Ne dà notizia il Fatto Quotidiano e pochi altri. Si profila la richiesta di archiviazione per il boss Nino Madonia e per il killer Giuseppe Lucchese, indagati con l’accusa di aver fatto parte del commando che il 6 gennaio 1980 uccise l’allora presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella. La traccia biologica sulla Fiat 127 usata dai killer di Mattarella, in sostanza, non può più parlare, nonostante le nuove tecnologie. Nel frattempo, Madonia, dal carcere di Opera, ha inviato una lettera minatoria al Gip di Palermo, pur essendo al 41 bis. Sette ergastoli per numerosi omicidi, inclusi quelli del giudice Rocco Chinnici e del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, spedisce una lettera scritta a mano alla presidente aggiunta della sezione Gip-Gup del Tribunale di Palermo, Antonella Consiglio. Nessuna censura del Dap alla lettera, che chissà da quali canali è passata, ma scorta rafforzata per il giudice, che si sta occupando proprio del filone sull’omicidio Mattarella: indagati, appunto, Madonia, Giuseppe Lucchese e il prefetto Filippo Piritore come possibili esecutori. Consiglio ha negato il patrocinio dello Stato per l’incidente probatorio richiesto e ottenuto da Madonia. Che cosa sta succedendo esattamente? Siamo di fronte all’ennesimo muro di gomma? Ne abbiamo parlato con la giornalista d’inchiesta Raffaella Fanelli, grande esperta dei più grandi misteri d’Italia, dal caso di Mino Pecorelli a quello di Piersanti Mattarella, dove, però…
…chi impugnava l’arma, non è mai stato individuato… perché?
Non è esatto dire che chi impugnava l'arma "non è mai stato individuato". In realtà, un nome c'è stato. Anzi due. L'istruttoria di Giovanni Falcone indicò infatti come possibili esecutori materiali dell'omicidio di Piersanti Mattarella gli ex Nar Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini, seguendo quella che sarebbe stata definita la "pista nera". Quell'accusa, però, non trovò conferma in tribunale: i due vennero assolti, su richiesta del pubblico ministero Giuseppe Pignatone. La procura di Caltanissetta in tempi recenti ha rivolto a Pignatone un’accusa gravissima, favoreggiamento a Cosa Nostra per i rapporti con i fratelli Buscemi e con Bonura. Da loro avrebbe acquistato immobili proprio nei primi anni Ottanta. Ma questa è un'altra storia (si dice così per non aggiungere altro e per evitare di commentare). Torno alla domanda e ricordo che Irma Chiazzese, la vedova di Mattarella, riconobbe Fioravanti come l'uomo degli occhi di ghiaccio che esplose i colpi mortali sul marito seduto accanto a lei in auto. Non è che lei fosse altrove. Era lì, in quell'auto, seduta accanto al marito... Mi viene in mente l'omicidio di Michele Reina anche in quel caso, Marina Pipitone (vedova di Reina e testimone oculare dell’omicidio) davanti al giudice Giovanni Falcone, affermò di riconoscere una straordinaria somiglianza tra l’assassino di suo marito e la fotografia di Valerio Fioravanti. Poi, nel corso di un confronto dal vivo, la stessa ebbe a dichiarare: “Riconosco Fioravanti come il killer al novanta per cento”. Fioravanti venne prosciolto dall’accusa di omicidio perché quel giorno, disse lui, era occupato a rapinare una banca. Alibi confermato dai suoi stessi amici Nar. Mi vengono in mente anche le dichiarazioni di Gioacchino La Barbera “i killer di Mattarella arrivarono da Roma... ”. Davanti ai magistrati quelle dichiarazioni le ritrattò. Eppure, ogni volta che riascolto quella registrazione, continuo ad avere la sensazione che stesse raccontando la verità...
Chi è Nino Madonia e perché è rilevante per l’omicidio Mattarella e non solo?
Se c'è un nome che attraversa quarant'anni di storia di Cosa nostra è quello di Antonino Madonia. Figlio del capomafia Francesco Madonia, erede della famiglia di Resuttana, è uno degli uomini che hanno accompagnato l'ascesa dei Corleonesi lasciandosi alle spalle una scia di delitti eccellenti. C'è lui tra gli esecutori dell'omicidio di Pio La Torre, del giudice Rocco Chinnici, del vicequestore Ninni Cassarà, del poliziotto Antonino Agostino e della moglie Ida Castelluccio, del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, e della moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente di scorta Domenico Russo. È stato inoltre riconosciuto come uno degli autori dell'attentato al giudice Carlo Palermo e del fallito attentato dell'Addaura contro Giovanni Falcone... insomma ad Antonino Madonia hanno attribuito di tutto quindi anche il ruolo di killer nell'omicidio Mattarella ci stava bene.
Quali sono stati i depistaggi sull’omicidio Mattarella e cos’è che si muove ancora oggi per confondere le acque?
Nel caso Mattarella più che di depistaggi parlerei di omissioni e occasioni mancate. E mi riferisco alla pista nera, all'indagine di Giovanni Falcone. C'è solo una possibilità perché si faccia chiarezza sulll'omicidio: arrivare a una verità sulla morte di Michele Reina
L’anno scorso è stato realizzato un documentario sull’omicidio Mattarella da 42esimo Parallelo, il cui studio è andato a fuoco. Cosa ne pensi? Il caso Mattarella è un nervo scoperto della nostra storia che dà fastidio a chi?
Conosco Magma, il documentario sull'omicidio Mattarella e conosco anche la sua autrice, Giorgia Furlan. Ci siamo incrociate mentre lavoravo sull'omicidio di Mino Pecorelli. Penso che il suo sia un lavoro importante perché riporta al centro testimonianze che meritano di essere ascoltate, a cominciare da quella di Maria Grazia Trizzino, storica capo di gabinetto di Piersanti Mattarella. Quanto all'incendio che ha distrutto la sede di 42° Parallelo, non ho elementi per dire se ci sia stato altro oltre a ciò che è stato accertato. Posso però dirti che non credo alle coincidenze e che non è tanto il nome di Piersanti Mattarella in sé a spaventare quanto ciò che la verità sul suo omicidio possa far scoprire se ricostruita fino in fondo.
Chi si occupa del caso Mattarella muore? Falcone e Borsellino erano vicini alla verità sul caso
Non collego le stragi di Capaci e di via D’Amelio all’omicidio Mattarella, almeno non in questi termini. La domanda, però, non è tanto quanto Falcone e Borsellino fossero arrivati alla verità su quel delitto, quanto il motivo per cui certe verità, quella sull’omicidio Mattarella così come quella sulle stragi, siano così difficili da raggiungere. Perché costringono chi indaga a entrare in una zona grigia, dove si intrecciano criminalità organizzata, politica, interessi occulti e ambienti dell’eversione nera.
Anche Report si è occupato del caso Mattarella. Oggi Ranucci da vittima di una bomba viene descritto come carnefice. Che sta succedendo?
Del caso Ranucci, scusami, ma preferisco non parlare.