Gli oltre 400 attivisti della Global Sumud Flottilla, fermati da Israele nelle acque internazionali e trattenuti nel famigerato carcere di Ketziot, sono stati finalmente rilasciati. Mentre tutti si concentravano sul durissimo trattamento riservato loro dall'esercito israeliano, sui video che immortalavano il ministro della Sicurezza Nazionale di Tel Aviv denigrarli e sulle denunce di percosse e abusi, pochi hanno fatto caso a un paio di particolari emblematici. La maggior parte dei membri della Flottilla sono infatti ripartiti dall'aeroporto Ramon di Elat a bordo di tre voli della Turkish Airlines con destinazione Istanbul. Perché proprio in Turchia? Si tratta di una scelta niente affatto casuale, ma che anzi evidenzia il ruolo primario che sta giocando Ankara all'interno di questa delicatissima vicenda. Molti dei partecipanti all'iniziativa erano cittadini turchi e la spedizione, tanto l'ultima quanto le precedenti, avevano un forte supporto politico turco. La stessa agenzia turca Anadolu lo scorso aprile scriveva un articolo intitolato: “La delegazione turca svolge un ruolo chiave nella missione primaverile 2026 della Global Sumud Flotilla”. Leggendo il pezzo scopriamo da tale Fatih Varol, membro del consiglio di amministrazione della Global Sumud Flotilla, che la delegazione turca è tra le componenti più importanti dell'iniziativa. Il motivo? “La Turchia ha profondi legami storici con la Palestina. Come popolo, sentiamo la tragedia che si sta consumando a Gaza in modo molto più profondo. A questo proposito, sia il sostegno pubblico in Turchia sia l'appoggio delle organizzazioni della società civile turca sono molto forti”, ha affermato ancora Varol.
Lo stesso Varol ha quindi aggiunto che la delegazione turca ha contribuito non solo all'amministrazione e al coordinamento della flotta, ma anche alla preparazione delle navi nei porti del Mediterraneo attraverso il sostegno finanziario. E ancora: più di 10 parlamentari, sia del partito di governo che dell'opposizione in Turchia, hanno partecipato al Congresso parlamentare globale Sumud a Bruxelles il 22 aprile, costituendo il braccio diplomatico della missione. Altre fonti citate dalla richiamata agenzia turca spiegano limpidamente che “l'iniziativa contribuirà ad aumentare la pressione politica internazionale su Israele”. Accanto al valore umanitario della missione, appare quindi evidente come la Global Sumud Flottilla venga sfruttata da Ankara per chiare finalità geopolitiche. L'obiettivo? Creare una marea di problemi al governo guidato da Benjamin Netanyahu che in effetti, negli ultimi giorni, ha mostrato tangibili crepe in seguito alle azioni di Ben Gvir. In merito a quest'ultima vicenda, tra l'altro, il ministero degli Esteri turco ha condannato l'intervento israeliano definendolo un “nuovo atto di pirateria”, aggiungendo che Ankara avrebbe adottando le misure necessarie per garantire il rientro in sicurezza dei cittadini turchi a bordo della Flottilla. Arriviamo così a Recep Tayyip Erdogan che ha condannato l'intervento di Tel Aviv contro i "viaggiatori della speranza" e invitato la comunità internazionale a reagire contro le azioni di Israele.
Ma che ragioni ha Erdogan di surfare l'onda lunga della Flottilla? Semplice: colpire Israele con questo mediatico così da indebolire lo Stato ebraico e allontanare il più possibile il rischio di una guerra aperta. “La Turchia rappresenta una sfida maggiore per Israele rispetto all'Iran”, dichiarava non a caso, nei mesi scorsi, l'ex ministro della Difesa di Tel Aviv, Yoav Gallant, seguito dall'ex premier Naftali Bennett per il quale “la Turchia è il nuovo Iran”. Erdogan ha invece più volte attaccato Netanyahu e, in un'occasione, ha persino pregato Dio affinché “possa distruggere” lo Stato ebraico. Altro punto curioso da sottolineare: tra le varie ong che alimentano la Flottilla pare ci sia anche la Humanitarian Relief Foundation (Ihh), un'organizzazione non governativa turca nota per aver organizzato la storica flottiglia del 2010. Nel lontano 2010, appunto, il New York Times faceva notare che la Ihh “è stata oggetto di critiche in Israele e in Occidente per aver offerto sostegno finanziario a gruppi accusati di terrorismo”. In Turchia, la stessa organizzazione avrebbe più volte aiutato Erdogan a consolidare il sostegno dei musulmani e a vincere le elezioni. Insomma, il Sultano accusato dal mondo progressista di aver usato il pugno duro contro i curdi è lo stesso che, seduto in primissima fila, sta indirettamente sostenendo la Flottilla. Quando si dice Realpolitik...