale, pubblico borghese e ben educato che la mattina indossa camicie stirate, cravatte Marinella e scarpe in vernice per andare al lavoro detiene un’intelligenza (nella norma) che non va offesa con volgari slogan alla Vannacci. Questo pubblico desidera contenuti più colti, meno urlati e, soprattutto, inchieste di un certo peso. Per questa ragione Lirio Abbate in tandem con Fabrizio Massaro, due pesi massimi dell’inchiesta e del mondo bancario, trasformeranno il quotidiano, un tempo dei Berlusconi e ora del senatore Angelucci, in qualcosa di profondamente diverso da quel che abbiamo osservato sino ad’ora. Una rivoluzione che, effettivamente, a livello etimologico vuole un ritorno al punto di partenza, un principio che ha un nome ed un cognome: Indro Montanelli.