Massimo Giletti torna in Rai, e lo fa indagando sul Duce, o meglio: la sua morte. È infatti dedicato proprio alla morte di Benito Mussolini l'appuntamento dal titolo Mussolini: le verità nascoste, in onda lunedì 8 giugno su Rai Tre in prima serata.
Dopo la chiusura anticipata de Lo Stato delle Cose dunque, il giornalista si dedica a fare luce sui misteri che ruotano intorno alla fine del dittatore: un tema che lo appassiona sin dai tempi della scuola, e che ha voluto approfondire recandosi sui luoghi in cui Mussolini provò a scappare per poi essere catturato dai partigiani e scappare. Aprendo la via a una nuova versione di come andò: l'idea che il Duce sia stato ucciso da un partigiano qualsiasi.
È lo stesso Massimo Giletti a raccontarlo al Fatto Quotidiano: se ne è convinto proprio durante il suo viaggio, ascoltando più voci. Perché Lampredi era un personaggio importante nel PCI, mentre dare il merito ad un ragioniere come Audisio era l'ideale. Invece "Moretti, il terzo presente di fronte a Mussolini e alla Petacci prima di essere uccisi, si è contraddetto su quegli istanti molte volte. In una intervista ad una radio francese del 1946, che abbiamo ritrovato, sembra quasi che non fosse lì". Di più: Moretti è colui che secondo la versione ufficiale, passa il suo Mitra Mas 38 ad Audisio perché il suo mitra Thompson si era inceppato. Quella stessa arma è conservata in Albania, a Tirana, al Museo Storico Nazionale, dove Giletti si è recato personalmente. Ma ci sarebbe anche una pistola Beretta calibro 9 ad aver sparato.
Proprio grazie al ritrovamento dell'arma, fino a oggi mai comparsa nella storia, una testimonianza inedita e un archivio segreto in Gran Bretagna dove, a distanza di ottantuno anni, un professore gli ha consegnato un documento desecretato il primo gennaio 2026. Si tratta di un documento che apre nuovi scenari e che fa parte di una serie di atti che, appunto desecretati in tempi recenti, mostrerebbero l'interesse degli inglesi a infiltrare propri gruppi anche nelle formazioni partigiane, con l'obiettivo di attuare diverse strategie. Rimane poi il nodo del carteggio tra Churchill e Mussolini mai ritrovato (insieme all'ormai leggendario Oro di Dongo), ma di cui Giletti ha sentito parlare da quello che fu il chierichetto di don Gusmaroli, nel '45 parroco di Gera Lario, un paesino a qualche chilometro sopra Dongo. Quel sacerdote avrebbe nascosto in una tomba dentro la chiesa i documenti del carteggio Churchill-Mussolini. Poi rimane il mistero di Churchill in visita sul Lago di Como sotto falso nome, nel settembre dello stesso anno: che stesse cercando il carteggio?
Secondo alcuni studiosi infatti, il primo ministro britannico potrebbe essere coinvolto sulla fine del Duce. L'ipotesi è che volesse metterlo a tacere, temendo Mussolini potesse rivelare verità scottanti sul governo della Gran Bretagna e la Seconda Guerra Mondiale; magari contenute proprio nella corrispondenza che i due capi di Stato si erano scambiati.
Partendo dalla versione ufficiale, Massimo Giletti ha ricostruito le ultime ore di Mussolini, avvalendosi anche dei contributi di numerosi esperti. A partire dalla storico Gianni Oliva, cui si aggiungono: il giornalista Bruno Vespa, la saggista Mirella Serri, il saggista Roberto Festorazzi, Michele Santoro, il professor Vittorio Fineschi medico legale dell’Università La Sapienza di Roma, la ricercatrice Valentina C. De Santis, il professor Richard Toye della University of Exeter. E ancora: la nipote del Duce Edda Negri Mussolini e Carlo Alberto Biggini, nipote di Carlo Alberto Biggini, ministro dell’Educazione della Repubblica Sociale Italiana.