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7 agosto 2026

“Altro che presidente della Repubblica, Giorgia Meloni leader della nuova Unione Europea”: Tommaso Cerno traccia la strada. Alla presentazione del suo libro lo abbiamo fatto incaz*are, ma ne è valsa la pena

  • di Moreno Pisto Moreno Pisto

7 agosto 2026

Presentazione/intervista a Tommaso Cerno nel salotto d'Europa di Pontremoli by Alfredo Bassioni per il suo libro “Le ragioni di Giuda”, dove il direttore del Giornale elogia e difende e riabilita i traditori e i tradimenti, veri motori del progresso. Cosa vera. Peccato che il nostro, di direttore, l'ha subito fatto incaz*are (ma poi per fortuna hanno fatto pace). E tra un Vannacci e un Movimento 5 Stelle, una Schlein (che apprezza) e un Ranucci (che detesta) ha raccontato la sua storia di traditore per non tradire mai se stesso. Buttando lì anche una visione che è quasi una notizia: altro che presidente della Repubblica, Giorgia Meloni sarà la prossima leader della Nuova Unione Europea nel 2029, un'Europa capace di fare il culo a Trump e Xi...
“Altro che presidente della Repubblica, Giorgia Meloni leader della nuova Unione Europea”: Tommaso Cerno traccia la strada. Alla presentazione del suo libro lo abbiamo fatto incaz*are, ma ne è valsa la pena

Tommaso Cerno, dal vivo, è molto più alto di quello che ti immagini: spalle larghe, fisicato, 1.93 di cristiano, “dalle mie parti ce n'erano due forti a basket”, mi ha raccontato, “io e Galanda, Galanda però a 14 anni era alto 2.03 e mi sono fatto due conti: a Udine ci sono 90mila abitanti, quanti giocatori veramente forti può partorire una città così? Uno, ed è lui, quindi mi conviene puntare su altro, e avevo ragione”. Alla presentazione del suo libro Le ragioni di Giuda, nel Salotto d'Europa di Pontremoli, organizzato da Alfredo Bassioni e supportato da un'amministrazione che si sbatte (come dovrebbero fare tutte), lo ha raccontato bene su cosa ha puntato, perché ha raccontato la sua storia, Cerno. Una storia da traditore, che per lui non è una brutta parola, anzi, ma una parola con la stessa radice di un'altra, tradizione, che invece piace molto a destra, di cui è diventato un intellettuale di riferimento. Per lui è una questione genetica: “Mia nonna era partigiana con la bandana verde, cattolica, si fece 42 km a piedi per chiedere la liberazione di mio nonno, fascista che si era fatto pure la campagna africana: la ottenne, chissà poi se era vero, in cambio della promessa che mio nonno non pronunciasse più il nome di Benito Mussolini. Potevo mai venir fuori un ordinario, un conformista? I tradimenti sono un modo per restare fedeli alle proprie idee e rifiutare le logiche di appartenenza”. Però l'ho fatto incaz*are: lui ha picchiato duro, io l'ho pungolato e lui ha picchiato ancora più duro. Però poi abbiamo fatto pace, perché a noi ci piace così, non ce ne frega un caz*o di niente, alla fine anche io sono un traditore che non crede più né nel tradimento né nella fedeltà, un po' per convenienza, un po’ per esperienza, un po' per sconfinato amore di libertà, perché sì, è vero: l'unico tradimento da non commettere è tradire se stessi, i propri ideali, i propri valori, la propria cultura. Questa è una sintesi della presentazione/intervista, condotta sapientemente da Bassioni e ammorbidita dal professore di filosofia teoretica all’Università di Genova Benelli. 

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Tommaso Cerno con il nostro direttore Moreno Pisto al Salotto d'Europa di Pontremoli, organizzato da Alfredo Bassioni

Presentazione/intervista in cui Cerno ha condiviso una visione interessante, quasi una notizia, sicuramente una prospettiva: altro che presidente della Repubblica come dicono tutti, Giorgia Meloni leader della Nuova Unione Europea del 2029, dell'Europa che tutti vorremmo avere, l'Europa capace di fare il culo a Trump e Xi, non quella insulsa di oggi; visione, notizia, prospettiva da tenere presente con attenzione, perché arriva da un uomo sempre più pesante mediaticamente (Il Giornale, da quando ha fatto il restyling, è più bello e va meglio, c'è poco da dire, fa il verso a quell'anima arguta borghese montanelliana) e adesso sempre più ascoltato dalla diretta interessata (non a caso, ciò che lo ha fatto più incaz*are è stata la lista dei tradimenti del governo Meloni nei confronti degli italiani), diretta interessata che ha apprezzato (se non suggerito) la scelta di metterlo su Rai Uno la domenica pomeriggio accanto a Mara Venier, nella trasmissione degli italiani (in corsivo), perché Tommaso Cerno, anche qui c'è poco da dire, è un fenomeno, un peso massimo della comunicazione (1.93, ricordate), dall'eloquio affascinante (“e non come Montanelli, che in tv e in video non funzionava”, l'ha detto il Professor Benelli, ed è vero), affabulatore, spesso evangelico, forbito, battuta pronta, ironia sprezzante, grande competenza in Storia, cultura aneddotica da studioso, classe ‘75 ma un curriculum di primo livello: già senatore, già direttore de l'Espresso, già condirettore di Repubblica, già direttore de Il Tempo, già già già. E tutto questo diventa ancora più interessante toccando con mano che alla fine Tommaso Cerno è un craxiano socialista (il suo primo amore scomparso, quello per cui ha sempre tradito), fumatore (“fumo più che posso”, mi ha detto a fine presentazione), godurioso (gli uomini della sua scorta lo adorano; scorta di livello 2, gente tosta, per via dell'inchiesta sui Fratelli Musulmani) e uomo, prima e dopo gli scleri a favor di palco e telecamere da diva gay “e non Lbgbtqia+” (che un po' è – “mi posso chiamare frocio, mi posso auto offendere? - , un po' gli piace fare), gradevole, educato, accogliente. Nella presentazione/intervista ha detto che non si candiderà, ok, faccio finta di crederci, ma non penso che a un eventuale nomina ministeriale direbbe di no. E forse sarà questa la sua naturale evoluzione, il tradimento successivo. Il physique du role - il fisico, appunto - ce l'ha.

Il nostro direttore durante l'intervista a Tommaso Cerno al Salotto d'Europa di Pontremoli
Il nostro direttore durante l'intervista a Tommaso Cerno al Salotto d'Europa di Pontremoli

L’originalità di Giorgia Meloni (e il Vannacci prevedibile)

E anche Giorgia Meloni ha tradito. “Ha passato tutta la vita, piaccia o non piaccia, a demolire l’immagine macchiettistica della destra che la sinistra aveva costruito”, una destra messa sopra lo scaffale di un museo dopo il fascismo, costretta a non poter essere altro. Ecco, la presidente ha fatto di tutto per “non cadere in quella norma”, in quella destra “fatta così”, che non poteva più risvegliarsi. La destra della fiamma e del saluto romano, e basta. Robe scontate, Giorgia Meloni invece scontata non lo è per nulla. Anzi, in Europa è avanti rispetto a tutti, “se gli chiedete a che destra appartiene, lei non sa rispondere”, proprio perché è la prima nel suo genere. “Rappresenta un modo di pensare in Europa che è più avanti di lei”. Dice Cerno. Diverso il discorso per il generale Vannacci: lui sì che è prevedibile, “la macchietta”, usa parole di destra per parlare ai soliti, alla sporca dozzina, ai nostalgici, a tutto ciò che il presente ha lasciato a margine della strada. Ma Vannacci è solo una parentesi (nemmeno così importante e originale – è Vannacci il bersaglio perfetto creato in laboratorio dalla sinistra?) del discorso di Cerno, il cui fulcro è un altro: dimostrare la novità di Giorgia Meloni. Il tradimento è un valore, ma può esserlo anche la coerenza. Gli chiedo: “La Meloni non ha tradito gli italiani sulla sanità, la scuola, la sicurezza?”. “Chi pensa di sistemare tutte quelle cose in quattro anni”, risponde, “o un coglio*e o è un comunista”. Poi me lo dice chiaramente: “Se tu pensi che il problema sia Donald Trump, l’unico essere vivente democratico che quando apre bocca qualcuno lo ascolta”, e non Ursula von der Leyen che “nessuno sa da dove caz*o viene e per dieci anni è la presidente della Commissione Ue”; “se il problema per te è Giorgia Meloni vuol dire che o sei comunista o sei deficiente”. Sull’immigrazione si incaz*a ancora di più, dice che il modello Sanchez tanto amato da Elly Schlein si è dimostrato fallimentare, al contrario del modello Albania; che se invece di seguire politiche così permissive ai confini avessimo agito prima gli italiani avrebbero risparmiato centinaia di miliardi da investire. E a quel punto tira fuori la Cina.

“Ma cosa caz*o c’entra la Cina?”

“Ma che c’entra la Cina?”, chiedo. “È il futuro comunista del mondo”, risponde Cerno, “il comunismo unito al confucianesimo”. Un’ideologia concretizzata e motore di uno sviluppo tecnologico forse mai visto negli ultimi decenni, base per i sistemi di intelligenza artificiale più avanzati e “regalati” dallo Stato alle aziende. Poi vabbè, sulle questioni formali, il consenso informato, il riconoscimento facciale (“ma tanto in Cina sono tutti uguali”) sorvoliamo. Provo a spiegarmi dicendo che in realtà per la destra Maga americana e quella europea il modello è proprio la Cina: protezionista, autonoma dal punto di vista delle risorse e dell’industria. “Ma sarà il tuo modello, non di certo il mio”. Ci parliamo sopra: “Sei qui per provocare o parlare di politica”, “tu in Cina ci sei andato per mangiare e bere”. “Non sai di cosa parli”. Interviene il professor Benelli per farci tornare nei ranghi e sottolineare (cosa che condivido) la capacità di “enucleare” i problemi da parte di Cerno.

Di nuovo Meloni e la sfida “più moderna della politica” con Elly Schlein

“La Meloni al Quirinale? Spero che la sinistra appoggi una presidente donna”, ma “Giorgia Meloni non ha davvero bisogno del Quirinale. Se vincesse le elezioni per la seconda volta potrebbe guardare all’Europa”. Insomma, una sostituta di von der Leyen più che presidente della Repubblica. Torniamo a parlare della leader di Fdi e della sua immagine speculare nell’opposizione, Elly Schlein, prima donna a capo di un partito di sinistra, “e infatti vogliono farla fuori con le primarie”, ma “non perché è debole. È evidente che la sfida Meloni-Schlein è la più moderna che ci può offrire la politica italiana”. Gli altri, Conte compreso, dai palazzi del potere ci sono già passati, Schlein invece sta superando l’era “post-Renzi” provando a ributtarsi più a sinistra. Una leader lontana dalle idee di Cerno ma verso cui il direttore fa trasparire anche della stima.

Il giudizio su Ranucci

Giornalista, politico e giornalista che parla della politica dopo esserci stato dentro. Questa la parabola del direttore Cerno. Ma il Giornale è uno dei pochi quotidiani (insieme a MOW o a giornalisti come Nello Trocchia) che continua a parlare del caso Ranucci. La bomba messa al conduttore di Report è una porta verso un mondo più complicato, dunque fermarsi lì, all’attentato, sarebbe spezzare questa storia a metà, scordandosi la parte fondamentale, ovvero l’amicizia tra Lavitola e Clesio Tavares, il carbon credit in Camerun, le presunte società affidate al protetto dell’ex faccendiere e proprietario del Cefalù. Però le notizie sono una cosa, il parere personale, da collega, un'altra: “Dovrebbe fare una puntata di Report”, dice ancora Cerno, “e raccontarci i fatti con quella stessa asettica capacità che ha avuto di demolire personaggi, mostrarci verità inconfutabili, di prendere l’applauso vergognoso dell’Anm (Associazione Nazionale Magistrati)”. “Dovrebbe fare una puntata di Report in cui ci racconta come mai chiunque legge le carte dell’inchiesta si rende conto che su questa vicenda ha raccontato una marea di fregnacce”. Per non tradire se stesso, Ranucci dovrebbe indagare su Ranucci. Parola del traditore orgoglioso, Tommaso Cerno.

https://www.youtube.com/watch?v=_Iq-3VyRFzM

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