Una vita narrata e inesistente e una sconosciuta e assurda. Una morte atroce, invece, per entrambe: Luigi “Luca” Esposito è stato prima massacrato di botte con colpi al petto e alla testa, poi strozzato con un panno di stoffa e infine dato alle fiamme quando respirava ancora. L’autopsia, infatti, ha confermato le ricostruzioni fatte già nelle ore immediatamente successive all’omicidio del noto cronista sportivo di Nocera. Ribadendo anche che quando le fiamme hanno aggredito la carne nei campi di località Cioffi, a Eboli, il cinquantatreenne era vivo. Probabilmente in una agonia disperata e irreversibile, ma vivo: sono state infatti rinvenute fuliggine e tracce di fumo nei suoi polmoni, oltre a filamenti di tessuto intorno al collo. Se sulla dinamica del delitto il quadro medico-legale è quindi ormai definito, è tutto ciò che gravita attorno alla vittima a spalancare una voragine di punti interrogativi. Ogni giorno uno nuovo.
Esposito era un volto noto dell'editoria sportiva locale. Seguiva la Salernitana e la Serie C, firmava editoriali, appariva in TV come opinionista, ma raccontava a parenti e conoscenti di essere impiegato presso l'Arpac, l'Azienda Regionale per la Protezione Ambientale della Campania. L'ente ha smentito ufficialmente ogni rapporto lavorativo. Nessun legame con la Regione, nessuna iscrizione all'Ordine dei Biologi, al quale pure sosteneva di appartenere. Fin qui nulla di nuovo. Ora, le persone che collaboravano con lui nelle varie redazioni sportive, raccontano pure che ogni mattina Esposito imponeva ai suoi contatti una regola : non cercarlo prima delle quindici. Intervalli di tempo schermati dal silenzio, durante i quali sosteneva di svolgere mansioni riservate. Quali? Nessuno lo sa. O forse lo sa chi lo ha assassinato.
I dettagli che emergono raccontano un uomo costruito su doppie identità. Ai colleghi e agli amici di lunga data raccontava di essere sposato con una farmacista di Caserta, una donna di nome Simona. All'anulare sinistro sfoggiava una fede nuziale, bene in vista anche durante le dirette televisive. Eppure nessuno ha mai visto una fotografia della moglie, nessuno ne ha mai ascoltato la voce, nessuno l'ha incrociata al suo fianco. La donna, allo stato degli accertamenti, non esiste. E anche le sorelle dell’uomo non hanno mai saputo che fosse sposato e meno che mai che raccontasse di esserlo. C’è poi l'enigma dei sui telefoni. Esposito utilizzava due sim, ma non è chiaro se in un unico telefono o su due differenti: un numero era dedicato esclusivamente alla navigazione dati, l'altro alla voce. Sulla sim dati s’è registrata una anomalia: un collega gli aveva scritto nel tardo pomeriggio di sabato, ma c’era una sola spunta; le spunte sono diventate due (anche se il messaggio non è stato letto) solo il giorno successivo, quando Esposito era già morto.
Il cellulare principale non è stato ritrovato né addosso al cadavere né all'interno dell'auto, parcheggiata a breve distanza dal terreno agricolo. E’ stato riacceso o spostato da una zona d'ombra a una coperta da segnale? E da chi? Oltre alle indagini tradizionali, forse il cadavere ha ancora qualcosa da dire. Serviranno gli esami genetici sul DNA, incrociati con i campioni prelevati dalla sorella, oltre agli approfondimenti tossicologici e istologici, per chiudere il conto sull'identificazione scientifica e sulle sostanze eventualmente somministrate o assunte prima dell'aggressione. Ma il vero nodo di tutto, ormai è chiaro, sarà individuare un movente. Tra un finto lavoro pubblico, una moglie invisibile, due schede telefoniche e una routine quotidiana blindata da orari insondabili, la morte di Luigi “Luca” Esposito comincia a sembrare la conseguenza di una trama nascosta e sporca che la vittima potrebbe aver custodito fino all'ultimo respiro in mezzo alle fiamme.